Intervento
del segretario del Trentino Alto Adige,
Carlo Carlini,
al
V Congresso del Partito dei Comunisti Italiani

Salsomaggiore, 18 – 19 – 20 luglio 2008


Salsomaggiore, 19 luglio 2008


Care compagne e cari compagni,

Il nostro è un congresso straordinario perché il "cataclisma" del 13 e 14 aprile ha terremotato il quadro politico ed è necessario avere piena consapevolezza del cambio di fase politica e agire conseguentemente; è straordinario il nostro congresso perché il cataclisma ha rivelato quanto fragili fossero le impalcature del "nuovismo" e la catastrofe è stata immane, perché come potrebbe anche ripetere Machiavelli, il fiume in piena del corso della politica italiana non ha trovato argini che ne riducessero la devastazione e i fuscelli, fuscelli che non sono mai stati verdi, si sono rivelati tali, insomma se la catastrofe è stata, come è stata, immane, è anche e soprattutto perché le scelte politiche operate, pur necessitate, non sono state tali da fare argine e l'Arcobaleno si è rivelato appunto un fuscello che è stato travolto e spazzato via per sempre; chi si attardasse ancora a evocarne forme in qualche modo diverse, è appunto - come è stato detto - un necrofilo.

Nessun continuismo, nessun minimalismo, nessun mimetismo è dunque oggi possibile e la nostra scelta politica deve essere chiara: partire dai comunisti. E la scelta degli organismi dirigenti dev'essere adeguata alla traversata che ci aspetta, una traversata che senza la stella polare della diversità comunista, della questione di classe, sarebbe destinata a non trovare meta e si finirebbe morsi dalle serpi.

Care compagne e cari compagni, ricostruire la sinistra è possibile solo da ciò che effettivamente c'è adesso a sinistra: i comunisti, quei comunisti, che proprio in quantoi tali, non potranno mai configurarsi come sinistra per bene, non potranno mai fare da cuscinetto ed essere inerti e condiscendenti.

Dobbiamo dunque cercare di rimetterci insieme, insieme, rimettere insieme i comunisti che oggi, come è stato detto, restano l'ossatura di ciò che resta dell'insediamento sociale e territoriale della sinistra italiana.

Dobbiamo rimetterci insieme, ma non con un assemblaggio indistinto che misconosca le profonde differenze di cultura politica che permangono anche tra noi e che non a caso in rifondazione hanno portato allo scoppio di insanabili contraddizioni; no dobbiamo cercare di metterci insieme con un percorso a tappe che permetta a ciascuna forza comunista di contribuire a costruire assieme un nuovo e più grande partito comunista, un percorso che non può che partire da un patto di unità d'azione che convenga su obiettivi comuni e che abbia al centro il tema del lavoro.

Non credo dunque nelle palingenesi, nell'idea di una rinascita a partire dalla dissoluzione di ciò che c'è, degli organismi che già ci sono, come a dire, come se d'incanto i comunisti potessero dar vita ad un nuovo partito. No alle favole non credo, una volta dissolto un organismo è improbo ripartire da zero e si rischia di ripercorrere le stesse strade, di rifare gli stessi errori.

Credo, invece, che si debba partire da ciò che c'è e cercare di radicarsi a partire dai luoghi di lavoro, a partire dai territori, ma proprio per questo, anche in questo caso, guardando ai territori, le scelte dovranno essere adamantine, cristalline, anche sui territori deve finire l'ambiguità della formula partito di lotta e di governo, che appunto in quanto formula rischia di confonderci e di confondere.

Non si possono più immaginare, ha detto giustamente Oliviero, accordi a prescindere, il cappello, un cappello che era quasi una gabbia, del centrosinistra non esiste più; si tratterà di valutare, anche sui territori, i rapporti di forza e valutare se si è in grado di incidere, con grande realismo.

Noi, in Trentino Alto Adige, in vista delle prossime elezioni provinciali del 26 ottobre, le prime elezioni dopo luglio, durante il Congresso regionale, abbiamo valutato che, in una realtà difficile come la nostra, date le condizioni in essere, dati i rapporti di forza, non si sarebbe in grado di incidere e dunque ci presenteremo orgogliosamente con il nostro simbolo e una nostra lista, sia in provincia di Bolzano che in provincia di Trento, e proporremo, fino all'ultimo, un accordo almeno di coalizione, ma tra comunisti.

Ed ora, per concludere, saltando a piè pari altri aspetti, vorrei affrontare una questione che ha toccato Oliviero, alla fine della sua relazione, e dico che noi non abbiamo bisogno di guru o di uomini della provvidenza - non si mai dove ci portino poi - noi abbiamo bisogno di un compagno che sappia naturalmente non declamare, ma praticare la diversità comunista, noi abbiamo bisogno di un segretario che sappia fare sintesi, noi abbiamo bisogno di un compagno vero, di un compagno che appunto preferisca, come è stato detto, essere l'ultimo nella gerarchia tra i comunisti, piuttosto che essere il primo tra gli esponenti di una cosiddetta sinistra perbene, noi, caro Oliviero, abbiamo bisogno di un compagno che sappia alzare orgogliosamente, ma non tanto per alzarla, la bandiera rossa, che è la bandiera dei comunisti, di coloro che pur sconfitti, non si arrendono. 

Grazie compagni e al lavoro e alla lotta.