È fuori discussione che specialmente
in una provincia come la nostra i comuni minori non possono
programmare quasi niente se non in accordo con gli altri comuni
vicini e con la Provincia. La legge 16 giugno 2006, n. 3 che
istituisce le Comunità di Valle tuttavia non risolve affatto il
problema. Crea solo degli enti intermedi fra la Provincia e i
comuni, sovraordinati rispetto a questi e di dubbia
costituzionalità – le Comunità di Valle appunto – alle quali
assegna di fatto una serie di competenze apparentemente
attribuite ai comuni ma in realtà tolte loro obbligandoli ad
esercitarle in forma associata attraverso le Comunità. Un
capolavoro di ipocrisia.
In quanto associazioni obbligatorie,
le Comunità non sono emanazioni dei comuni, non li rappresentano
e difatti hanno anche compiti diversi dalle misere
competenze residue che la legge stessa riserva ai comuni. Questo
non è contraddetto ma piuttosto confermato dal fatto che molti
atti delle Comunità devono essere successivamente approvati
dalla maggioranza dei comuni. Una seconda approvazione non
sarebbe necessaria se le comunità fossero davvero emanazione dei
comuni, se ne rappresentassero davvero gli orientamenti e la
volontà. Nate con un atto d’imperio, le Comunità di Valle hanno
tutti i requisiti per diventare strumento di imperio.
Non è sbagliato è che i comuni si
associno per risolvere problemi oggettivamente di natura
sovracomunale. Quella è anzi la via da percorrere, e in effetti
percorsa autonomamente dai comuni in ambiti più ristretti e cono
obiettivi più limitati. Sbagliato è che l’associazione sia
imposta dall’alto per legge e non il risultato di una autonoma
presa di consapevolezza dei comuni che – certo, anche in seguito
a un’azione di stimolo da parte della Provincia – riconoscono
l’utilità di associarsi per risolvere assieme problemi comuni,
decidono le forme di associazione, magari diversificate a
seconda della natura dei problemi, i modi di costituzione e
funzionamento ecc. Un processo certo più lungo e faticoso, ma
più legittimo e sicuro.
Non essendo emanazione dei comuni, le
Comunità di Valle così come previste rischiano invece di
diventare mero strumento della giunta provinciale, mentre i
comuni rischiano di non avere più alcun peso politico e di
essere ridotti in pratica a decidere solo in materia di
volontariato sociale per i servizi d'interesse locale, di vigili
del fuoco e interventi di prevenzione dei rischi sempre a
carattere comunale, di espropriazioni per opere di interesse
comunale.
Il punto fondamentale di un
“programma” della sinistra, che eventualmente volesse
presentarsi alle elezioni con liste civiche, dovrebbe essere la
modifica totale di questa legge e un lavoro culturale per porre
le basi per associazioni di comuni che rappresentino realmente
uno sforzo per superare gli ambiti ristretti dei singoli comuni.