Oggetto: No
al condono edilizio: anche "addolcito" è improponibile
La proposta di condono edilizio, dopo la
riunione della maggioranza dei giorni scorsi, si è
“addolcita”: l’ultima parola spetterebbe infatti ai
singoli comuni, la cubatura condonabile scenderebbe dai
300 metri cubi iniziali a 100, più altri aspetti minori
fra i quali la salvaguardia di diritti di terzi
eventualmente toccati dagli abusi. Si potrebbe dire che
è già un risultato. Invece no, e per certi aspetti si
introduce (o si continua ?) un malvezzo – chiamiamolo
così per non appesantire i termini – brutto e pericoloso
nei rapporti fra le stesse forze della maggioranza.
Quello cioè di proporre cose assolutamente improponibili
e poi ridurre quantitativamente la proposta facendo
passare però il principio che non ci sono cose
improponibili, basta saper trattare.
Il
condono è una di queste cose improponibili, perché
spinge oggettivamente a violare le leggi. È da evitare
nella maniera più assoluta – a meno che non ci si trovi
di fronte a situazioni del tutto eccezionali - da uno
Stato che voglia essere fondato sul diritto. La quantità
più o meno grande dell’abuso che si condona non ha
importanza. Importante è che col condono si trasmette al
cittadino l’idea che la legge può essere violata, poi si
tratterà di eleggere persone favorevoli e il gioco è
fatto. Già altri hanno richiamato che non è questa la
cultura della nostra gente. Perché vogliamo spingerla su
questa strada, sulla strada della furbizia, che porta
solo alla rovina ? Per piccoli abusi, lo ha già rilevato
Pinter, c’è già la sanatoria prevista dalla legge
provinciale.
Demandare
ai singoli comuni la responsabilità di adottare o meno
il condono è altrettanto grave, in certo senso
irresponsabile, perché significa sottrarsi alla
responsabilità di governare. Non si delega niente ai
comuni, si passa a loro la patata bollente di assumere
una decisione che si preferisce non prendere come organo
di governo provinciale. Da vergognarsi fin nel profondo,
tanto più che trattandosi di decisione che investe
l’atteggiamento dei cittadini nei confronti delle leggi
riguarda un aspetto fondamentale di governo. Poco
dignitoso è quindi anche pensare di cavarsela
rimettendosi al giudizio della Corte Costituzionale,
evidentemente sperando che sia essa a cavare le castagne
dal fuoco. Il problema non è solo di legittimità
costituzionale. È prima di tutto politico.
La
riposta allora non può essere che un no semplice ed
assoluto, che risolverebbe anche la possibile
“discriminazione” fra i comuni denunciata dal PATT. Non
c’è nessuna situazione eccezionale da risolvere, c’è
invece la necessità di opporsi a un pericoloso andazzo
generale che spinge i cittadini a violare le leggi. Un
andazzo fatto proprio addirittura dal governo con una
politica di condoni non solo edilizi ma anche fiscali,
di depenalizzazione dei reati di falso in bilancio,
tentativi di delegittimazione della magistratura e via
di questo passo: ma ciò non significa che ci dobbiamo
accodare per chissà quali motivi. Dobbiamo combatterlo
con tutti i mezzi per costruire uno stato morale, non
quello dei furbi.
Bolzano, lì 28 febbraio 2004
Partito
dei Comunisti Italiani
Federazione Trentino
A.A.