Più forza contro la destra

Federazione di Trento

9 dicembre 2000

 

Il Partito dei Comunisti Italiani apre la campagna di tesseramento per il 2001 entrando cosi nel suo terzo anno di vita.

La scelta attuata nell'autunno del 1998 di non consegnare il nostro paese alla destra di Berlusconi e Fini appare ancora oggi positiva e non solo perché si sono evitati i pericoli che un governo di quella destra rap­presentava. La legge finanziaria per l’anno prossimo inizia a compensare - con restituzioni fiscali, riduzioni dei ticket sanitari, aumenti. per quanto piccoli. sulle pensioni più basse - dei sacrifici economici imposti in passato ai lavoratori, ai pensionati e agli strati di popolazione più bisognosa.

Questo è stato possibile anche per la presenza e 1'azione dei comunisti nella maggioranza di governo, per Ia maggior severità nella lotta all’eva­sione fiscale che essi hanno sempre reclamato.

Non è molto, ma non bisogna di­menticare il peso e l’orientamento non certo verso sinistra delle altre forze della coalizione di governo, il diso­rientamento del "popolo di sinistra" e del maggior partito della sinistra di fronte al collasso dell'URSS e di altri paesi socialisti e di fronte alla globa­lizzazione dell'economia, la difficoltà di trovare una politica comune "di sinistra" in questa situazione, e quindi la mancanza di una forte pressione popolare per una politica diversa, so­ciale almeno, se non proprio socialista. Neppure contro la partecipazione ita­liana alla guerra non dichiarata contro la Serbia in aperta violazione della Costituzione, è stato possibile orga­nizzare la mobilitazione che sarebbe stata necessaria.

Ha pesato e pesa anche la massic­cia campagna di discredito dei partiti, patita forse meno dal più forte partito della sini­stra, i DS (anzi. in qualche caso l'ha addirittura assecondata per esempio schierandosi per il sistema uninomi­nale nella legge elettorale). La politi­ca è delegata così ad alcuni personag­gi anziché a soggetti - i partiti - for­mati da decine e centinala di migliaia di cittadini che insieme discutono, pensano, ricercano e in questo modo divengono protagonisti della vita na­zionale. Si è annebbiata non solo la funzione di elaborazione collettiva, ma anche la capacità organizzativa e di mobilitazione, di raccordo con strati più vasti della popolazione.

Il partito che abbiamo costituito intende contrastare questa deriva pe­ricolosa, riprendere questa funzione e dignità di strumento della partecipa­zione popolare alle scelte che riguar­dano la vita nazionale, anche se altre forze, pure di sinistra, hanno praticamente abbandonato questa pro­spettiva. E’ inoltre cosciente che è ne­cessario fare tutto il possibile per non dare il Paese in mano a una destra non solo reazionaria, ma affarista ed avventurista. La sanatoria di 160 mila case abusive sulla costa in Sicilia, i "buoni-scuola praticamente solo a chi frequenta le scuole private in Lom­bardia, la campagna contro i libri di stona "faziosi" partita dalla regione Lazio sono solo alcuni assaggi di ciò che sarebbe un governo simile.

La prima necessità è quindi quella di superare una debolezza organizza­tiva che limita la capacità di iniziati­va, di intervento e di mobilitazione su tutti i temi. nazionali e locali.

Per questo ci rivolgiamo a quanti non hanno abbandonato l'idea che si possa costruire una società fondata su principi e su valori di solidarietà e non di sfruttamento, in cui l'attività economica abbia per scopo la soddi­sfazione  delle necessità di  tutta l'umanità e non l'arricchimento perso­nale di qualcuno, e li invitiamo a raf­forzare con Ia loro adesione questo partito. Non è il migliore dei mondi possibili, non è esente da errori. Ma permette di raggiungere risultati sia pur minimi, che non possono essere raggiunti da nessuna persona singola, per quanto giusti possano essere i suoi ragionamenti.