Comunicato Stampa
del 28 febbraio 2004

Partito dei Comunisti italiani
Federazione del Trentino Alto Adige

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Ai quotidiani ed alle emittenti radio-televisive locali

Oggetto: No al condono edilizio: anche "addolcito" è improponibile

 

La proposta di condono edilizio, dopo la riunione della maggioranza dei giorni scorsi, si è “addolcita”: l’ultima parola spetterebbe infatti ai singoli comuni, la cubatura condonabile scenderebbe dai 300 metri cubi iniziali a 100, più altri aspetti minori fra i quali la salvaguardia di diritti di terzi eventualmente  toccati dagli abusi. Si potrebbe dire che è già un risultato. Invece no, e per certi aspetti si introduce (o si continua ?) un malvezzo – chiamiamolo così per non appesantire i termini – brutto e pericoloso nei rapporti fra le stesse forze della maggioranza. Quello cioè di proporre cose assolutamente improponibili e poi ridurre quantitativamente la proposta facendo passare però il principio che non ci sono cose improponibili, basta saper trattare.

Il condono è una di queste cose improponibili, perché spinge oggettivamente a violare le leggi. È da evitare nella maniera più assoluta – a meno che non ci si trovi di fronte a situazioni del tutto eccezionali - da uno Stato che voglia essere fondato sul diritto. La quantità più o meno grande dell’abuso che si condona non ha importanza. Importante è che col condono si trasmette al cittadino l’idea che la legge può essere violata, poi si tratterà di eleggere persone favorevoli e il gioco è fatto. Già altri  hanno richiamato che non è questa la cultura della nostra gente. Perché vogliamo spingerla su questa strada, sulla strada della furbizia, che porta solo alla rovina ? Per piccoli abusi, lo ha già rilevato Pinter, c’è già la sanatoria prevista dalla legge provinciale.

Demandare ai singoli comuni la responsabilità di adottare o meno il condono è altrettanto grave, in certo senso irresponsabile, perché significa sottrarsi alla responsabilità di governare. Non si delega niente ai comuni, si passa a loro la patata bollente di assumere una decisione che si preferisce non prendere come organo di governo provinciale. Da vergognarsi fin nel profondo, tanto più che trattandosi di decisione che investe l’atteggiamento dei cittadini nei confronti delle leggi riguarda un aspetto fondamentale di governo. Poco dignitoso è quindi anche pensare di cavarsela rimettendosi al giudizio della Corte Costituzionale, evidentemente sperando che sia essa a cavare le castagne dal fuoco. Il problema non è solo di legittimità costituzionale. È prima di tutto politico.

La riposta allora non può essere che un no semplice ed assoluto, che risolverebbe anche la possibile “discriminazione” fra i comuni denunciata dal PATT. Non c’è nessuna situazione eccezionale da risolvere, c’è invece la necessità di opporsi a un pericoloso andazzo generale che spinge i cittadini a violare le leggi. Un andazzo fatto proprio addirittura dal governo con una politica di condoni non solo edilizi ma anche fiscali, di depenalizzazione dei reati di falso in bilancio, tentativi di delegittimazione della magistratura e via di questo passo: ma ciò non significa che ci dobbiamo accodare per chissà quali motivi. Dobbiamo combatterlo con tutti i mezzi per costruire uno stato morale, non quello dei furbi.

Bolzano,  lì 28 febbraio 2004

Partito dei Comunisti Italiani

Federazione Trentino A.A.