C’è chi proprio in questi giorni, che precedono il
carnevale, organizza feste per l’unità della Sinistra.
Noi riteniamo che non sia il momento di far festa, anzi
che sia del tutto fuori luogo. E per molte ragioni.
È appena caduto il governo Prodi, per mano delle
defezioni di Mastella e Dini certo, ma anche per grave
responsabilità di Veltroni, che proprio nei giorni
scorsi, prospettando di presentarsi da solo alle
prossime elezioni, dichiarava di fatto conclusa
l’esperienza dell’Unione.
Nonostante la delusione per le attese di cambiamento a
cui l’Unione – impastoiata dalle forze di centro – non
ha saputo dare risposta, il trauma all’interno del
popolo di sinistra è forte: si tratta di analizzare
quanto è accaduto, non di festeggiare…
Anche a livello locale non è certo, per adesso, il
momento di far festa. Prima tra le diverse forze di
sinistra ci dev’essere una chiara assunzione di
responsabilità rispetto a scelte politiche compiute in
passato, scelte che sono risultate assai nefaste per la
sinistra altoatesina; prima si devono conseguentemente
dare dei segni di forte discontinuità rispetto a queste
stesse scelte e si deve assumere la consapevolezza che è
necessario far fare un passo indietro a chi quelle
scelte ha compiuto e ne è ancora protagonista. Non si
può essere uomini per tutte le stagioni. Non è
credibile. Altrimenti si prendono in giro proprio quei
compagni e quei cittadini che auspicano sì l’unità a
sinistra, ma per un cambiamento, non per far fare a
qualcuno l’ennesimo giro di valzer.
Per essere ancora più chiari, noi Comunisti Italiani
riteniamo che possa risultare credibile un progetto di
unità a sinistra, che si configuri anche in termini di
lista elettorale, solo se le forze che intendono
parteciparvi siano disposte a mettere in discussione la
loro presenza, almeno in termini di responsabilità
nell’esecutivo, all’interno di una coalizione, come
quella del capoluogo, che vede la presenza anche dell’Udc,
solo se le forze che auspicano una rinascita della
sinistra sappiano far fare un passo indietro ai registi
di tanti altri progetti fallimentari, come per esempio
quello di Pace e Diritti, un progetto che, con i loro
voti, ha permesso alla Gnecchi di assidersi sul seggio
della vicepresidenza della Giunta provinciale, da dove
fa le sue nomine a chiamata diretta, nomine che ci
ricordano quanto Ceppaloni non sia lontana da noi.
Nel caso in cui alle nostre richieste di chiarezza sia
opposto un diniego o un tergiversare, non saremo
disponibili – lo si sappia fin d’ora – a far parte di
una lista raccogliticcia, dove siano contemporaneamente
presenti coloro che vogliono governare per governare –
il che da noi in Alto Adige significa soltanto ambire ad
occupare un qualche posto di sottogoverno – e coloro che
ritengono che debbano essere affrontati, anche a muso
duro, problemi reali quali quelli della zona industriale
di Bolzano, della precarietà, dei servizi socio-sanitari
e della scuola. Il tutto si tradurrebbe infatti in un
pasticcio, proprio come quello di Pace e Diritti, magari
pure in sedicesimo; un pasticcio rispetto al quale un
eventuale e miracolato eletto potrebbe poi agilmente
divincolarsi ed agire indisturbato, magari facendo di
buona grazia la questua ai singoli partiti a piè di
lista, perché possano tenere aperte le loro sedi e
possano fare una qualche iniziativa, ma semmai su temi
generali, senza incidere minimamente su quanto avviene
in provincia.