…Eppure la distinzione
tra destra e sinistra
è più viva che mai…

 

di Carlo Carlini,
 referente del
Partito dei Comunisti italiani (PdCI)
dell’Alto Adige

 

Dal Mattino del 2 aprile 2001

           Come non è finita la Storia con il 1991, ma è solo terminato un “secolo breve”, perché anzi ora la dialettica della storia si misura, per certi aspetti anche più chiaramente, con le profonde contraddizioni che non più solo lambiscono il continente europeo, così tanto più essere di sinistra ha oggi un significato di grande attualità, un’attualità che non può tramontare fin che anche un solo uomo viva sul proprio corpo l’ingiustizia sociale.

           Coloro che sostengono l’isterilimento della distinzione fra destra e sinistra o, meglio ancora, coloro che addirittura negano l’esistenza stessa di questa differenza, come argutamente ha osservato lo storico Eric J. Hobsbawm, “in genere sono di destra”[i], ma a meno di non parlare di concetti al cloroformio, in realtà tale distinzione non solo esiste, e non certo solo sul piano storico, ma è più viva e nitida che mai.

           Non c’è nemmeno bisogno di ricorrere alla tradizione marxista per riconoscere quello che è il netto criterio di demarcazione fra destra e sinistra, un criterio che risale alla tradizione rivoluzionaria e che altri non è che l’ideale di eguaglianza. A chiare lettere Norberto Bobbio ha in effetti sottolineato “il diverso modo in cui è concepito, rispettivamente dalla destra e dalla sinistra, il rapporto tra eguaglianza e diseguaglianza” E così “l’uomo di sinistra” prosegue Bobbio “ è colui che considera ciò che gli uomini hanno in comune fra loro piuttosto che quello che li divide, e, per l’uomo di destra, al contrario, ciò che differenzia un uomo dall’altro è anche politicamente più rilevante di quello che li unisce”[ii] (che magari oggi a Bolzano viene fideisticamente identificato in un toponimo). Dunque per la Sinistra l’eguaglianza è da considerarsi la regola e la diseguaglianza dovrebbe essere l’eccezione, per la destra è esattamente il contrario.

           Non voler vedere tale sostanziale differenza, disperdendo la propria attenzione soltanto su quelle che sono le contraddizioni di una sinistra moderata che, sfuocandosi, gestisce l’esistente all’interno della dimensione del capitalismo, tutt’al più attenuando l’eccesso di disuguaglianza, o ancor peggio non voler vedere tale distinzione tra destra e sinistra, ignorando che cosa possa significare in termini di costi sociali l’esaltazione da parte della destra di un liberismo senza regole che di fatto si traduce nella legge della giungla, significa “semplicemente” cancellare ogni speranza che la società umana possa regolarsi sfuggendo alla brutale logica unidimensionale del mercato.

           Tanto più nell’età della cosiddetta globalizzazione i rischi di una tale logica, però, non possono che essere esiziali e comportare un’implosione della stessa società umana; pertanto solo se la Sinistra ritrova il proprio sé, le proprie radici, si può approntare una soluzione diversa che permetta un percorso storico diverso e che dia anche ai giovani una prospettiva che non sia quella del giorno per giorno.

           Ma proprio questo è il fine che si deve porre nel contesto italiano una forza comunista che sappia agire nell’effettualità, fare, cioè, in modo che la Sinistra nel suo insieme non solo ritrovi, senza inutili polemiche interne, le ragioni del proprio esistere, che pure sono così chiare per chi voglia vederle, ma sappia anche utilizzare tali ragioni come categorie del proprio concreto agire politico. Il che significa, prima di tutto impedire lo smantellamento dello Stato sociale, per avviare in prospettiva un processo di redistribuzione delle risorse. Ecco dunque che cosa, in effetti, significa per il partito dei Comunisti italiani “ancorare a sinistra l’Ulivo”. Senza richiamare la grande lezione del subcomandante Marcos di questi giorni in ben altra realtà, di là dal massimalismo demagogico che apre la strada alla reazione, si tratta di impedire la deriva a destra del Paese, dati i costi sociali insopportabili che ciò comporterebbe (si provi a spiegare a chi è in pensione o e malato, la logica del tanto peggio, tanto meglio), il tutto nella prospettiva che una sinistra ritrovata nella sua capacità progettuale, sappia poi esplorare un’alternativa alla società di mercato: una via che per noi comunisti non può che prevedere il superamento del capitalismo. 

 

Per chi volesse mettersi in contatto con il PdCI altoatesino è possibile utilizzare il seguente numero 0339/8907251  


[i] Dal libro “Intervista sul nuovo secolo” di Eric J. Hobsbawm.

[ii] Dalla Prefazione alla terza edizione di “Destra e Sinistra” di N.Bobbio