Partito dei Comunisti italiani
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Oggetto: Un tentativo eversivo: mettere al guinzaglio il Parlamento

 

Berlusconi insiste nella sua pretesa che se la Camera dovesse sfiduciarlo si dovrebbe andare subito a nuove elezioni, ma per rieleggere solo la Camera. Tesi assurda, ma pure eversiva. La Costituzione (art. 94) dice espressamente che “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”. Se questa fiducia non c'è, fosse anche in una sola Camera, non c'è scampo: il governo si deve dimettere e a quel punto è compito del Presidente della Repubblica nominare un altro Presidente del Consiglio (art. 92), non obbligatoriamente diverso da quello che si è appena dimesso. E’ consuetudine sempre seguita che tale nomina avvenga dopo un giro di consultazioni. Se da queste emerge - magari dopo qualche incarico non andato a buon fine - che non c’è possibilità di formare un nuovo governo, non c’è altra soluzione che indire nuove elezioni: ma non limitatamente a un solo ramo del Parlamento.

La necessità di indire nuove elezioni dipende infatti dall’impossibilità di formare un governo che abbia la fiducia di tutte e due Camere. La situazione infatti potrebbe presentarsi in modo ribaltato rispetto a quello attuale, per esempio nel caso che il Presidente del Consiglio incaricato formasse un governo che ottenesse la fiducia della Camera ma non del Senato. Si dovrebbe allora rieleggere solo il Senato ?

Come si vede la tesi per cui si possa sciogliere e rieleggere il ramo del Parlamento che non dà la fiducia al governo è palesemente aberrante. La possibilità di sciogliere uno solo dei rami del Parlamento prevista dall'art. 88 non può che riguardare altre ipotesi. Infatti è sempre stata utilizzata di comune accordo solo per eleggere assieme sia la Camera che il Senato, che avevano durate diverse (5 anni la Camera, 6 il Senato), finché la medesima durata dei due rami fu sancita nel 1963 con una modifica della Costituzione.

La tesi di Berlusconi è coerente solo con la sua pretesa di essere stato “eletto dal popolo" Presidente del Consiglio, non semplice deputato, poi incaricato di formare un governo perché indicato da una coalizione che aveva la maggioranza nei due rami del Parlamento e dava – allora – la garanzia di sostenerlo. E’ coerente con l'obiettivo di rendere elettivo il Presidente del Consiglio, perseguito purtroppo non solo da Berlusconi. A questo mira l’obbligo di indicare il nome del futuro Presidente del Consiglio imposto ad ogni lista o coalizione di liste con la legge elettorale voluta dal centro-destra, la cosiddetta "porcata”.

Ma tutto questo è in totale contrasto con quella Costituzione alla quale egli ha pur giurato fedeltà. Toglie di fatto al Presidente della Repubblica – rendendola un atto puramente formale perché obbligato – la prerogativa di nominare il Presidente del Consiglio e instaura una situazione di conflitto fra Parlamento e Presidente del Consiglio – tutti e due eletti direttamente dal popolo – ponendo di fatto il Parlamento, organo massimo al quale la Costituzione affida l’esercizio della sovranità popolare, in una posizione subordinata rispetto al governo.

Può sembrare una quisquiglia, ma una volta messo il Parlamento agli ordini del governo è subito fatto mettere agli ordini del governo anche la magistratura. Col che si sarebbe alla dittatura, per quanto elettiva e magari plebiscitaria, almeno all’inizio.

  

Bolzano, lì 17 novembre 2010

Carlo Carlini

segretario regionale
dei Comunisti Italiani



Lettera aperta:
Non è il momento di far festa
del segretario regionale del PdCI, Carlo Carlini

Referendum elettorali
Il diabolico imbroglio degli apprendisti stregoni

Il segretario regionale del PdCI, Carlo Carlini