Una significativa lettera del 30 settembre 1998

Tra le molte lettere/fax/e-mail che arrivarono a Roma alla sede di R.C. per scongiurare la crisi, risulta, nella sua stringatezza, particolarmente significativa proprio quella inviata da un compagno del Trentino a Fausto... che però rispose con il silenzio e la caduta del governo Prodi!

 

 

Caro Fausto

           Sono paralizzato da ben 31 anni e attendevo da dieci anni l’aumento della pensione minima; la tua intransigenza, cosa che non capisco, proprio mi ha tolto la speranza.

           Se il vero problema è la tua leadership all’interno di rifondazione, non dovresti far ricadere il peso sulle fasce più deboli; dopo tanti anni di sacrifici finalmente c’era questa inversione di tendenza che avrebbe portato un po’ di respiro alle persone più povere.

           Da quello che si legge sui giornali chiedi un ulteriore sforzo da parte del governo in favore dei ceti più poveri e maggiori investimenti per la creazione di posti di lavoro. Questo sarebbe secondo te il segnale di svolta che ti farebbe cambiare idea.

           Io credo che tu stia sbagliando, arrivare alla rottura con questo governo, che non è certo il miglior governo, significa consegnare l’Italia in mano a Berlusconi con le conseguenze sui ceti che vuoi difendere che lascio a te immaginare

           Sì quindi ad ulteriori richieste, ma no alla rottura.

           In Italia per la sua storia non esiste una destra che dia garanzie di democrazia, questa destra è una destra di affarismo in parte ed erede diretta del fascismo per il resto.

           Non ti parlo delle conseguenze all’interno del nostro partito, gli interessi di parte possono aspettare, certo è che la sinistra nel suo insieme riceverebbe un colpo durissimo dal quale occorrerebbe molto tempo per ricostruire quel poco che esiste adesso.

           Caro Fausto ti invito a rivedere la tua posizione

           Un fraterno saluto

           [Un compagno del Trentino]