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Care compagne e cari compagni,
Il nostro è un congresso straordinario perché il
"cataclisma" del 13 e 14 aprile ha terremotato il quadro
politico ed è necessario avere piena consapevolezza del cambio
di fase politica e agire conseguentemente; è straordinario il
nostro congresso perché il cataclisma ha rivelato quanto fragili
fossero le impalcature del "nuovismo" e la catastrofe è stata
immane, perché come potrebbe anche ripetere Machiavelli, il
fiume in piena del corso della politica italiana non ha trovato
argini che ne riducessero la devastazione e i fuscelli, fuscelli
che non sono mai stati verdi, si sono rivelati tali, insomma se
la catastrofe è stata, come è stata, immane, è anche e
soprattutto perché le scelte politiche operate, pur necessitate,
non sono state tali da fare argine e l'Arcobaleno si è rivelato
appunto un fuscello che è stato travolto e spazzato via per
sempre; chi si attardasse ancora a evocarne forme in qualche
modo diverse, è appunto - come è stato detto - un necrofilo.
Nessun continuismo, nessun minimalismo, nessun
mimetismo è dunque oggi possibile e la nostra scelta politica
deve essere chiara: partire dai comunisti. E la scelta degli
organismi dirigenti dev'essere adeguata alla traversata che ci
aspetta, una traversata che senza la stella polare della
diversità comunista, della questione di classe, sarebbe
destinata a non trovare meta e si finirebbe morsi dalle serpi.
Care compagne e cari compagni, ricostruire la
sinistra è possibile solo da ciò che effettivamente c'è adesso a
sinistra: i comunisti, quei comunisti, che proprio in quantoi
tali, non potranno mai configurarsi come sinistra per bene, non
potranno mai fare da cuscinetto ed essere inerti e
condiscendenti.
Dobbiamo dunque cercare di rimetterci insieme,
insieme, rimettere insieme i comunisti che oggi, come è stato
detto, restano l'ossatura di ciò che resta dell'insediamento
sociale e territoriale della sinistra italiana.
Dobbiamo rimetterci insieme, ma non con un
assemblaggio indistinto che misconosca le profonde differenze di
cultura politica che permangono anche tra noi e che non a caso
in rifondazione hanno portato allo scoppio di insanabili
contraddizioni; no dobbiamo cercare di metterci insieme con un
percorso a tappe che permetta a ciascuna forza comunista di
contribuire a costruire assieme un nuovo e più grande partito
comunista, un percorso che non può che partire da un patto di
unità d'azione che convenga su obiettivi comuni e che abbia al
centro il tema del lavoro.
Non credo dunque nelle palingenesi, nell'idea di
una rinascita a partire dalla dissoluzione di ciò che c'è, degli
organismi che già ci sono, come a dire, come se d'incanto i
comunisti potessero dar vita ad un nuovo partito. No alle favole
non credo, una volta dissolto un organismo è improbo ripartire
da zero e si rischia di ripercorrere le stesse strade, di rifare
gli stessi errori.
Credo, invece, che si debba partire da ciò che
c'è e cercare di radicarsi a partire dai luoghi di lavoro, a
partire dai territori, ma proprio per questo, anche in questo
caso, guardando ai territori, le scelte dovranno essere
adamantine, cristalline, anche sui territori deve finire
l'ambiguità della formula partito di lotta e di governo, che
appunto in quanto formula rischia di confonderci e di
confondere.
Non si possono più immaginare, ha detto
giustamente Oliviero, accordi a prescindere, il cappello, un
cappello che era quasi una gabbia, del centrosinistra non esiste
più; si tratterà di valutare, anche sui territori, i rapporti di
forza e valutare se si è in grado di incidere, con grande
realismo.
Noi, in Trentino Alto Adige, in vista delle
prossime elezioni provinciali del 26 ottobre, le prime elezioni
dopo luglio, durante il Congresso regionale, abbiamo valutato
che, in una realtà difficile come la nostra, date le condizioni
in essere, dati i rapporti di forza, non si sarebbe in grado di
incidere e dunque ci presenteremo orgogliosamente con il nostro
simbolo e una nostra lista, sia in provincia di Bolzano che in
provincia di Trento, e proporremo, fino all'ultimo, un accordo
almeno di coalizione, ma tra comunisti.
Ed ora, per concludere, saltando a piè pari altri
aspetti, vorrei affrontare una questione che ha toccato
Oliviero, alla fine della sua relazione, e dico che noi non
abbiamo bisogno di guru o di uomini della provvidenza - non si
mai dove ci portino poi - noi abbiamo bisogno di un compagno che
sappia naturalmente non declamare, ma praticare la diversità
comunista, noi abbiamo bisogno di un segretario che sappia fare
sintesi, noi abbiamo bisogno di un compagno vero, di un compagno
che appunto preferisca, come è stato detto, essere l'ultimo
nella gerarchia tra i comunisti, piuttosto che essere il primo
tra gli esponenti di una cosiddetta sinistra perbene, noi, caro
Oliviero, abbiamo bisogno di un compagno che sappia alzare
orgogliosamente, ma non tanto per alzarla, la bandiera rossa,
che è la bandiera dei comunisti, di coloro che pur sconfitti,
non si arrendono.
Grazie compagni e al lavoro e alla lotta.

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