Piena e convinta adesione dei Comunisti Italiani del
Trentino Alto Adige alla manifestazione nazionale che si
terrà a Roma il 4 novembre contro la precarietà che
anche in provincia, anche a Bolzano, inizia a
caratterizzare pesantemente i rapporti di lavoro, sia
nel settore pubblico che in quello privato.
Il lavoro precario è una vera e propria emergenza
sociale: infatti la precarietà non è solo una condizione
lavorativa, caratterizzata da incertezza, bassi salari e
poche tutele, ma è anche una condizione di vita che non
consente ai più giovani, ma ormai anche ai non più
giovani, di programmare la quotidianità con i suoi
piccoli e grandi progetti, che ognuno deve poter
coltivare.
È giunto perciò il momento di rivendicare a gran
voce un cambiamento netto di tutta la legislazione che
in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita
sociale, per conquistare il diritto a condizioni di vita
dignitose, per la libertà di decidere per sé e per il
proprio avvenire.
La fine del regime della precarietà, che oggi tocca
milioni di lavoratrici e lavoratori, passa prima di
tutto attraverso l’abrogazione delle tre leggi simbolo
della politica per la precarietà del governo delle
destre: la Legge 30, la legge Bossi-Fini sui migranti e
la legge Moratti sulla scuola.
Una vera e propria riscrittura di tutta la
legislazione sul lavoro e sull’occupazione deve mettere
fine a tutte le forme di precarietà permanente e
diffusa, combattere il lavoro nero e sottopagato,
contrastare la caduta dei salari, la flessibilità
selvaggia negli orari, il peggioramento delle condizioni
di lavoro e far sì che il lavoro a termine torni ad
essere solo un eccezione.
Il settore pubblico deve dare l'esempio: lo sblocco
delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e
l’assunzione a tempo indeterminato dei precari che
lavorano nei servizi pubblici è anche condizione prima
per una buona amministrazione. Senza un lavoro stabile
non vi può essere un servizio pubblico adeguato che
garantisca a tutti i diritti di cittadinanza.
La stabilizzazione di tutti i precari che da anni
lavorano nella pubblica amministrazione e nel privato
deve inoltre andare di pari passo con la fine dei
processi di esternalizzazione e privatizzazione dei
servizi pubblici; occorre riassorbire all’interno delle
strutture pubbliche il lavoro esternalizzato che viene
normalmente attuato al solo scopo di ridurre diritti e
salari.
I Comunisti italiani dell’Alto Adige, oltre ad
aderire alla manifestazione nazionale, chiedono che un
segnale forte venga lanciato anche a Bolzano sia
dalla Giunta provinciale che da quella comunale,
iniziando a dare delle risposte concrete nei propri
settori di competenza.
Chiediamo pertanto alla Giunta provinciale e alla
sua vicepresidente, nonché assessora al Lavoro, di
non disperdersi in amene discussioni sui posti apicali,
ma di seguire le orme di quella del Trentino, dando un
segnale di discontinuità rispetto ai blocchi delle
assunzioni e alle politiche contrarie alla
valorizzazione della pubblica amministrazione, come del
resto teoricamente riportato anche nel programma di
legislatura laddove si afferma che i "cosiddetti
contratti di lavoro atipici sono validi per esigenze
chiaramente limitate nel tempo, ma non devono in nessun
caso diventare la regola".
Tanto più un'assessora eletta in una lista
dall’enfatico titolo "Pace e diritti" dovrebbe prima di
tutto cercare di incidere rispetto a quelli che nel
proprio programma elettorale erano definiti "due temi
centrali" e cioè il miglioramento della sicurezza sul
lavoro e la lotta contro la precarizzazione del lavoro.
Invitiamo inoltre fortemente la Giunta di Bolzano
e l’assessore competente a realizzare in proposito
quanto a sua volta scritto nel programma con cui si
sono presentati alle elezioni del novembre scorso,
laddove si parlava esplicitamente di limitare la
precarietà del lavoro all’interno dell’amministrazione
comunale e di rapporti di lavoro da stabilizzare.
Dalle promesse elettorali un anno è ormai passato ed
i segnali in proposito sono stati davvero pessimi. Non
si è manifestata alcuna reale volontà politica di mutare
lo stato di cose esistenti e la disciplina del Patto di
stabilità è diventata un feticcio che ha coperto la
riduzione dei posti nella pianta organica
dell’amministrazione comunale, l’avvio di nuove
esternalizzazioni e addirittura l’accettazione del
principio che d’ora in poi tutte le nuove assunzioni
saranno a tempo determinato.
In realtà la camicia di forza che impedisce di
affrontare il nodo del lavoro precario non è il Patto di
stabilità o i nuovi tagli del bilancio comunale che si
prospettano, ma l’assenza di una precisa volontà
politica delle due Giunte e l’atteggiamento imbelle di
chi dovrebbe rappresentare più compiutamente tali
istanze. Basterebbe spostare l’occhio solo a cinquanta
chilometri di distanza per notare che ci si può muovere
altrimenti: nello scorso giugno in Trentino la Giunta
Provinciale ha presentato un disegno di legge per
stabilizzare il personale precario, pur in presenza di
vincoli analoghi a quelli esistenti in Alto Adige.
All’assessore al personale del Comune di Bolzano
sarebbe forse il caso di spiegare che demagogia non è
richiedere la riduzione delle indennità da capogiro dei
consiglieri comunali in tempi di vacche magre, tanto più
nel mentre si permette la riduzione del personale
dell’amministrazione comunale, demagogia è semmai
sottoscrivere un programma puramente elettoralistico che
non si ha alcuna intenzione o possibilità di rispettare.
Se non si è in grado di incidere negli equilibri
politici di Giunta, pur avendo i voti per farlo, le
dimissioni sarebbero l’unico atto di decenza. Davvero
troppo sarebbe doversi sciroppare un comunicato sulle
politiche mondiali di stampo neoliberista, nel mentre si
è succubi e silenti rispetto al proprio ambito di
competenza.