Comunicato Stampa
del 21 giugno 2005

Partito dei Comunisti italiani
Federazione del Trentino Alto Adige

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Ai quotidiani ed alle emittenti radio-televisive locali

Oggetto: IL P.d.C.I. DEL TRENTINO-ALTO ADIGE INVITA I CITTADINI A VOTARE NO AL REFERENDUM: LA NOSTRA COSTITUZIONE VA ATTUATA NON DEMOLITA  

   

         Berlusconi e soci se ne sono appena andati, ma hanno lasciato la polpetta avvelenata dietro di sé: la (contro)riforma della Costituzione approvata dalla loro maggioranza il 15 novembre dello scorso anno.

Il 25 e 26  giugno si vota per confermare o no quelle modifiche. Le presentano come misure necessarie per rendere più snello il funzionamento del Parlamento. In realtà alcune lo rendono più caotico, altre sono inutili, altre sono autentiche stupidaggini.

Ma tre articoli stravolgono totalmente la natura democratica e antifascista della Costituzione e aprono la porta a un'autentica dittatura, quale che sia non importa.

Prevedono l'elezione diretta del primo ministro (art. 92) con potere di nominare e revocare i ministri (art. 95) e di sciogliere in ogni momento la Camera senza nemmeno motivare la decisione (art. 88). Con ciò il primo ministro diventa padrone assoluto del governo e del Parlamento, senza nessun potere che lo possa contrastare.

Con la possibilità di essere licenziati in tronco infatti i ministri saranno solo docili e fedeli servitori del padrone. Nessun deputato della maggioranza oserà negargli la fiducia sapendo che questo comporta nuove elezioni e il rischio di non essere più nemmeno candidato. I voti contrari e le manifestazioni delle opposizioni serviranno solo a spacciare per buona una semplice parvenza di democrazia. Si introduce di fatto una dittatura personale.

Questa non è una modifica, è un attentato alla Costituzione. È dunque di estrema importanza il 25 e 26 giugno far sentire la propria voce ed esprimere un forte e largo NO contro questa polpetta berlusconiana che avvelena i pozzi della democrazia: la nostra Costituzione va attuata, non demolita. 

 

Ma, se non bastasse, c'è dell'altro.

Il nuovo articolo 117 dà alle Regioni la potestà esclusiva di fare leggi in materia di assistenza e organizzazione sanitaria e di organizzazione scolastica. Diritti fondamentali come la salute e l'istruzione non saranno più eguali per tutti ma dipenderanno dalla sensibilità e dall'efficienza degli amministratori regionali e dalle risorse economiche delle singole Regioni. Principi fondamentali come la pari dignità ed eguaglianza di trattamento di tutti i cittadini sono annullati d'un colpo. 

In base all'Art. 87: "Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato, rappresenta la Nazione ed è garante della Costituzione e dell’unità federale della Repubblica" (testo attuale: "Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale"). Ne consegue che:

1. Il Presidente della Repubblica non rappresenta più "l'unità nazionale, ma la Nazione. Qual è la differenza? La Nazione potrebbe anche essere divisa, visto che nel nuovo testo il Presidente della Repubblica non rappresenta più l'unità nazionale.

2. Dopo avergli tolto ogni potere, il Presidente della Repubblica è promosso "garante della Costituzione". Ma garante della Costituzione non può essere che la Corte Costituzionale. È nominata apposta. Solo quella può decidere se un atto è conforme o contrario alla Costituzione. Il Presidente della Repubblica al massimo può mandare un messaggio al Parlamento, quando gli sembra che la Costituzione sia violata.

3. E' promosso anche garante "dell'unità federale della Repubblica ". Con quali mezzi? Con un messaggio alle Camere? Non è ridicolo?

E infine la ciliegina:

L'attuazione degli articoli. 56 e 57, proprio quelli che prevedono la demagogica riduzione dei deputati (da 630 a 518) e dei senatori (da 316 a 252) viene rinviata dall'articolo finale (disposizione transitoria, primo comma) alla XVI legislatura, che comincerà nel 2016. Fra 10 anni ! E il secondo comma prevede però che "[…] fino all'adeguamento della legislazione elettorale alle disposizioni della presente Costituzione trovano applicazione le leggi elettorali per il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale". Cioè: si voterebbe con la legge elettorale varata dalla maggioranza Berlusconi, definita una "porcata" dallo stesso Calderoli.

Bolzano, lì 21 giugno 2006
 

Partito dei Comunisti Italiani

Federazione Trentino Alto Adige



Il fermo NO dei Comunisti Italiani allo stravolgimento della Costituzione
di Paola Pellegrini