Per la scuola della Costituzione:
No alla controriforma Moratti

16 aprile   ore 20.30

 Trento

Centro servizi culturali S. Chiara

  Via Santa Croce  67

Un'altra Scuola è possibile:

 PIÙ ISTRUZIONE PER TUTTI

introduce

Carlo Carlini

segretario regionale del PdCI

interviene

Lucia Coppola

presidente del consiglio provinciale dell’istruzione

 

conclude

Piergiorgio Bergonzi

responsabile nazionale scuola del PdCI

 

tutti i cittadini sono invitati

 

 

 

Per la scuola della Costituzione:
No alla controriforma Moratti

Con il primo decreto attuativo della Legge n. 53 del 28 marzo 2003 – inerente la scuola d’infanzia ed il primo ciclo d’istruzione – si fa sempre più palese il disegno della destra al governo: la demolizione sistematica della scuola pubblica; un disegno che è agli antipodi rispetto a quanto scritto nella Carta Costituzionale che nella scuola pubblica, nel diritto per tutti ad un’istruzione qualificata individua un presupposto imprescindibile di democrazia.

Contro la scuola della Costituzione la controriforma del ministro Moratti prospetta invece un modello scolastico di tipo ottocentesco: dequalifica la scuola pubblica per lasciare spazio ai "centri di eccellenza" gestiti dai privati. Della serie: "chi ha i soldi studia e gli altri si arrangiano" (l’abolizione mascherata del “tempo pieno” è, a questo proposito, quanto mai significativa).

Di questo disegno controriformatore due risultano essere gli assi portanti: la canalizzazione precoce e la riduzione del tempo-scuola.

A prescindere dal fatto che già a 12 anni, vale a dire in seconda media, il percorso dell’alunno dovrà orientarsi sulla base dei corsi di approfondimento prescelti, la scelta di canalizzazione precoce tra istruzione  e formazione professionale corrisponde alle domande più immediate e grette del mondo del lavoro e minaccia di pregiudicare il futuro di moltissimi giovani. La formazione professionale, infatti, se non è supportata e integrata con un livello di formazione culturale adeguato, costituirà in prospettiva un impedimento insormontabile per l'accesso a nuove attività lavorative, per l'emancipazione sociale e lavorativa dei giovani. Più che la magnificata e tanto in auge flessibilità, il risultato sarà dunque la precarietà a perdere.

In una società complessa come la nostra, più ampia è la formazione generale del giovane, più grande sarà la sua capacità di trattare ed affrontare problemi specifici; la controriforma Moratti è l'opposto di tutto ciò e incentiva fenomeni che abbassano il livello di scolarizzazione medio. A questi fenomeni non si risponde costringendo giovani non ancora quattordicenni a darsi una preparazione lavorativa definita, bensì elevando l’obbligo scolastico all’istruzione, rinviando la specializzazione ad un periodo successivo. Questa è la scelta necessaria per garantire i diritti di cittadinanza compreso il diritto al lavoro.

La scelta della riduzione del tempo-scuola è complementare e funzionale a quella della canalizzazione precoce.  La controriforma Moratti prevede infatti di ridurre a 27 ore settimanali il curricolo obbligatorio destinato agli insegnamenti principali (fra cui si ritrova la religione cattolica). In sostanza si sceglie di mandare molto meno i ragazzi a scuola. Ad ogni giovane del nostro Paese verranno strappati quasi due anni di tempo-scuola, due anni preziosi per la propria formazione.

Se possibile, il percorso di attività facoltative previsto nel progetto governativo aggrava la situazione dal punto di vista della discriminazione sociale. Infatti le attività facoltative riguarderanno discipline ritenute non principali quali: competenze motorie e sportive, musica, pittura, eccetera; dovranno essere istituite sul territorio (non in ogni singola scuola) e potranno essere "acquisite" anche fuori dalla scuola. Il risultato è che il percorso formativo si trasforma in un percorso personale, in cui la famiglia, in base alle capacità economiche e culturali, sceglie i servizi formativi ritenuti più adatti al proprio figlio.

Il disegno controriformatore appena tratteggiato rischia di trovare proprio in Trentino  la sua prima piena attuazione. Con il protocollo d’intesa MIUR-PAT – sotto il linguaggio paludato che parla di “proposta di sviluppo del modello di istruzione trentina” – si attuano, infatti, addirittura in anticipo, sia pure in forma “sperimentale”, proprio i due elementi-cardine della controriforma Moratti: la canalizzazione precoce e la riduzione del tempo-scuola. In Trentino è dunque il caso di associare alla domanda dove va il sistema scolastico italiano anche la domanda di dove stia andando la scuola dell’autonomia.

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