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per intanto un articolo in proposito
L'unità dei comunisti
di Raffaella Angelino
Il partito c'è. «Ho ascoltato interventi di
ragazze e ragazzi straordinariamente maturi». Le prime parole
dell'intervento conclusivo di Oliviero Diliberto, che mette la
parola fine alla tre giorni di Salsomaggiore, sono dedicate a
loro, ai giovani del partito dei Comunisti italiani: «Il più
grande investimento». Il partito c'è. «Dopo una battaglia
praticamente isolata, la compagna Milena Ben ha preso la tessera
del nostro partito». Le è stata consegnata proprio da Diliberto,
riconfermato all'unanimità segretario del Pdci al termine del
congresso. Milena Ben è una mamma che ha vissuto sulla sua pelle
una delle più grandi tragedie del nostro tempo: suo figlio,
Pierluigi, nel 1995 è morto a 21 anni in un incidente sul
lavoro. Non si è mai arresa, ha trovato la forza di dare il suo
contributo per fermare l'incivile sequenza di omicidi bianchi.
Ora la sua battaglia prosegue con i Comunisti italiani che hanno
fatto della sicurezza nei luoghi di lavoro un punto fermo della
loro politica. Il partito c'è: sono oltre centomila i contatti
ai siti del partito e del quotidiano online della Rinascita che
hanno seguito passo passo, con la diretta audio e video e con
aggiornamenti continui, la tre giorni di congresso nazionale.
«Sono positivamente sorpreso - dice Diliberto - si tratta di un
dato straordinario su cui interrogarsi». Il punto è: se qualcuno
si è preso la briga di guardare o seguire i lavori vuol dire che
abbiamo una responsabilità enorme». Per chi segue dall'interno,
da vicino e per chi sta - appunto - a guardare in attesa che
l'opposizione sociale si faccia sentire.
Il partito ha dunque compiuto «una specie di
miracolo». Dopo il risultato elettorale di aprile, che ha
cancellato i comunisti e il resto della sinistra dalle
istituzioni nazionali, «non era affatto scontato». «Ma il
disastro resta»: Oliviero Diliberto vuole essere chiaro
nell'analisi della fase politica che riprende nella sua
“replica” dopo due giornate di intenso dibattito. Tutto il
partito dei Comunisti italiani è chiamato a prenderne
consapevolezza, a organizzarsi e strutturarsi per affrontare la
fase più difficile della sua storia ormai lunga dieci anni. Una
fase che avrà come approdi il radicamento del partito nei
territori, ma anche le elezioni europee e la prossima tornata di
amministrative. E a questo proposito Diliberto rincara la dose:
dice no a chi vagheggia «ipotesi arcobaleniche» che il
segretario considera inesistente. «Perché perseverare
nell'errore?», costato milioni di voti.
Non si può dire che il partito dei Comunisti
italiani non ci abbia provato. «In dieci anni - sottolinea
Diliberto nelle conclusioni del 20 luglio - abbiamo sempre avuto
una linea di unità a sinistra, sempre approvata in maniera
unanime. Prevedeva una grande sinistra confederata che partiva
dal Pds fino alle forze comuniste. Il punto politico è che oggi
c'è il Pd. Quindi l'unità della sinistra si riduce ai comunisti
che si aprono a quanti potrebbero riscoprire il valore della
militanza in questa unità». Tanti sono gli iscritti, i militanti
e i voti persi per strada dalle forze comuniste dopo il 1998,
anno in cui il Pdci è nato dopo la separazione da Rifondazione.
Ora è il tempo dell'unità, senza costruzioni che si vorrebbero
«nuove» ma puzzano di vecchio. «Il nuovo l'abbiamo sperimentato
il 13 e 14 aprile», ricorda Diliberto ai sostenitori
dell'Arcobaleno. D'altra parte, cosa c'è a sinistra? «Il Pd, che
di sinistra non è, ma viene percepito tale da milioni di
persone. Poi ci sono i due partiti comunisti. In mezzo non c'è
spazio».
Il Pdci non si arrende. Pur di fronte ai primi no
alla proposta di riunificazione giunti da Rifondazione, il
segretario riconfermato Oliviero Diliberto rilancia: «Compagno
Vendola - dice nell'intervento conclusivo al congresso
straordinario - conviene farci la guerra fra noi, quando c'è il
nemico di classe che sta governando il Paese?». I bertinottiani
di Vendola, maggioritari nel Prc ma non ancora sicuri di
governare il partito (il congresso nazionale si svolgerà da
giovedì a domenica prossimi a Chianciano), vogliono la
costituente della sinistra, ma Diliberto li ammonisce: al “test
fondamentale” delle elezioni europee: «Sarebbe una sciagura
andare divisi, inevitabilmente ci faremmo la guerra per
toglierci i voti». Diliberto è convinto che le risposte vere dal
Prc arriveranno solo dopo il congresso di quel partito, ma
ricorda che «anche sulla confederazione della sinistra ci
dicevano di no, poi hanno cambiato idea». E propone loro di
ritrovarsi nelle lotte, a partire dal referendum contro la legge
Biagi e dalla manifestazione d'autunno contro la politica
economica e sociale del governo.
Dopo un risultato elettorale così disastroso
«abbiamo corso due rischi simmetrici: quello di scioglierci in
una cosa indistinta, ma l'abbiamo scongiurato», perché su due
opzioni in campo, il partito ha deciso di rimanere comunista.
L'altro rischio è quello che il segretario definisce «deriva
identitaria senza identità», una «deriva minoritaria», per cui
si basta a se stessi. Perciò a chi gli chiede di chiarire che il
Pdci è “alternativo” al Pd, Diliberto replica: «Certo, siamo
strategicamente alternativi a un partito che è sempre più simile
agli avversari, noi siamo per il superamento del capitalismo. Ma
se vogliamo fare politica il problema del rapporto con il Pd ce
lo dovremo porre», anche se «è finito il tempo delle alleanze a
prescindere. Volta per volta si verificherà se ci sono
convergenze programmatiche: questo è l'abc dei comunisti».
La proposta a Rifondazione aiuta dunque a
scongiurare il secondo rischio: una proposta, afferma Diliberto,
che «parte dalla nostra inadeguatezza, non autosufficienza». E
poi, non ha senso che ci siano in Italia due partiti comunisti,
come è scritto in quell'appello circolato all'indomani del
terremoto elettorale che i Comunisti italiani hanno fatto
proprio. Perciò propone a tutto il Prc di ritrovarsi «nelle
lotte», a partire dal referendum contro la legge 30 e dalla
manifestazione d'autunno contro la politica economica e sociale
del governo. Su questo punto sembra esserci una convergenza con
il partito che va a congresso a Chianciano: preparare una grande
mobilitazione sui temi sociali, battaglie che siano
comprensibili a tutti. D'altra parte, in una fase economica
difficile, in Italia - è l'opinione del Pdci - c'è il governo
più antipopolare e inadeguato a risolvere la recessione.
Queste proposte, accettate dall'ampia platea di
delegati e delegate presenti al congresso, sono dunque rivolte
all'elettorato comunista «che non percepisce più le differenze
tra Pdci e Prc, i distinguo riguardano più gli organismi
dirigenti». Elettorato comunista che in parte ha abbandonato i
partiti di riferimento lo scorso aprile in occasione delle
politiche. E se si sono persi così tanti consensi, ha ripetuto
spesso Diliberto all'indomani della sconfitta, significa che
parte del voto comunista è d'opinione e non di radicamento.
Peraltro, risponde il segretario a chi parla di “lobby di
professori universitari”, «il nostro partito parla più al ceto
medio che al ceto lavoratore. Questa è la realtà. Perciò è
prioritario costruire l'insediamento del partito nei luoghi di
lavoro. Quando lo facciamo - spiega - i risultati arrivano, come
è accaduto ogni volta che siamo andati davanti alle fabbriche.
Ma quanti lo fanno?».
È la ragione per cui nel «nuovo inizio» di cui si
è parlato a più riprese durante il congresso straordinario di
Salsomaggiore sono comprese nuove “pratiche” che tengano lontani
dal nostro partito i fenomeni di degenerazione della politica.
Il segretario lo dice chiaramente: «L'unica via di salvezza sta
nel recuperare una cifra di diversità che possa essere percepita
anche fuori da qui», dove c'è tutto un mondo che si muove,
ascolta, si indigna e che magari finisce per farsi prendere
dalle parole di Grillo o Di Pietro ai quali non si vuole
consegnare la battaglia sulla moralità e contro i privilegi.
Dunque, l'Ufficio di segreteria sarà chiamato a verificare
mensilmente come lavorano le nostre organizzazioni territoriali,
cosa fanno i segretario per reclutare nei luoghi di lavoro
iscritti al Pdci. Il partito dovrà vigilare nelle istituzioni
locali sull'operato di chi amministra i soldi pubblici chiedendo
conto dei risultati.
Ci prepariamo ad affrontare una stagione
difficile, conclude Diliberto, «dunque va bandita ogni forma di
retorica». «Dobbiamo essere un partito tetragono», tanto più se
si va verso la riunificazione col Prc, altrimenti «la nostra
cultura marxista-leninista finirebbe per essere ininfluente».
L'invito a tutto il partito è a condividere un percorso comune
«senza cristallizzazione delle correnti». Tutti assieme per una
“scelta di vita”, dal titolo dell'autobiografia di Amendola che
il segretario cita: la scelta di «stare dalla parte degli
oppressi».
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