| Ai quotidiani ed
alle emittenti radio-televisive locali
Oggetto:
A proposito di
referendum:
no all’elettore ridotto a tifoso
Pressante si fa l’invito in questi ultimi
giorni ad andare a votare il 25 ottobre per i cinque
referendum propositivi, tre promossi dall’Union für
Südtirol riguardanti la democrazia diretta sulle scelte
per le grandi infrastrutture, per la precedenza degli
altoatesini nell’edilizia sociale e contro la «svendita»
della Heimat, e due promossi da Iniziativa per più
democrazia e dai protezionisti per allargare le basi
della democrazia diretta e contro ogni forma di
finanziamento pubblico all’aeroporto di Bolzano.
Di là dal fatto che riteniamo che altri
dovrebbero essere i temi dell’agenda politica, quello
del lavoro prima di tutto, il nostro Partito non è
animato da tale foga referendaria e anzi invita a
riflettere proprio sullo strumento del referendum, anche
perché proprio come dimostrato dalle proposte dell’Union
für Südtirol, facile è altrimenti la strumentalizzazione
volta a solleticare la pancia degli elettori.
Il nostro più che un semplice
invito a disertare le urne, data la pericolosità di
alcuni referendum e la fumosità di altri che non è poi
così fuori luogo considerare di dubbia costituzionalità,
è un invito a lanciare un segnale forte contro l’abuso
del referendum, verso il quale la
disaffezione è un dato acquisito anche in Trentino Alto
Adige e almeno un perché dovrà pur esserci.
Il ricorso al referendum da parte di
comitati formati allo scopo o anche da parte di gruppi
“politici” è già un indice di forte degrado non solo
della vita politica ma della società nella quale questo
accade. È già conseguenza – e comunque fa parte – della
campagna di sfiducia e delegittimazione delle assemblee
elettive e delle organizzazioni politiche (e sindacali),
del concetto stesso di organizzazione, che riduce il
cittadino a singolo, senza forza
e quindi politicamente solo,
“disperato”, in cerca di un “salvatore” che metta le
cose “a posto”.
Viene chiamata “democrazia diretta” ma è
il contrario della democrazia. La “partecipazione” del
cittadino ridotto a votante è la stessa partecipazione
alla gara di calcio da parte del cittadino ridotto a
tifoso, libero di esultare o imprecare per ciò che fanno
i “suoi” in campo, ma in realtà impotente nei loro
confronti e ancor più nei confronti delle decisioni dei
proprietari della società che giostra il tutto.
È il salvatore, il “comitato promotore”
nel caso dei referendum, che fa tutto, che prepara i
quesiti o le proposte di delibera o di legge nel caso
dei referendum propositivi, che raccoglie le firme (una
sigaretta o una firma non si nega a nessuno). Non si può
più cambiare niente. Solo dire sì o no. Sembra così
semplice e invece è micidiale per i suoi effetti.
La chiamano democrazia diretta ma è una
democrazia ancor più indiretta di quella delegata, con
organismi elettivi e organizzazioni di tipo politico.
Nella reale democrazia diretta i membri della comunità
partecipano (partecipavano) direttamente e con piena
conoscenza dei problemi alla discussione preliminare
oltre che alla decisione – e partecipa(va)no poi in
prima persona anche all’attuazione delle decisioni. Nei
referendum (e nella democrazia di tipo berlusconiano)
tutto questo manca completamente. Il cittadino-votante
può dire solo sì o no a ciò che è stato già preparato da
altri, su materie che normalmente non conosce non solo
perché in genere molto complesse ma perché non si cura
affatto di conoscerle. Gli basta quello che gli dicono
quelli cui crede.
La democrazia diretta è possibile in
ambiti molto ristretti, dove tutti sanno tutto ciò che
riguarda la comunità in cui vivono. Era possibile nelle
tribù primitive la cui vita non dipendeva da
un’organizzazione sociale complessa. È impossibile oggi,
in una società in cui anche gli Stati più potenti sono
legati e dipendono da un intreccio di relazioni
economiche e culturali esteso su scala mondiale. L’unico
tipo di democrazia possibile oggi è quello delegato: Ma
non delegato alla maniera che vorrebbe Berlusconi, in
cui uno vota e poi torna a dormire o a guardare (partite
di calcio, spettacolini della TV ecc.).
La democrazia delegata ha bisogno di
strumenti di partecipazione che
sono i partiti politici – come ci ricorda la
nostra Carta Costituzionale – che abbiano
a loro volta al loro interno una discussione molto
vivace, che non affidino tutto a leader nazionali o
locali che “dirigono” (cioè decidono e fanno, e gli
altri seguono). E ha bisogno naturalmente di una
formazione culturale molto elevata e di massa.
Il referendum dovrebbe dunque solo essere
“un’arma estrema”, alla quale si può ricorrere in via
del tutto eccezionale per abrogare atti di un organo
elettivo del tutto contrari all’orientamento di
larghissima parte della popolazione o caso limite, se
referendum propositivo, avere la funzione di sopperire
alla prolungata inerzia dei gruppi politici presenti
nell’assemblea elettiva.
Bolzano, lì 20 ottobre 2008
Partito dei Comunisti Italiani
Federazione Trentino Alto Adige |