| «Condivisione
vera, adesione larga all'impostazione politica
che abbiamo proposto» Così Oliviero Diliberto,
concludendo i lavori del comitato centrale. Il
segretario del PdCI riassume poi i temi di lavoro
che il partito dovrà sviluppare nei prossimi
mesi. «Innanzitutto, la nostra politica delle
alleanze si muove sul binari dell'autonomia e
dell'unità, e l'equilibrio tra i due aspetti va
sempre mantenuto». La precisazione si è resa
necessaria perché «per una certa fase abbiamo
privilegiato la lealtà verso lo schieramento
piuttosto che il principio dell'autonomia;
evitiamo, adesso, il rischio della schizofrenia
tra i due aspetti, e iniziamo a costruire la
Confederazione con chi ci sta». Occorre dunque «far
politica», tenendo conto che «il movimento ci
considera suoi interlocutori proprio perché
siamo riusciti a portare al suo interno un
contributo vero».
Tornando
alla Confederazione, vanno cercati accordi a «geometria
variabile»: Ciò significa che laddove ci sono
buoni rapporti con alcuni interlocutori bisogna
perseguire la strada dell'alleanza: succede
spesso con i Verdi, succede a volte con i Ds e
anche con altre forze politiche a livello locale.
Il
dato di partenza, purtroppo, «è lo stato di
confusione in cui si trovano i Ds, ma non siamo
certo noi a gioire per la crisi di quel partito».
Piuttosto, per uscire dal tunnel, bisognerebbe
accelerare «il cambiamento della leadership e
delle regole all'interno della coalizione -
riassume Diliberto - imparare a rapportarsi con
la società a partire dalle sue esigenze
concrete, per la costruzione, come si diceva una
volta, di un blocco sociale». Il tutto, per
superare Ia crisi dell'Ulivo, perché è sempre
bene ricordare «che senza il centrosinistra
consegneremmo il Paese alle destre per
cinquant'anni». Quindi, «nemmeno per un istante
si può dimenticare - continua il segretario dei
Comunisti Italiani nelle sue conclusioni - la
necessità dell'alleanza tra moderati e sinistra,
che rappresenta un asse strategico». Il PdCI è
una piccola formazione, «ma se saprà scegliere
una linea dinamica potrà trovare ampi consensi
nella società».
Diliberto
ribadisce i due temi-guida dei prossimi mesi, sui
quali si propongono altrettante campagne nel
Paese: il tema dei diritti, dell'uguaglianza e
della difesa della Costituzione, e il tema del
lavoro, dello stato sociale, della battaglia
contro la precarizzazione e i licenziamenti.
Sul primo aspetto, il segretario comunista
aggiunge che «il tema delle garanzie è
appartenuto alla sinistra fino alla metà degli
anni '80, ed è stato un errore tragico
consegnarlo alla destra, che lo utilizza per
difendere i potenti». La campagna del partito
per l'indipendenza della magistratura «nasce
proprio dal principio dell'uguaglianza dei
cittadini davanti alla legge»; non
dimentichiamo, inoltre, «che la "questione
morale" è stata inventata da Enrico
Berlinguer». Ma non tutti, a sinistra, possono
vantare una linea così limpida. Diliberto cita
proprio il caso dei Ds, che sulla giustizia «mostrano
due linee opposte, e danno così voce a quel
garantismo peloso che finisce per difendere
Berlusconi». Dunque, sul tema della giustizia,
il partito lancia una raccolta firme «per tenere
insieme i diritti dei cittadini e quelli dei
lavoratori».
Non
a caso, la seconda campagna del PdCI riguarda il
lavoro. «Dobbiamo restituire visibilità -
osserva Diliberto - a segmenti di società di cui
non si occupa più nessuno: noi sappiamo che
operando in questo modo si ottengono i risultati».
Ad esempio, alla Sammontana di Empoli o alle
cartiere di Fabriano (dove i comunisti sono
organizzati) la presenza del partito è molto
significativa. Lo stesso Si può dire a proposito
della presenza in Cgil. «Dal congresso - dice
ancora il segretario PdCI - stanno arrivando due
risultati positivi: Cofferati si è spostato
verso sinistra, e i nostri compagni sono riusciti
a non consegnare la mozione di minoranza alle
posizioni estremiste di Rifondazione».
Il
partito ha anche definito un rapporto innovativo
tra centro e periferia: la "regionalizzazione".
«Si tratta di una riforma impegnativa, alla
quale dobbiamo abituarci innanzitutto mentalmente.
Non è più necessario che ci si rivolga al centro
per ogni problema, i Segretari regionali devono
rendersi conto del loro peso. Se non si avrà
questa consapevolezza, avremo varato una
riforma inefficace». Il maggiore
coinvolgimento delle realtà locali dovrà anche
evidenziare «quella voglia di partecipazione che
non si tramuta automaticamente in iniziativa
politica». Soltanto attraverso la politica,
aggiunge Diliberto, «riusciremo a superare i
litigi che ancora, in qualche realtà, permangono.
Ma vorrò verificare, proprio nei territori dove
si registrano screzi, quanti banchetti verranno
organizzati per le nostre due campagne su
giustizia e lavoro».
Infine,
qualche altro cenno sul rapporto con i movimenti.
«Abbiamo imboccato il tema della pace, che è
sentitissimo». Il Papa ha riunito ad Assisi i
rappresentanti di tutte le religioni, «e molti
di quei giovani che hanno seguito con attenzione
quell'appuntamento ci sentono vicini, perché
trovano in noi un riferimento che altrove non c'è.
Abbiamo quindi la possibilità - conclude il
segretario dei Comunisti Italiani - di allacciare
rapporti con ambienti che neanche riusciamo ad
immaginare». Basti pensare al ricco dialogo
intrecciato dal partito con i padri gesuiti, o
alla stessa Arci, al cui congresso di Napoli ha
partecipato Armando Cossutta. «La crescita del
partito, insomma, si nota dovunque: dobbiamo
continuare su questa strada».
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