Comunicato Stampa
del 9 luglio 2005

Partito dei Comunisti italiani
Federazione del Trentino Alto Adige

39100 Bolzano - via S.Vigilio n.76
Tel. 0471/279278

 

Ai quotidiani ed alle emittenti radio-televisive locali
 

Oggetto: ITEA, è l’impianto generale che non va

 

La proposta di legge di riforma dell’ITEA ha suscitato reazioni vivaci da più parti, su questioni che peraltro ci sembrano tutto sommato marginali. E’ l’impianto complessivo della proposta ciò che ad un esame più attento ci sembra non andare assolutamente, e non solo per il rischio di aumento degli affitti agli inquilini, che esiste anche con la legge attuale.

Se è positiva l’introduzione di un canone “oggettivo” che l’ITEA deve incassare per remunerare i costi, è assurdo che la differenza fra questo canone e quello ritenuto “sopportabile” per l’inquilino non sia versata direttamente all’ITEA dalla Provincia ma “concessa” ed erogata agli inquilini dagli enti locali (comuni di Trento e Rovereto, comprensori per il resto della provincia), sotto forma di contributo, “di solidarietà” o “integrativo” non fa differenza. Contributo stabilito da ognuno di loro sulla base di criteri indicati dal regolamento di attuazione della legge, ma “entro i limiti di disponibilità delle somme stanziate a tal fine” dal loro bilancio: somme corrispondenti alla quota di fondo provinciale casa ripartito ogni anno “sulla base dell'intesa complessiva per la finanza locale provinciale definita in seno al Consiglio delle autonomie”. Solo a richiesta degli inquilini il contributo può essere versato direttamente al locatore e l’inquilino paga solo il canone “sostenibile”.

È una complicazione mostruosa e costosa, che sembra pensata apposta per scaricare sugli enti locali la responsabilità di aumenti degli affitti conseguenti a possibili (previsti?) tagli di fondi da parte del governo nazionale. Che per di più frammenta la forza degli inquilini, i quali non avrebbero più solo la Provincia come controparte da affrontare tutti assieme uniti, ma dieci (o più) comprensori e due comuni, con ognuno dei quali rapportarsi, con forze inevitabilmente minori.

Volendo, si potrebbe trovare anche un meccanismo anche più tortuoso e perverso. Ma si può anche scegliere una strada più semplice: dare all’ITEA la gestione di tutti gli affitti, anche quelli con locatori privati, compresa la fissazione e l’incasso dei canoni “sostenibili”, coprendo direttamente come Provincia la differenza fra questi e i canoni pieni col fondo provinciale casa magari integrandolo, se non dovesse essere sufficiente. Si ha in tal modo una sola struttura che valuta e controlla le condizioni economiche, fissa i canoni con criteri uniformi (meglio riferirsi alla sola dichiarazione dei redditi: il controllo di conti correnti, possesso di titoli, azioni o altro rischia di costare più di quanto può rendere), tiene i rapporti con i locatori privati. Come insegnano le fusioni ad ogni livello fra banche, casse rurali, imprese di ogni genere, un solo centro gestionale e amministrativo è più efficiente e consente economie di scala che la frammentazione non può raggiungere

Da ultimo, la trasformazione dell’ITEA in società per azioni, sia pure “a capitale interamente della Provincia o dei comuni”, non è affatto necessaria. Tutti gli scopi che il progetto di legge assegna alla ITEA Spa li può realizzare anche l’ITEA attuale, compresa la cosiddetta “valorizzazione” del patrimonio, termine col quale si intende forse la (ri)valutazione del patrimonio a garanzia di crediti per nuovi investimenti. Può farla benissimo l’ITEA attuale, o in sua vece la Provincia, anche ricorrendo all’emissione di obbligazioni, buoni ordinari e simili. Il problema è se si vuole davvero fare dell’ITEA una immobiliare attraverso la quale la Provincia aumenta il proprio patrimonio abitativo non solo per far fronte all’emergenza, ma per soddisfare anche la domanda di alloggi a canone “normale” calmierando così i prezzi degli affitti e degli alloggi.

Infine, non è necessario nemmeno aspettare che i comuni individuino aree per edilizia economica popolare nei loro piani regolatori. Può bastare una norma che preveda nelle convenzioni edilizie la cessione all’ITEA di una certa percentuale di superficie o di appartamenti. Oppure, come si consente all’ITEA di acquistare appartamenti sul mercato con operazioni dubbie che possono favorire una lievitazione dei prezzi, consentirle di acquistare terreni a mercato libero, superando le “aree per edilizia popolare”, che portano alla costruzione di quartieri-ghetto e malgrado gli attuali prezzi di esproprio creano situazioni difficilmente comprensibili – e imbarazzanti per i comuni – per cui alcune aree edificabili hanno un valore diverso da altre solo perché destinate a edilizia popolare. Forse è arrivato il tempo di accorgersi che non era tanto giusto nemmeno in passato. Ha prodotto ingiustizie e ha bloccato per anni la costruzione di alloggi ITEA.

 

Partito dei Comunisti Italiani

Federazione Trentino



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