| Ai quotidiani ed
alle emittenti radio-televisive locali
Oggetto:
Lo sciopero
generale del 18 ottobre: una grande giornata di lotta
per dire No al patto iniquo e No alla finanziaria-truffa
Il
Partito dei Comunisti Italiani del Trentino Alto Adige
invita
tutte le
lavoratrici ed i lavoratori ad aderire in maniera
massiccia allo sciopero generale del 18 ottobre ed a
partecipare alla manifestazioni provinciali che si
svolgeranno a Bolzano in piazza Mazzini a partire dalle
10.30 ed a Trento in Piazza Duomo a partire dalle 09.00.
Una
larghissima adesione allo sciopero ed una grande
partecipazione alle manifestazioni previste in tutta
Italia dovranno costituire un segnale assolutamente
inequivocabile per tutti: il Paese reale non è disposto
a subire che vengano cancellati oltre 50 anni di diritti
e conquiste frutto di durissime lotte dei lavoratori.
Troppo importante è la
posta in gioco per non sentirsi tutti coinvolti.
Si deve impedire lo
stravolgimento dell’articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori che il governo delle destre cerca di
perpetrare, con l’avventata complicità di chi ha
sottoscritto l’iniquo Patto per l’Italia, che fu
giustamente definito “scellerato”. Con l’accordo
separato,
sottoscritto il 5 luglio da governo, Confindustria, Cisl
e Uil, si è in effetti aperta la stagione
della negazione dei diritti: ci saranno lavoratori con
meno diritti di altri; con la deroga "di soglia"
all'articolo 18, si è poi aperta la strada
all'abolizione della norma stessa che tutela i
lavoratori dal licenziamento senza "giusta causa".
Infatti già poche ore dopo la firma del Patto per
l’Italia (enfaticamente definito "per la competitività e
l'inclusione sociale") si è data un'interpretazione
estensiva delle modifiche all'articolo 18, confermando
i timori della Cgil: trascorsi i tre anni di
«sperimentazione», non è prevista la decadenza
automatica della norma che riguarda i nuovi assunti
nelle aziende che superano la soglia dei 15 dipendenti.
In pratica, tutte le imprese di nuova costituzione,
quale che sia la dimensione del loro organico, non
saranno più vincolate dall'articolo 18.
Con l’abolizione di questa
norma ogni lavoratore sarebbe esposto a qualsiasi
arbitrio da parte del datore di lavoro. Chi avrebbe più
il coraggio di creare coscienza e organizzazione
sindacale sul posto di lavoro? Chi avrebbe più il
coraggio di reclamare anche solo i propri diritti, il
rispetto della propria dignità?
Duplice è dunque
l’obiettivo del governo Berlusconi;
·
Da una parte
intende svuotare dall’interno e completamente azzerare i
diritti del lavoro, riconducendoli al diritto privato,
depotenziando la contrattazione collettiva in nome di
quella individuale,
·
Dall’altra
stroncare qualsiasi tipo di organizzazione sindacale,
che tuteli realmente i lavoratori, per ridurre ogni
dipendente ad essere solo e indifeso, esposto ad ogni
ricatto e intimidazione, con la possibilità di far
valere i propri diritti solo a rischio di licenziamento.
Ma la posta in gioco
è in prospettiva ancora più alta.
Una sconfitta dei lavoratori incoraggerebbe il governo
ad intensificare la battaglia già ingaggiata senza
esclusione di colpi contro i pilastri dello stato
sociale, in primis contro la scuola e la sanità
pubblica.
I segnali di una tale
battaglia già si delineano con chiarezza leggendo con
attenzione la finanziaria predisposta dal governo per il
2003: è una finanziaria-truffa:
è ispirata al peggior
populismo e alla peggiore demagogia, non porta rimedio
alla situazione di stagnazione economica, accompagnata
dalla ripresa dell’inflazione e dal consistente
peggioramento dei conti pubblici, anzi aggiunge danno a
danno. Un danno per tutti.
I
capisaldi sono tagli drastici e pesanti ai trasferimenti
verso gli enti locali, la riduzione della spesa
pubblica, la svendita dei beni pubblici ed i condoni di
vario genere, mascherati sotto la formula del
“concordato”. La scure colpirà innanzitutto la spesa
sociale, in cima vi è la scuola e la sanità pubblica.
Irrisoria è la riduzione
del peso fiscale sui redditi bassi, non recupera nemmeno
il fiscal drag e maschera una manovra fiscale tutta
spostata a favore dei redditi medio–alti: dietro
l’ipotesi di taglio delle tasse si cela il calo delle
aliquote massime e soprattutto la cancellazione del
sistema di detrazioni d’imposta che tendeva a garantire
la possibilità di alleggerire la pressione fiscale in
base alle proprie condizioni individuali e familiari. Un
pericolo grave per il principio fondamentale che
dovrebbe governare il prelievo fiscale in un paese
moderno: la progressività.
Per di più non
controllando l’inflazione ed i prezzi, quello che i
lavoratori a reddito più basso riceveranno non servirà
che a coprire una minima parte degli aumenti.
Drastico è il taglio
degli investimenti e delle agevolazioni ai settori
produttivi, soprattutto al Mezzogiorno.
E, soprattutto,
pesante è il taglio ai trasferimenti di risorse alle
Regioni, ai Comuni ed agli Enti Locali nei settori della
sanità e della scuola, taglio che condannerà i
cittadini, in particolare i giovani e gli anziani,
a non avere più le prestazioni socio-sanitarie che
fino ad oggi erano garantite.
Solo il Ministro della
Difesa vede aumentate di 300 milioni di euro le sue
disponibilità di spesa. Disponibilità aggiuntive a
sostegno di operazioni militari, come l’invio di alpini
in Afghanistan, chieste all’Italia dall’amministrazione
Bush, in previsione di un nuovo scenario di guerra ai
danni del popolo irakeno.
Per dire no al patto
iniquo e per dire no alla finanziaria è dunque
importante esserci: dobbiamo far sentire più forte la
nostra voce, la nostra protesta, la nostra volontà di
riscatto.
E’ dal risultato di questa
dura lotta contro la politica del governo Berlusconi che
usciranno i rapporti di forza che determineranno il
futuro e le condizioni di tutti i lavoratori italiani e
segneranno l’evoluzione dei rapporti democratici e la
dignità del lavoro nel nostro Paese.
Le iniziative di
lotta dei lavoratori sono oggi la speranza di tutto il
Paese, la speranza di recuperare gli spazi di
democrazia, ormai sempre più angusti.
E in questa lotta ed in
questa speranza i Comunisti Italiani ci sono e
sono orgogliosamente a fianco della Cgil.
Ancora una volta sono in gioco i diritti sociali e
quelli civili. Ancora una volta i comunisti italiani
saranno in prima fila per difenderli.
Il segretario regionale
dei Comunisti Italiani
Carlo Carlini
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