Un atto di Spudoratezza
di Diego Novelli

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 5 ottobre 2001

Va dato atto a Francesco Merlo, editorialista del Corriere della sera, di essere stato l’unico giornalista italiano a denunciare con estrema chia­rezza le vere ragioni che hanno in­dotto Silvio Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori ad ingaggiare una dura battaglia in Parlamento sulle cosiddette rogatorie. Ecco cosa ha scritto Merlo sul quotidia­no milanese il 28 settembre scor­so: «Già vincente sul piano pro­cessuale attraverso una sapiente tecnica di dilazioni, di trucchi le­gali, di espedienti formali, l’avvo­cato Cesare Previti sta infatti per vincere anche sul piano legislativo perché la maggioranza di go­verno vuole approvare stamattina alla Camera una nonna destramen­te retroattiva che alla fine lo libe­rerà dallo spettro del giudizio. Az­zererà infatti il suo processo più difficile e più infamante, quello delle toghe sporche, quello dove l’avvocato di Berlusconi è accu­sato d’aver corrotto i magistrati, che è il reato più incivile (...).Di sicuro, grazie al carattere retroat­tivo della norma, il Parlamento “libererà” Previti e con lui Pacifico, Squillante, Acampora e tutti gli al­tri imputati, fino a Silvio Berlu­sconi che è legato a Previti come il secchio è legato alla corda».

Infatti grazie alle rogatorie con­cesse dalle autorità elvetiche, i magistrati del  pool Mani Pulite, sono ve­nuti a cono­scenza  di un vortico­so giro di quattrini transitati su conti bancari aperti a Lugano e a Ginevra, con passaggi di denaro non solo curiosi, ma sospetti. A seguito di ulteriori indagini bancarie internazionali gli inquirenti sono stati in grado di muovere una tremenda accusa nei confron­ti di Previti, Pacifico e Acampora: quella di avere corrotto dei magi­strati romani per ottenere senten­ze a loro favorevoli. Per queste ra­gioni il 13 dicembre del 1997 il giudice per le indagini prelimina­ri, con una ordinanza di 153 pa­gine, chiedeva al Parlamento 1’autorizzazione all’arresto di Cesare Previti perché c'era il rischio dell'inquinamento delle prove. Richiesta che la Camera dei deputati respingeva, ahimé, grazie al voto di un certo numero di parlamentari del centro sinistra.

II caso più clamoroso emerso dal­le indagini è quello della vertenza Imi-Sir, con una causa durata dodici anni al termine della qua­le, con una strana sentenza della Corte di Cassazione, l’Istituto Mobiliare Italiano si vedeva co­stretto a versare 972 milioni di li­re agli eredi del petroliere Nino Rovelli della Sir. Secondo le ac­cuse rivolte da Stefania Ariosto (un tempo fidanzata con il capo­gruppo di Forza Italia a Monteci­torio, Vittorio Dotti) nei confron­ti di Previti è risultato che il giu­dice Squillante era a libro paga «di chi influenzava, attraverso la corruzione, decisioni dei magi­strati del distretto di Roma».

Che Squillante abbia ricevuto ingenti somme di denaro da Previti è assolutamente dimostrato. Al momen­to della chiusura del suo conto, presso la società bancaria ticinese nel febbraio del 1996, pochi gior­ni prima del suo arresto, è stato prelevato l'equivalente di circa 9 miliardi di lire. Squillante aveva inoltre "diritto economico" su di un altro conto presso la Banca Commerciale di Lugano e risulta che «nel periodo immediatamente successivo ai versamenti effettuati dagli eredi Rovelli a favore di Acampora, Pacifico e Previti per un ammontare di oltre 66 miliardi di lire costituenti il compenso per la complessiva attività di corruzio­ne e relative mediazioni, il magi­strato inquisito ha ricevuto bonifici e versamenti in contanti per complessivi 920 milioni di lire».

Nel processo in corso a Milano l'onorevole Cesare Previti, dopo aver messo in atto tutti gli strata­gemmi per impedire il regolare svolgimento delle udienze, sicura­mente si avvarrà ora della nuova legge studiata dai suoi difensori che siedono in Parlamento al fine di rendere nulle le rogatorie con­tenenti le prove di accusa.

Stessa sorte dovrebbero subire le rogatorie riguardan­ti i magistrati di "toghe sporche" coinvolti in un al­tro  processo,  quello dell’annullamento del pro­tocollo per l'acquisto dall’Iri, da parte di Carlo De Benedetti, della Sme, il co­losso alimentare che con­trollava gli storici marchi Motta, Alemagna, Cirio e De Rica. Dietro una corda­ta concorrente, per di più fasulla, si celava Silvio Berlusconi.

           Ora che i processi, dopo tan­ti intralci e rinvii, sembrava­no avviati verso la dirittura d'arrivo, spudoratamente gli imputati hanno giocato la carta delle rogatorie facen­dosi una legge ad hoc al fine di guadagnare altro tempo, in attesa che maturino le prescrizioni.

Previti ha cercato di repli­care all’articolo di Merlo con una lettera al Corriere  nella qua1e si guarda bene dallo smentite le pesanti accuse di corruzione dei magistrati mossegli dalla Procura di Milano. Si limita ad  illustrare le norme che regolano le rogatorie che a suo dire sarebbero state “brutalmente calpestate”.

           Quello che interessa sapere è se lui i soldi da Rovelli li ha presi: sì o no, come risulta dai conti svizzeri (sui quali per sua ammissione, non ha pagato nemmeno le tasse); e soprattutto deve dire perché una parte non indifferente di questi miliardi è stata da lui versata sul conto di Squillante. Perché mai avrebbe dovuto girare cifre così ingenti a favore di un magistrato che era stato parte attiva nella vertenza Imi-Sir ? Nella vicenda delle rogatorie, che la nuova legge vorrebbe rendere nulle, Previti e Ber­lusconi si sono venuti a tro­vare come i bambini che ru­bano la marmellata, cioè con il dito nel barattolo.

Ps: L’avvocato Niccolò Ghedini è difensore di Ber­lusconi in questo processo ed è il deputato di Forza Italia che ha condotto in prima persona la battaglia in Parlamento per rendere nulle le rogatorie.



Rogatorie
Rizzo: norme pensate per il tornaconto personale degli esponenti della maggioranza
Ufficio stampa del PdCI - Roma

La legge sulle rogatorie è una catastrofe per la giustizia internazionale
Dal "Corriere" l'intervista al procuratore capo del tribunale di Ginevra