Relazione di Severino Galante

13 ottobre 2000

 

Care compagne, cari compagni,

il lancio del tesseramento va colto come un’occasione per discutere tra noi ancora una volta di organizzazione – nel senso pieno e alto del termine – riprendendo, ma sul terreno della concretezza, ragionamenti già avviati coi gruppi dirigenti regionali, che vogliamo ora portare fin nelle Federazioni, in vista di un prossimo approfondimento nazionale.

Abbiamo voluto cominciare la campagna del tesseramento 2001 in questo modo:

- con un’iniziativa pubblica nazionale; con gli interventi politici del nostro presidente Cossutta che ha aperto questo incontro, e del nostro segretario Diliberto che lo concluderà; col saluto di questi nostri due nuovissimi militanti che sono anche, insieme, due nostri vecchi compagni di lotta; con la partecipazione dei massimi dirigenti di tutte le regioni e di tutte le federazioni - per sottolineare l’importanza che noi attribuiamo, quest’anno più che mai, alla costruzione di un’autentica forza politica comunista; e per ribadire la determinazione con la quale siamo tutti impegnati a fare di questo nostro Partito un autentico Partito dei lavoratori: con una propria chiara strategia e prospettiva politica; con una propria cultura politica, condivisa e praticata dai suoi gruppi dirigenti a tutti i livelli; con una propria salda e comune cultura dell’organizzazione, capace di dare vita a una efficiente e autonoma organizzazione e che, per questi motivi, divenga un Partito capace di radicarsi ulteriormente, di diventare più forte, più riconoscibile, più efficace.

Insomma: concretamente, nei fatti, non nelle chiacchiere, più utile ai lavoratori, ai più deboli, ai cittadini tutti di questo nostro Paese.

È un’impresa di straordinaria portata, quella in cui siamo così impegnati: quella di riprendere a scavare nuove gallerie del cambiamento, della trasformazione sociale, del progresso democratico; e di farlo dopo che la strada principale che avevamo imboccato nel secolo che si chiude, nel Novecento, s’è rivelata non più percorribile.

Un’impresa grande. Titanica. Quasi luciferina. Ma questo è il nostro compito, il compito che spetta ai Comunisti da quando, alla metà dell’ottocento, la classe operaia ha preso coscienza di sé con le ricerche e le analisi di Karl Marx: il compito di organizzarsi, combattere, lottare, tentare e ritentare, studiare e agire, nelle condizioni e coi limiti che caratterizzano ogni fase storica e ogni individuo o gruppo: ma facendo ognuno, sempre, il proprio dovere svolgendo ognuno, sempre, quel ruolo di “sentinella” che Antonio Gramsci ci ha indicato.

Con queste convinzioni, con questa determinazione, che dobbiamo saper estendere a un numero crescente di nostri militanti, noi siamo impegnati nella costruzione del Partito dei Comunisti Italiani.

Entriamo nel terzo anno di questo impegno. E possiamo dire di essere moderatamente soddisfatti dei risultati del nostro comune lavoro.

Soddisfatti, perché sappiamo che la costruzione di un nuovo Partito (per di più in un’epoca come la nostra, segnata da opposte tendenze) è un’impresa di lunga durata: essa non si esaurisce né in pochi mesi né in pochi anni: è un’impresa almeno di una generazione politica. E quindi, in rapporto a questo orizzonte, quel che siamo riusciti a fare in soli due anni ci soddisfa.

Ci soddisfa sotto il profilo del numero dei nostri iscritti, della qualità dei nostri quadri dirigenti, delle funzionalità delle nostre strutture materiali e dei nostri strumenti: dalle nostre sedi, al nostro settimanale “Rinascita”, all’uso delle più moderne tecnologie.

Ci soddisfa. Ma non ci basta.

Non ci basta perché – per il compito che orgogliosamente ci attribuiamo di continuare nelle attuali circostanze, e perciò innovandola profondamente, la grande tradizione e la grande politica del PCI – non ci bastano 30 e neppure 40 mila iscritti; non ci basta essere presenti in pressoché tutte le province; non ci basta avere rappresentanti in pressoché tutte le principali sedi istituzionali, e in numerose situazioni di governo; non ci basta avere quadri politici mediamente di buona qualità.

Non ci basta: perché tutti questi elementi sono componenti indispensabili di un partito, ma la loro somma non dà ancora un Partito né, soprattutto, dà il Partito che noi vogliamo essere, il Partito che noi dobbiamo diventare.

Lavorare per questo Partito esige che si avvii subito un salto di qualità nel nostro modo di agire e nel nostro modo di essere.

E quando dico “nostro” intendo davvero di noi tutti, uno per uno, ovunque svolgiamo il nostro ruolo dirigente , al centro o nella cosiddetta periferia.

E quando dico “subito” intendo proprio “subito”, da oggi, con l’avvio di questo nostro 3° tesseramento.

Quest’anno non ci possiamo permettere ritardi. Non è in alcun modo giustificabile un tesseramento che si protragga per l’intero anno per concludersi poi –com’è avvenuto – in modo convulso e disomogeneo soltanto nelle ultime settimane. (Rilevo, tra parentesi, che la disomogeneità dei risultati su territori omogenei, dove accanto a significative avanzate si registrano anche situazioni di stallo, porta a evidenziare specifiche responsabilità, specifici meriti e demeriti, dei singoli gruppi dirigenti).

I nostri numeri e le nostre capacità (che non sono quelli e quelle del PCI: lo sappiamo, compagni!) ci consentono di concentrare e di concludere il tesseramento in pochi mesi, sol che vi sia un immediato e idoneo impegno dei gruppi dirigenti.

Con un impegno di questo tipo tre mesi possono essere sufficienti.

La proposta, dunque, è di darci l’obiettivo – ma concreto! Fatto di iniziative e azioni conseguenti, di verifiche periodiche e di un monitoraggio costante affidato ai gruppi dirigenti regionali – di raggiungere il 100% entro il 21 gennaio 2001.

Si tratta, come voi capite, di una data simbolica: ma dietro di essa vi è una precisa esigenza politica: saremo, a quella data, in piena fase elettorale e l’esperienza ci ha insegnato quanto questa circostanza finisca per soverchiare (e, talvolta, per stravolgere) la “normale” attività organizzativa.

Perciò chiediamo ai gruppi dirigenti regionali di agire sempre più come tali proprio a partire dal tesseramento: facendo meglio e pienamente ciò che finora – salvo lodevoli eccezioni – hanno fatto bene ma in misura parziale:

-    essere sistematicamente presenti sui loro territori;

-    promuovere iniziative politiche regionali e, quando necessario, provinciali;

-    coordinare l’autonoma attività delle Federazioni verso mete generali, quando questa iniziativa autonoma vi sia;

-    e, quando non vi sia, stimolarla con idonei interventi.

Assumere insomma, un ruolo di coordinamento e una responsabilità di direzione piena sia verso le Federazioni sia verso il “centro” nazionale.

Per tutto questo bisogna darci tempi celeri. (Immediati, anzi) con programmi di attività realistici e concreti. Vi è già stato suggerito di convocare i Comitati Federali entro la prossima settimana. Le tessere vengono oggi materialmente consegnate a ogni federazione accompagnate da un programma di raccolta che renderà più funzionale e stabile tutto il nostro lavoro.

Vi viene richiesto un impegno – sia sul terreno della raccolta dei dati degli iscritti, sia su quello degli eletti e dei nominati nelle varie sedi e Enti – che può sembrare burocratico ed è invece per un verso una delle precondizioni per relazionarci tra noi e rendere più efficiente e funzionale la nostra organizzazione; e, per l’altro verso, è una delle condizioni per avere un minimo di certezze sullo stato finanziario del Partito, e sulle risorse di cui possiamo disporre.

Sappiamo bene, tutti, che ciò non basta a garantire che il tesseramento (e, con esso, il consolidamento della nostra organizzazione) proceda in modo spedito ed efficace.

Per questo, per far crescere il nostro Partito occorrono ulteriori disponibilità personali e occorrono adeguate risorse finanziarie e tecniche. Siamo impegnati a trovarle, a tutti i livelli della nostra organizzazione e presenza.

Ma è incomprensibile il fatto che là dove certe risorse sono disponibili, sia pure in misura modesta, là dove abbiamo qualche funzionario più che altrove o qualche milione da spendere più che altrove, neppure là vi sia talvolta una traccia organizzativa più visibile, un risultato più consistente del nostro lavoro.

Proprio la carenza di risorse ci fa capire che non possiamo più permetterci sprechi di questa natura. Né possiamo consentirci che le risorse di cui disponiamo – da quelle di Partito a quelle istituzionali – non vengano messe pienamente a frutto nell’interesse primario del radicamento e dello sviluppo della nostra organizzazione. Né è infine accettabile che esse vengano qua e là rese sterili da paralizzanti contrapposizioni interne, da questa o quella violazione dello statuto o dei regolamenti, talvolta persino dalla tendenza a costituire filiere amicali in vista di pur modesti vantaggi locali.

Non ci serve un partito conflittuale al proprio interno; né un partito amicale o familista. Ci serve un partito aperto e accogliente. Accogliente verso tutti ma, soprattutto, verso i giovani: che intendono e praticano l’impegno politico in modo diverso dal nostro (intendo: dei più anziani tra noi) ma hanno – o possono avere – in comune con noi i valori, e ai quali possiamo trasmettere l’eredità della nostra storia, forti artefici del presente e del futuro del nostro Partito dentro una pratica che collega appunto storia, valori, progetti politici ma anche dentro un’organizzazione che sentano come loro, in cui si trovino a loro agio, in cui possano coniugare impegno e divertimento, gioia di vivere e di fare e di lottare insieme, e dalla quale non vengano invece respinti per il suo burocratismo, per i suoi formalismi, per le sue litigiosità.

Cari compagni, siamo ancora troppo piccoli per consentirci di essere troppo a lungo litigiosi e per fossilizzarci in burocratismi fuori tempo e fuori luogo. Dobbiamo liberarci presto (subito, anzi) da tutte queste incrostazioni che ci appesantiscono pur essendo ancora – contro la nostra volontà – un Partito ancora “leggero” quanto a iscritti.

Dobbiamo farlo. Lo stiamo facendo. Lo faremo. È un impegno di ognuno e per ognuno di noi. Ma, intanto, ci sono già ora tutte le condizioni per avviare presto e bene la campagna di ritesseramento, accompagnando il lavoro prezioso e irrinunciabile dei nostri militanti, dei nostri compagni che conoscono il territorio, che sanno a quale famiglie e a quali persone individualmente rivolgersi, con le iniziative più tradizionali che conosciamo: l’assemblea, la festa del tesseramento, il pranzo, il ballo, la gara. Insomma le tante modalità dello stare insieme nelle quali e con le quali (anche) si cementa l’idea della comunità, dell’appartenenza, dell’identità comunista.

Una o due iniziative interne di questo tipo vanno programmate ovunque, in una programmazione che deve però prevedere anche iniziative politiche in senso stretto: iniziative esterne rivolte sia alle altre forze politiche sia alla realtà sociale, ai gruppi, alle associazioni, ai sindacati, con particolare attenzione ai temi che ci qualificano: il lavoro, lo stato sociale, la democrazia, l’antifascismo…, valorizzando i risultati che la nostra presenza al governo ha consentito di realizzare e che la finanziaria esemplifica: riproponendo, anche in questo campo, i temi della nostra autonoma identità e della nostra autonoma funzione in un rapporto unitario a sinistra e tra la sinistra – che non è duplice, bisogna chiarirlo anche a qualche nostro alleato, ma plurale – e il centro democratico. È nel centro sinistra dunque che vogliamo, che possiamo vincere. Poche iniziative, perché questo ci consente oggi la nostra forza organizzata: ma fatte ovunque; mirate in modo intelligente ad ottenere risultati, non soltanto politici ma anche organizzativi. Aprire relazioni, contattare categorie e gruppi sociali, farci conoscere, acquisire simpatie, conquistare alla nostra militanza un lavoratore, un intellettuale, un giovane, un anziano, una donna, un immigrato. Non grandi numeri, ancora: ma figure importanti per qualificarci e per agire efficacemente.

Queste iniziative che vi proponiamo di organizzare sul territorio vanno incastonate in un ciclo di iniziative nazionali che ne costituiscono i pilastri portanti e di cui vi do qui l’elenco a partire dall’ultima (in termini cronologici) ma che deve costituire fin d’ora per tutti noi, per tutte le nostre strutture organizzative, un impegno politico prioritario. Vi ha già fatto cenno il compagno Cossutta.

Il 21 gennaio 2001 ricorre l’80° anniversario della Fondazione del Partito Comunista d’Italia. Noi vogliamo celebrare degnamente questo avvenimento, dal quale inizia la nostra storia organizzata di Comunisti Italiani. Lo vogliamo celebrare misurandoci in concreto con la sfida di completare il tesseramento per quella ricorrenza ma lo vogliamo celebrare anche con un’importante iniziativa pubblica da tenersi a Roma, domenica 21 gennaio 2001.

Mettetevi subito in movimento, compagne e compagni: mobilitate i nostri iscritti, contattate i nostri simpatizzanti, rivolgetevi a operai, a lavoratori, a intellettuali. Dite loro che non vogliamo celebrare un rito, che non ci ritroviamo per una periodica esibizione di slogan sempre più scarlatti e sempre meno efficaci ma per celebrare gli 80 anni di un impegno ininterrotto – che continua e che continuerà – dei Comunisti italiani, per “abolire” realisticamente, concretamente, lo stato delle cose esistenti, giorno dopo giorno, sfruttando tutte le circostanze per migliorare quanto è possibile, quanto le nostre forze e la mobilitazione popolare consentono, le condizioni di esistenza dei più deboli.

Prenotate i pullman, dunque; fissate vagoni speciali; organizzate carovane di auto… Nessuno deve mancare a questo appuntamento: che non è soltanto un appuntamento con la nostra storia ma anche, e soprattutto, il lancio di una sfida sul nostro futuro, sul nostro successo elettorale alle prossime elezioni politiche.

Vi elenco soltanto le altre iniziative nazionali, con i temi, le date e i luoghi che la Segreteria nazionale propone. Una a Napoli, ai primi di novembre, sul lavoro. Una a Roma, a fine novembre, su Berlinguer e la questione morale. Infine, una sull’antifascismo, a metà dicembre.

Queste iniziative politiche nazionali, e quelle territoriali – federazione per federazione – che ho suggerito in precedenza nel loro complesso compongono un programma impegnativo, una vasta campagna generale di natura politica e di propaganda.

Accanto a ciò (e concludo) non dobbiamo però mai dimenticare la necessità di un’azione mirata di proselitismo. Cercate di avere antenne sensibili a ciò che sta avvenendo attorno a noi, nelle forze e nelle persone che hanno una storia e una cultura di sinistra, unitaria, di trasformazione e di progresso, che misurano realisticamente le possibilità del cambiamento coi rapporti di forza, ma non hanno rinunciato a cambiare la società, per le quali socialismo, comunismo, antifascismo sono valori per cui lottare e non pesi da cui liberarsi.

Il nostro principale scopo organizzativo è entrare in contatto con queste persone, con queste forze: creare percorsi, situazioni, argini per incanalarle verso di noi. Per la nostra storia, per le nostre biografie, per ciò che siamo, per ciò che vogliamo diventare questo nostro Partito è la naturale collocazione di tutti coloro che non si rassegnano all’immutabilità dello stato di cose presenti ma che vogliono stare in questo mondo per trasformarlo e non tirarsene invece fuori per predicarne la malvagità.

Fare capire questo è il nostro principale compito. Un compito per il quale dobbiamo avere – e abbiamo – ottime argomentazioni sia politiche sia ideali. La più solida di tutti, però, compagne e compagni, è l’argomentazione dei fatti: e per un Partito come il nostro, e per donne e uomini che vengono dalla storia e dalla cultura dei Comunisti italiani, non v’è fatto più convincente di una struttura organizzativa efficiente, seria, affidabile. Quella che col tesseramento di quest’anno possiamo, dobbiamo realizzare pienamente.

Con questo obiettivo ci misuriamo: e da questo obiettivo ognuno di noi sarà misurato.



La storia del Partito