Comunicato Stampa
del 3 luglio 2004

Partito dei Comunisti italiani
Federazione del Trentino Alto Adige
Sezione di Bolzano

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Ai quotidiani ed alle emittenti radio-televisive locali

 

Oggetto: Il risultato dei ballottaggi conferma l'analisi dei Comunisti Italiani (anche per i suoi primi riverberi bolzanini)

 

 

Mercoledì sera si è riunita la sezione di Bolzano dei Comunisti Italiani per approfondire - dopo il risultato dei ballottaggi -  l'analisi dell'esito delle elezioni europee ed amministrative e per analizzare anche i primi riverberi di tale esito rispetto alla situazione politica locale.

A livello nazionale per il P.d.C.I. i risultati di questa tornata elettorale possono considerarsi davvero significativi: il nostro partito cresce e si consolida ovunque, sia in percentuale - arrivando a toccare il 2,4% - che soprattutto in termini assoluti, con in totale ben 160mila voti in più - pari al 20% in più del nostro elettorato rispetto alle europee.

Nel suo insieme anche per le forze a sinistra del Listone il risultato è ragguardevole: la somma delle forze di sinistra  raggiunge, considerando anche la lista Di Pietro-Occhetto, il 13%.

In termini generali il fatto politico essenziale delle elezioni europee è a due facce: da un lato il crollo del partito di Berlusconi, data la redistribuzione del suo elettorato in gran parte fra Udc e Lega Nord, non scalfisce che marginalmente  il blocco elettorale del centrodestra - appunto solo marginalmente intaccato dalle forze moderate di centrosinistra - dall'altro  il magro risultato del Listone  - che, nonostante l’appropriazione del simbolo dell’Ulivo e la forza obiettiva della figura di Prodi, raccoglie solo  il 31.1, contro il 32.6 alle europee del 1999 - segna il ridimensionamento dell'ipotesi del partito riformista, mentre la prospettiva di una sinistra da unire ne esce rafforzata. Una sinistra molto più ampia del cartello delle forze politiche che la compongono. La sinistra che si è ritrovata sempre insieme sul tema cruciale della lotta per la pace. Ma una sinistra che non può prescindere dalle forze politiche, dalle culture, dalle identità che la costituiscono e fra queste, quella dei Comunisti italiani.

Per converso il risultato delle amministrative - anche dopo i ballottaggi -  segna invece la schiacciante vittoria del centro-sinistra che, presentandosi con la sua identità plurale, ma senza l'artificiosa presenza del Listone, ha permesso sia all'elettore del centro democratico sia all'elettore di sinistra di esprimere da un lato i propri convincimenti politici e dall'altro un chiaro no alla fallimentare politica del centro-destra. Non più disorientati nel dedalo del politicismo di quello che doveva essere il "valore aggiunto" del listone e che è invece chiaramente emerso come il frutto acerbo di una forzosa unità di facciata, gli elettori del centro-sinistra hanno potuto dimostrare che sono maggioranza nel Paese e che questa maggioranza non ne può più della devastante politica del trio Berlusconi-Fini-Bossi.

I primi effetti di tale segnale politico si possono già vedere nelle scomposte mosse del centro-destra: è l'ora dei "lunghi coltelli" e di qualche "vittima sacrificale", ma non ancora quella del "si salvi chi può". E questo, purtroppo, solo perché alle europee il centrodestra ha sì ridimensionato il ruolo del proprio monarca - forse ormai troppo unto dal Signore per non rischiare di scivolare - ma ha complessivamente retto, grazie anche a chi ha ideato un ben strano marchingegno politico-elettorale: il "triciclo".

Passando ad esaminare i risultati di questa tornata elettorale nella nostra Regione si può affermare, con senso della misura, che complessivamente possono considerarsi positivi: sia pure a piccoli passi, il nostro partito sta crescendo e consolida i risultati precedentemente conseguiti con un trend positivo che dalle precedenti europee arriva fino al 13 giugno 2004: si è così passati dai 2746 voti delle europee del ’99 ai 3075 voti delle politiche del 2001, per arrivare agli attuali 3681 voti.

Anche in provincia di Bolzano, rispetto alle precedenti consultazioni del 1999, il nostro partito è aumentato lievemente sia in percentuale (dallo 0,3% allo 0,4%) che in voti assoluti (da 810 a 1124). Ed è anche aumentato rispetto alle politiche (dove eravamo sempre allo 0,3%, ma con 834 voti). Non è stato invece possibile ripetere l’exploit delle ultime amministrative, in quanto, più che il ritorno di Rifondazione – che ha solo ritoccato uno dei suoi peggiori risultati e cioè proprio quello delle precedenti europee –,  si è fatto pesantemente sentire l’effetto Lilly Gruber.

I molteplici paradossi del successo della Gruber, che  almeno in questa provincia – caso piuttosto raro  – ha permesso alla lista Uniti per l’Ulivo di superarare abbondantemente la somma dei risultati dei singoli partiti che la compongono, si stanno ora facendo più visibili anche ad un osservatore tra i non più attenti.

Il primo paradosso è stato quello di permettere, di fatto, proprio con i suoi voti - consenso che è stato espresso ad una giornalista che fa della difesa dell'indipendenza della stampa uno dei suoi punti forti - l’elezione, forse per la legge del contrappasso, del magnate dell’editoria locale, Michl Ebner. L’esponente della SVP è stato infatti eletto - in base alla legge elettorale che tutela le minoranze linguistiche - solo perché la sua lista si è collegata a quella di Uniti per l’Ulivo.

Il secondo paradosso è stato quello di riuscire a calamitare su di sé - una candidata di tutto rispetto, ma comunque politicamente più sul versante moderato del centrosinistra e le scelte compiute appena dopo le elezioni lo hanno confermato - anche gran parte del consenso dell'elettorato di sinistra, scatenando per di più a livello locale - per opera di qualche impavido esponente politico - l'improvvido quanto strumentale tentativo di appropriarsi in modo indebito del personale successo elettorale della stessa Gruber.

Il terzo, ma forse più veniale e alquanto indiretto, paradosso è stato quello non di unire le forze del centro-sinistra locale, ma di scatenare nuovamente la bagarre sul toto-sindaco di Bolzano. Immaginando chissà quali nuovi rapporti di forza all'interno del centrosinistra bolzanino, non mancano neppure  autocandidature piuttosto baldanzose. Comunque un refresh, solo più diretto, rispetto a quanto già accaduto solo otto mesi fa, guarda caso, anche dopo un'altra tornata elettorale, una bagarre che rischia però di trasformarsi nel gioco dell'estate, con tanto di eventuale estrazione finale - dal cappello della politica dei nomi - di un qualche ben nutrito coniglio.

Per noi, Comunisti Italiani, che centro-destra o centro-sinistra non significano la stessa cosa, non si tratta di nomi, ma di contenuti ed è su questi che siamo disposti ad un confronto aperto, un confronto che si allarghi a tutte le forze del centro democratico e della sinistra per individuare quelle che dovranno essere le linee portanti di un  progetto per la Bolzano del prossimo quinquennio, un progetto che per noi Comunisti Italiani dovrà avere come assi cartesiani i temi dello stato sociale e del lavoro.

Ma prima un invito: è il caso che si abbandoni il metodo, da talune forze fino ad ora seguito, fatto di fittizi annunci e di candidature a mezzo stampa: la politica dei nomi - torniamo a ripetere - non è  nuova politica, è notabilato politico e pure quasi sempre perdente: non è scimmiottando il berlusconismo che si costruisce un’alternativa credibile e noi, se del caso, come abbiamo già avuto modo di dimostrare, non accetteremo il fatto compiuto.

Infine, tornando alle elezioni, un duplice ringraziamento: alle elettrici e agli elettori perché un voto ai Comunisti Italiani non è mai un voto per caso ed alle compagne e ai compagni che hanno dato l’anima in questa difficile campagna elettorale. Sono la nostra forza più grande.

Partito dei Comunisti Italiani

Federazione Trentino Alto Adige

il segretario regionale

Carlo Carlini