Partito dei Comunisti italiani
Federazione del Trentino Alto Adige

39100 Bolzano - via S.Vigilio n.76
Tel. 0471/279278 oppure 339/8907251

 

Ai quotidiani ed alle emittenti radio-televisive locali

Oggetto: Appello per il Sì da parte del PdCI del Trentino Alto Adige

 

    Il 12 e 13 giugno è fondamentale andare a votare, convincere ad andare a votare e votare 4 Sì. È essenziale perché ci sono in gioco dei valori che non sono negoziabili come l'elementare principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge contro le leggi "ad personam" del governo Berlusconi e come la difesa della nostra salute e di chi verrà dopo di noi contro il nucleare.

    È dunque di facile evidenza il Sì all’abrogazione del “legittimo impedimento” a comparire in tribunale per eventuali processi penali stabilito per il presidente del consiglio e per i ministri. Ed è fuori discussione anche l’accantonamento dei piani di costruzione di centrali nucleari decisi dal governo (sebbene poi momentaneamente sospesi per evitare il pronunciamento popolare col referendum).

   Qualche riflessione in più merita invece il convinto e doppio Sì alla abolizione delle norme semplicisticamente chiamate di “privatizzazione dell’acqua” cui si riferiscono le altre due proposte di referendum. Contro questa proposta è stato tra l'altro rilevato che quelle norme non privatizzano l’acqua, ma il servizio di acquedotto, per portarla ai rubinetti. Servizio che richiede ingenti investimenti, visto che la rete di distribuzione in Italia ha perdite nell’ordine del 40 per cento nella media nazionale, con punte dell’80 per cento in alcune zone. Solo grandi aziende private, si dice, potrebbero garantire i capitali necessari alla necessaria opera di “bonifica”, visto il dissesto della finanza pubblica locale e nazionale. Cosa solo apparentemente vera, perché le aziende private semmai anticiperebbero solo i capitali necessari, reperendoli per la maggior parte con ricorso al credito bancario o con l’emissione di obbligazioni e recuperandoli poi con gli interessi attraverso le tariffe anche nel caso molto improbabile che le tubature restassero di loro proprietà. Operazioni che possono fare benissimo le aziende pubbliche, ricorrendo magari a forme di azionariato popolare o a sottoscrizioni pubbliche molto meno costose dei crediti bancari.

    Vero è invece che le norme del Decreto Ronchi da abrogare non privatizzano l’acqua ma tutti i servizi pubblici locali “a valenza economica” (ma è facile dire che se c’è un costo c’è anche la valenza economica). Sono esclusi solo l’erogazione dell’energia elettrica e del gas, già liberalizzata, la gestione delle farmacie comunali e il trasporto ferroviario regionale, quest’ultimo probabilmente perché deficitario e di nessun interesse per i privati.

   Una grande abbuffata in settori senza rischi e per così dire "di tutto riposo" per il nano capitalismo italiano, perché di acqua, fognature, depurazione degli scarichi, raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi, trasporto urbano non si può fare a meno e dunque sono settori che non conoscono crisi. Peggio ancora che se fosse privatizzato solo il “bene comune” acqua, perché sono a rischio di inquinamento “beni comuni” quali l’aria, le acque reflue e di falda, il terreno e quanto grandi siano tali rischi l'abbiamo già potuto sperimentare. E che il privato funzioni meglio del pubblico è una vecchia favola comoda per mettere le mani sulla grande torta di grandi profitti, sicuri e comodi.

    In ogni caso, votando sì resta pur sempre la possibilità per gli enti locali di decidere se gestire quei servizi tramite aziende proprie o appaltarle a privati. Se invece tali norme non venissero abrogate, le aziende pubbliche locali verrebbero estromesse per legge anche dalla sola possibilità di partecipare alle gare d’appalto. In omaggio alla “libera” concorrenza, naturalmente.

  

Bolzano, lì 10 giugno 2011

Federazione Trentino Alto Adige
del Partito dei Comunisti Italiani




No al cosiddetto "decreto Ronchi" che estromette gli enti locali dalla gestione dei servizi pubblici