Il
documento politico
I - IL MONDO DOPO L11
SETTEMBRE
1
La minaccia terrorismo - La
mostruosa strage terroristica alle Twin Towers
di New York e al Pentagono di Washington
rivela di colpo a tutto il mondo la drammaticità
dello scenario internazionale e i rischi di unimmane
catastrofe nella quale tutta lumanità può
essere trascinata. Su questo avvenimento, sulle
sue implicazioni, su tutto ciò che è avvenuto
dopo o che ancora avverrà occorre ragionare
prima di ogni cosa, per dare un senso e un
contesto alla discussione congressuale.
Partiamo
da una premessa categorica: i comunisti italiani,
per loro natura e ispirazione ideale, sono
irriducibilmente contro il terrorismo. Il
terrorismo, nelle forme e nelle dimensioni che ha
assunto dall11 settembre 2001, annuncia la
barbarie e nega lumanità, rende le masse
passive, annulla lagire politico, comprime
la democrazia.
E
dunque assolutamente necessario lottare con tutte
le forze, con la massima convinzione e
determinazione contro chi pratica una violenza
sconosciuta, cieca e su scala di massa. La lotta
al terrorismo mondiale diventa la priorità per i
governi e per i popoli. Non è un caso che
governi e Stati anche molto lontani dalla cultura
degli Stati Uniti dAmerica e dallorientamento
politico del Presidente Bush abbiano espresso
solidarietà agli Stati Uniti e disponibilità a
una comune lotta contro il terrorismo.
Il
terrorismo rappresenta la negazione di qualsiasi
lotta rivoluzionaria. Va respinto il misero
tentativo delle destre di identificare le lotte
rivoluzionarie, antimperialiste e di liberazione,
la storia stessa del movimento operaio e
comunista con il terrorismo. Occorre una risposta
ferma dei comunisti, della sinistra, dei
democratici, soprattutto in Italia dove il
terrorismo si è drammaticamente rivelato proprio
per impedire ai comunisti lavvicinamento e
lingresso nel governo.
La
posizione di Arafat, che si è dichiarato pronto
a entrare nella coalizione mondiale
antiterrorismo proposta dagli Stati Uniti, è una
scelta giusta, straordinariamente lungimirante e
politicamente importantissima. Pur consapevoli
del cupo quadro politico attuale in Medioriente,
ci auguriamo che venga raccolta. Essa rappresenta
pienamente la fase nuova che si è aperta.
I
comunisti hanno combattuto il terrorismo nel
nostro Paese anche con un contributo di vite
umane e continueranno a combatterlo dovunque e
sotto qualsiasi forma esso si annidi.
La
nostra solidarietà alle popolazioni colpite,
alle vittime della tragedia che ha sconvolto lAmerica
e il mondo intero, la solidarietà agli Stati
Uniti, è dunque piena e indiscussa.
La
chiara consapevolezza delle responsabilità
dirette e indirette delle competenti istituzioni
degli Stati Uniti che hanno sottovalutato il
pericolo del terrorismo, una volta sostenuto per
la lotta contro il comunismo, consentendo di
fatto, sullo stesso territorio degli Stati Uniti,
il dispiegarsi dellaffarismo e delle
attività criminali funzionali allimmane
strage dell11 settembre, non condiziona né
limita in alcun modo la nostra responsabile
posizione e la nostra piena solidarietà.
I
mandanti della strage devono essere ricercati,
giudicati e puniti nel modo più severo, senza
scusanti e giustificazioni. E il
momento di prendere posizione con nettezza: oggi
il terrorismo non può avere alcun alibi. Chi
dichiara di non essere né con Bush né con
Bin Laden, esprime soltanto la sua
impotenza di fronte ad un terrorismo che vuole
destabilizzare il mondo. Le responsabilità dei
governi degli Stati Uniti sono innumerevoli e
terribili; le ambizioni imperiali americane non
solo hanno determinato un dominio che ha
penalizzato tanta parte del mondo, ma hanno anche
contribuito ad alimentare il fondamentalismo che
li ha colpiti con barbara ferocia. Ma non si può
non cogliere che ad essere sotto attacco oggi non
è un modello di società, bensì la civiltà
intera.
I
complici, i fiancheggiatori, coloro che hanno
appoggiato i terroristi e gli hanno dato
consapevolmente asilo devono essere colpiti senza
tentennamenti. Non deve esserci però una
vendetta cieca che potrebbe aggiungere atrocità
ad atrocità. Il senso della ragione che comanda
e indirizza la forza deve perciò prevalere, e i
governi e i parlamenti di tutto il mondo devono
far sentire la propria voce.
Per
questo, allo stato dei fatti, ogni
predisposizione alla guerra sarebbe sbagliata,
pericolosa e inutile. Sarebbe sbagliata in
mancanza del nemico. Pericolosa,
perché comunque lavvio di una guerra
comporterebbe gravissimi rischi di una sua
progressiva espansione su scala mondiale, per luso
di armi sempre più distruttive, forse anche non
convenzionali, per il pericolo di causare un
incalcolabile numero di vittime incolpevoli.
Inutile,
perché presumibilmente una guerra non solo non
distruggerebbe il terrorismo, ma ne avrebbe un
effetto moltiplicatore. Per questo occorrerà
espletare ogni tentativo per evitare la guerra,
restituendo alla politica quel ruolo di direzione
che la carneficina negli States ha voluto
espropriare.
In
questa situazione, la lotta per la pace diventa
tanto più oggi per i Comunisti italiani un
obiettivo prioritario.
In
questo momento drammatico le strumentalizzazioni
della destra, in particolare nel nostro Paese, si
scaricano come primo effetto su immigrati e
irregolari dentro un clima neorazzista, xenofobo,
antiarabo, antislamico che sta montando, mentre
gli spazi di libertà, i caratteri dello Stato di
diritto, le conquiste e il tenore di vita dei
lavoratori, già in pericolo per la natura
autoritaria del governo Berlusconi, possono
essere colpiti ancor più pesantemente in uno
scenario esplicitamente bellico. Occorre invece
operare per il rafforzamento della sicurezza e
dellintelligence in Italia e
specificamente in Europa, nella prospettiva di
una sua piena unità politica e di una sua
autonomia anche militare, e contestualmente
difendere i livelli di libertà conquistati e
consolidati nel nostro Paese. Il terrorismo si
combatte, si previene e si neutralizza non solo
arrestando i nuclei ideatori o esecutori delle
azioni, ma anche isolandoli dalla società,
togliendo loro lacqua in cui si possano
muovere. Il terrorismo si contrasta costruendo
azioni di pace. E più che mai necessaria
la risoluzione del pluridecennale conflitto
mediorientale; pace e terra per i palestinesi,
nel pieno rispetto della libertà e della
sicurezza dello Stato di Israele è oggi un
imperativo. E altresì urgente labolizione
dellembargo contro Cuba e di quello contro
lIraq, che ha determinato un numero
incalcolabile di vittime innocenti.
2
Alla ricerca di un nuovo ordine mondiale -
Ma l11 settembre riposiziona su scala
mondiale il problema della natura della guerra al
tempo della globalizzazione. Davanti alle modalità
dellattacco terroristico, la guerra come è
stata conosciuta nel Novecento appare una
risposta superata e insufficiente persino a
garantire un dopoguerra pacifico: il conflitto
tende a configurarsi come interno al sistema
mondiale a cominciare dalla cittadella del
massimo sviluppo capitalistico; quindi
tendenzialmente non esistono più le condizioni
classiche della guerra fra Stati o fra alleanze
di Stati: il nemico esterno organizzato con un
esercito, un territorio, uno Stato.
Più
in generale la retorica sul nuovo ordine mondiale
successa al crollo dellUnione Sovietica
appare vuota e drammaticamente contraddittoria.
Si dimostra fallimentare lipotesi di un
controllo mondiale dal punto di vista politico,
tecnologico e militare da parte di una sola
superpotenza. I Comunisti Italiani, nellattuale
fase politica internazionale, ritengono utile
aggiornare i concetti leninisti relativi ai
guasti evidenti, nel divenire storico,
determinati dallimperialismo. I fatti
avvenuti affermano che oggi non esiste un nuovo
ordine mondiale, e dunque gli attuali strumenti
di rappresentanza, di governo, di ragionevole
regolazione si rivelano del tutto inadeguati.
Il
mondo è oggi caratterizzato da una radicale
instabilità determinata in primo luogo dalla
contraddizione fra pochi Paesi che hanno tutto e
molti Paesi che hanno poco o che non hanno nulla.
LONU, che comunque va sostenuta come unico
organo esistente di rappresentanza generale, da
tempo è stata in gran parte svuotata dautorevolezza
e di poteri; la Nato è uno strumento costruito
in ragione di una logica bipolare oggi superata;
lo stesso G 8 è la rappresentazione dello
squilibrio mondiale fra i paesi; a proposito del
problema del debito, il Fondo Monetario
Internazionale e la Banca Mondiale si sono
dimostrati strumenti di iniquità.
Il
mondo è sullorlo di una crisi che può
assumere proporzioni inaudite ed è comunque
probabile una reazione durissima da parte degli
Stati Uniti. Latto di barbarie estrema
commesso l11 settembre può innescare una
spirale di violenza globale e persino un
conflitto mondiale che porterebbe presumibilmente
ad immense devastazioni e forse ad una
regressione della civiltà umana, evitata nel
passato con la dissuasione dellequilibrio
del terrore e, viceversa, immanente oggi alla
presenza di un terrore senza la dissuasione di un
equilibrio. Ma questo non è inevitabile. Cè
unaltra strada, unaltra possibilità:
la vittoria della politica.
E
attuale, proprio nel momento più grave per lumanità
intera dal dopoguerra ad oggi, la costruzione di
un nuovo ordine mondiale fondato su altri
equilibri, una più equa distribuzione delle
risorse, un diverso ruolo dei Paesi e dei popoli,
un altro rapporto fra le civiltà umane e lambiente,
superando, ove necessario, pregiudizi e categorie
datate, e ritrovando, in questo scenario, la
funzione e la missione di unEuropa unita,
democratica, autonoma e solidale. Parimenti
occorre operare per una riforma degli strumenti
di rappresentanza mondiale e delle alleanze
politiche e militari che sono state di fatto
superate dallattuale situazione sul pianeta.
Questo richiede una svolta radicale nella politica
di governi e di Stati, una profonda modificazione
degli orientamenti e dello senso comune di tanti
popoli, e può consentire la soluzione di
conflitti antichi e recenti che rappresentano una
delle ragioni dellattuale instabilità
mondiale. Per questo la lotta per la pace è oggi
allordine del giorno.
Si
rivela così lungimirante lintuizione, di
più di ventanni fa, di Enrico Berlinguer
che, in tuttaltro scenario e con tuttaltri
rapporti di forza, immaginava un governo mondiale.
Quella
che allora apparve una generosa utopia è oggi
una necessità inderogabile davanti al pericolo
concreto di una barbarie mondiale. Questa è la
svolta politica a cui i Comunisti italiani sono
oggi chiamati davanti a un evento, l11
settembre, che ha già cambiato la storia. Senza
un nuovo e democratico ordine mondiale, non può
esserci un governo mondiale che garantisca pace,
sicurezza, sviluppo nella giustizia.
...
Continua ...
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