Nessuno degli emendamenti
sostanziali presentati dall'opposizione di
centrosinistra è stato accolto: il ministro Moratti ha
deciso non soltanto di non investire, ma addirittura di
diminuire le risorse per la scuola e per gli insegnanti,
ha messo da parte a tempo indeterminato i problemi assai
attuali della formazione continua e di quella
permanente, ma soprattutto ha mantenuto fermi quelli che
sono i due assi portanti e
complementari del suo progetto oscurantista: la
canalizzazione precoce e la riduzione del tempo-scuola.
Se da un lato la scelta di canalizzazione
precoce (a 13 anni e mezzo) tra istruzione e formazione
professionale condanna i ragazzi che provengono da
famiglie povere e disagiate e favorisce quelli usciti da
famiglie benestanti, dall’altro la scelta della
riduzione del tempo-scuola, con un orario settimanale
diminuito e suddiviso tra insegnamenti principali ed
attività facoltative, trasforma parallelamente il
percorso formativo in un itinerario individuale, in cui
la famiglia, sempre in base alle capacità economiche e
culturali, sceglie i servizi formativi ritenuti più
adatti al proprio figlio. L’effetto è, dunque, lo
stesso: anziché tendere ad eliminare gli aspetti di
discriminazione sociale che, pure attenuati e ridotti
nel tempo, persistono nel nostro sistema formativo, si
tende a disegnare una scuola per i ricchi ed una per i
poveri ed a limitare il diritto per tutti ad un elevato
livello di istruzione e formazione indipendentemente dal
ceto sociale di appartenenza.
Lo stesso obbligo all’istruzione viene
praticamente abbassato dagli attuali quindici anni a
tredici anni e mezzo, età - come già ricordato - della
scelta precoce tra la scuola professionale ed il canale
dell’istruzione e di conseguenza anche l’obbligo
scolastico viene snaturato nel suo senso più proprio e
“riformulato” in diritto-dovere all'istruzione piuttosto
che come obbligo dello Stato sancito dalla Costituzione.
Meno scuola per tutti:
questo ha votato la maggioranza berlusconiana in Senato,
discutendo la “controriforma Moratti”. Disegno che, se
realizzato, costituirebbe un colpo fatale non solo per
la scuola, ma per lo sviluppo e la democrazia
dell’intera società. Infatti nella società della
comunicazione globale chi non può “studiare” oltre i
tredici anni di età è un cittadino dimezzato, succube di
ogni condizionamento mediatico, in quanto non può
acquisire la cultura, le capacità e le conoscenze per
potersi emancipare nella vita e nel lavoro.
È anzitutto questo allarme democratico
che deve motivare una battaglia intransigente contro il
progetto di una destra che sta operando un vero e
proprio colpo di mano che intacca pesantemente un altro
caposaldo dello Stato sociale.
È anzitutto proprio questo allarme
democratico che si sta sempre più diffondendo anche tra
gli studenti dell’Alto Adige – Südtirol, tanto più che
le cosiddette isole felici, sempre che lo siano, quando
il mare si prosciuga, possono diventare le più aride.
È, perciò, con grande interesse e favore
che il Partito dei Comunisti Italiani ha guardato
all’autogestione, che nel corso delle settimane scorse
si è svolta in varie realtà scolastiche altoatesine,
soprattutto perché proprio l’autogestione, invece di
perdersi nei rivoli della consuetudine, si è rivelata un
utile strumento, in primo luogo, per meglio comprendere
quale sia la direzione verso la quale si cerca di
orientare la scuola italiana ed, in secondo luogo, per
cercare di estendere a tutta la società la
consapevolezza di quale sia la straordinaria posta in
gioco.
Tanto più il Partito dei Comunisti
Italiani del Trentino Alto Adige si sente al fianco
delle studentesse e degli studenti che parteciperanno
alla manifestazione di giovedì a Bolzano per la difesa
della scuola pubblica, laica e pluralista.
D'altra parte sono proprio i
protagonisti della scuola – gli studenti, gli insegnanti
e i genitori – ad avere il compito essenziale di una
resistenza forte a una legge come quella presentata
dalla Moratti. Data la schiacciante maggioranza
berlusconiana in Parlamento, soltanto se da parte dei
protagonisti della scuola ci sarà una vera e continua
opposizione, sarà possibile nei mesi che ci aspettano
fermare il disegno di legge che sta per passare al
vaglio della Camera.