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Per la scuola della Costituzione:
No alla controriforma Moratti
Con il
primo decreto attuativo della Legge n. 53 del 28 marzo 2003 –
inerente la scuola d’infanzia ed il primo ciclo d’istruzione –
si fa sempre più palese il disegno della destra al governo: la
demolizione sistematica della scuola pubblica; un disegno che è
agli antipodi rispetto a quanto scritto nella Carta
Costituzionale che nella scuola pubblica, nel diritto per tutti
ad un’istruzione qualificata individua un presupposto
imprescindibile di democrazia.
Contro
la scuola della Costituzione la controriforma del ministro
Moratti prospetta invece un modello scolastico di tipo
ottocentesco: dequalifica la scuola pubblica per lasciare spazio
ai "centri di eccellenza" gestiti dai privati. Della serie: "chi
ha i soldi studia e gli altri si arrangiano" (l’abolizione
mascherata del “tempo pieno” è, a questo proposito, quanto mai
significativa).
Di
questo disegno controriformatore due risultano essere gli assi
portanti: la canalizzazione precoce e la riduzione del
tempo-scuola.
A
prescindere dal fatto che già a 12 anni, vale a dire in seconda
media, il percorso dell’alunno dovrà orientarsi sulla base dei
corsi di approfondimento prescelti, la scelta di canalizzazione
precoce tra istruzione e formazione professionale corrisponde
alle domande più immediate e grette del mondo del lavoro e
minaccia di pregiudicare il futuro di moltissimi giovani. La
formazione professionale, infatti, se non è supportata e
integrata con un livello di formazione culturale adeguato,
costituirà in prospettiva un impedimento insormontabile per
l'accesso a nuove attività lavorative, per l'emancipazione
sociale e lavorativa dei giovani. Più che la magnificata e tanto
in auge flessibilità, il risultato sarà dunque la precarietà a
perdere.
In una
società complessa come la nostra, più ampia è la formazione
generale del giovane, più grande sarà la sua capacità di
trattare ed affrontare problemi specifici; la controriforma
Moratti è l'opposto di tutto ciò e incentiva fenomeni che
abbassano il livello di scolarizzazione medio. A questi fenomeni
non si risponde costringendo giovani non ancora quattordicenni a
darsi una preparazione lavorativa definita, bensì elevando
l’obbligo scolastico all’istruzione, rinviando la
specializzazione ad un periodo successivo. Questa è la scelta
necessaria per garantire i diritti di cittadinanza compreso il
diritto al lavoro.
La
scelta della riduzione del tempo-scuola è complementare e
funzionale a quella della canalizzazione precoce. La
controriforma Moratti prevede infatti di ridurre a 27 ore
settimanali il curricolo obbligatorio destinato agli
insegnamenti principali (fra cui si ritrova la religione
cattolica). In sostanza si sceglie di mandare molto meno i
ragazzi a scuola. Ad ogni giovane del nostro Paese verranno
strappati quasi due anni di tempo-scuola, due anni preziosi per
la propria formazione.
Se
possibile, il percorso di attività facoltative previsto nel
progetto governativo aggrava la situazione dal punto di vista
della discriminazione sociale. Infatti le attività facoltative
riguarderanno discipline ritenute non principali quali:
competenze motorie e sportive, musica, pittura, eccetera;
dovranno essere istituite sul territorio (non in ogni singola
scuola) e potranno essere "acquisite" anche fuori dalla scuola.
Il risultato è che il percorso formativo si trasforma in un
percorso personale, in cui la famiglia, in base alle capacità
economiche e culturali, sceglie i servizi formativi ritenuti più
adatti al proprio figlio.
Il
disegno controriformatore appena tratteggiato rischia di trovare
proprio in Trentino la sua prima piena attuazione. Con il
protocollo d’intesa MIUR-PAT – sotto il linguaggio paludato che
parla di “proposta di sviluppo del modello di istruzione
trentina” – si attuano, infatti, addirittura in anticipo, sia
pure in forma “sperimentale”, proprio i due elementi-cardine
della controriforma Moratti: la canalizzazione precoce e la
riduzione del tempo-scuola. In Trentino è dunque il caso di
associare alla domanda dove va il sistema scolastico italiano
anche la domanda di dove stia andando la scuola dell’autonomia.
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
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