Comunicato Stampa
del 16 ottobre 2002

Partito dei Comunisti italiani
Federazione del Trentino Alto Adige

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Ai quotidiani ed alle emittenti radio-televisive locali

Oggetto: Lo sciopero generale del 18 ottobre: una grande giornata di lotta per dire No al patto iniquo e No alla finanziaria-truffa

 

Il Partito dei Comunisti Italiani del Trentino Alto Adige invita tutte le lavoratrici ed i lavoratori ad aderire in maniera massiccia allo sciopero generale del 18 ottobre ed a partecipare alla manifestazioni provinciali che si svolgeranno a Bolzano in piazza Mazzini a partire dalle 10.30 ed a Trento in Piazza Duomo a partire dalle 09.00.

Una larghissima adesione allo sciopero ed una grande partecipazione alle manifestazioni previste in tutta Italia dovranno costituire un segnale assolutamente inequivocabile per tutti: il Paese reale non è disposto a subire che vengano cancellati oltre 50 anni di diritti e conquiste frutto di durissime lotte dei lavoratori.

Troppo importante è la posta in gioco per non sentirsi tutti coinvolti.

Si deve impedire lo stravolgimento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che il governo delle destre cerca di perpetrare, con l’avventata complicità di chi ha sottoscritto l’iniquo Patto per l’Italia, che fu giustamente definito “scellerato”. Con l’accordo separato, sottoscritto il 5 luglio da governo, Confindustria, Cisl e Uil, si è  in effetti aperta la stagione della negazione dei diritti: ci saranno lavoratori con meno diritti di altri; con la deroga "di soglia" all'articolo 18, si è poi aperta la strada all'abo­lizione della norma stessa che tutela i lavoratori dal licenziamento senza "giusta causa". Infatti già poche ore dopo la firma del Patto per l’Italia (enfaticamente definito "per la competitività e l'inclu­sione sociale") si è data un'interpretazione estensiva delle modifi­che all'articolo 18, confermando i timori della Cgil: trascorsi i tre anni di «sperimentazione», non è prevista la decadenza automatica della norma che riguarda i nuovi assunti nelle aziende che superano la soglia dei 15 dipendenti. In pratica, tutte le imprese di nuova costituzione, quale che sia la dimensione del loro organico, non saranno più vin­colate dall'articolo 18.

Con l’abolizione di questa norma ogni lavoratore sarebbe esposto a qualsiasi arbitrio da parte del datore di lavoro. Chi avrebbe più il coraggio di creare coscienza e organizzazione sindacale sul posto di lavoro? Chi avrebbe più il coraggio di reclamare anche solo i propri diritti, il rispetto della propria dignità?

Duplice è dunque l’obiettivo del governo Berlusconi;

·      Da una parte intende svuotare dall’interno e completamente azzerare i diritti del lavoro, riconducendoli al diritto privato, depotenziando la contrattazione collettiva in nome di quella individuale,

·      Dall’altra stroncare qualsiasi tipo di organizzazione sindacale, che tuteli realmente i lavoratori, per ridurre ogni dipendente ad essere solo e indifeso, esposto ad ogni ricatto e intimidazione, con la possibilità di far valere i propri diritti solo a rischio di licenziamento.

Ma la posta in gioco è in prospettiva ancora più alta. Una sconfitta dei lavoratori incoraggerebbe il governo ad intensificare la battaglia già ingaggiata senza esclusione di colpi contro i pilastri dello stato sociale, in primis contro la scuola e la sanità pubblica.

I segnali di una tale battaglia già si delineano con chiarezza leggendo con attenzione la finanziaria predisposta dal governo per il 2003: è una finanziaria-truffa: è ispirata al peggior populismo e alla peggiore demagogia, non porta rimedio alla situazione di stagnazione economica, accompagnata dalla ripresa dell’inflazione e dal consistente peggioramento dei conti pubblici, anzi aggiunge danno a danno. Un danno per tutti.

I capisaldi sono tagli drastici e pesanti ai trasferimenti verso gli enti locali, la riduzione della spesa pubblica, la svendita dei beni pubblici ed i condoni di vario genere, mascherati sotto la formula del “concordato”. La scure colpirà innanzitutto la spesa sociale, in cima vi è la scuola e la sanità pubblica.

Irrisoria è la riduzione del peso fiscale sui redditi bassi, non recupera nemmeno il fiscal drag  e maschera una manovra fiscale tutta spostata a favore dei redditi medio–alti: dietro l’ipotesi di taglio delle tasse si cela il calo delle aliquote massime e soprattutto la cancellazione del sistema di detrazioni d’imposta che tendeva a garantire la possibilità di alleggerire la pressione fiscale in base alle proprie condizioni individuali e familiari. Un pericolo grave per il principio fondamentale che dovrebbe governare il prelievo fiscale in un paese moderno: la progressività.

Per di più non controllando l’inflazione ed i prezzi, quello che i lavoratori a reddito più basso riceveranno non servirà che a coprire una minima parte degli aumenti.

Drastico è il taglio degli investimenti e delle agevolazioni ai settori produttivi, soprattutto al Mezzogiorno. E, soprattutto, pesante è il taglio ai trasferimenti di risorse alle Regioni, ai Comuni ed agli Enti Locali nei settori della sanità e della scuola, taglio che condannerà i cittadini, in particolare i giovani e gli anziani, a non avere più le prestazioni socio-sanitarie che fino ad oggi erano garantite.

Solo il Ministro della Difesa vede aumentate di 300 milioni di euro le sue disponibilità di spesa. Disponibilità aggiuntive a sostegno di operazioni militari, come l’invio di alpini in Afghanistan, chieste all’Italia dall’amministrazione Bush, in previsione di un nuovo scenario di guerra ai danni del popolo irakeno.

Per dire no al patto iniquo e per dire no alla finanziaria è  dunque importante esserci: dobbiamo far sentire più forte la nostra voce, la nostra protesta, la nostra volontà di riscatto.

E’ dal risultato di questa dura lotta contro la politica del governo Berlusconi che usciranno i rapporti di forza che determineranno il futuro e le condizioni di tutti i lavoratori italiani e segneranno l’evoluzione dei rapporti democratici e la dignità del lavoro nel nostro Paese.          

Le iniziative di lotta dei lavoratori sono oggi la speranza di tutto il Paese, la speranza di recuperare gli spazi di democrazia, ormai sempre più angusti.

E in questa lotta ed in questa speranza i Comunisti Italiani ci sono e sono orgogliosamente a fianco della Cgil. Ancora una volta sono in gioco i diritti sociali e quelli civili. Ancora una volta i comunisti italiani saranno in prima fila per difenderli.   

Il segretario regionale dei Comunisti Italiani

Carlo Carlini