COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA
CONCERNENTE IL " DOSSIER MITROKHIN " E L'ATTIVITÀ
D'INTELLIGENCE ITALIANA
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RESOCONTO STENOGRAFICO DELL'INTERVENTO DEL
SENATORE LUIGI MARINO
NELLA 61ª SEDUTA
MERCOLEDI' 22 SETTEMBRE 2004
Signor Presidente, non ho provveduto a redigere un testo, quindi
non posso allegare alcunché.
Ecco perché chiedo un po' di pazienza ai colleghi.
Confesso che quando ebbi ad esprimere il mio voto contrario al
disegno di legge istitutivo di questa Commissione, mi chiesi
quale fosse l’obiettivo principale dei suoi presentatori. Pensai
fosse quello di sferrare un attacco al PCI, alla sua storia e
alle sue figure storiche. In realtà, gli obiettivi della
maggioranza, che si sono venuti meglio e più chiaramente
delineando nel procedere dei nostri lavori, erano e sono
molteplici. Intanto quello da me temuto sin dall'inizio, poi
quello di colpire tante personalità insigni della nostra
Repubblica, compresi alcuni padri costituenti, infine quello di
riscrivere la storia e dimostrare quel che a mio avviso è
indimostrabile e ridicolo. Mi riferisco all'assunto che, dalle
tanti stragi, all'assassinio di Moro ed ancora oltre, tutto ciò
che è avvenuto nel nostro Paese, sia opera del KGB e che lo
zampino del KGB abbia accompagnato sostanzialmente il difficile
processo storico della nostra Repubblica.
Signor Presidente, ho cercato di capire, anche con un certo
distacco intellettuale, la ratio di tutto ciò; tuttavia mi sono
detto che, dal 1917 in poi, dal Trattato di Rapallo con il
reciproco riconoscimento dei due Paesi, persino durante il
ventennio fascista, da Franco Marinotti a Raffaele Mattioli, e
successivamente da Enrico Mattei - lei, signor Presidente,
ricorderà i grandi titoli pubblicati sui giornali della destra "Mattei
ci vende alla Russia" - , fino ad arrivare a Valletta, dall’Eni
alla Fiat, da Togliattigrad, sino ai giorni nostri, l’Italia e
l’Unione Sovietica sono sempre stati Paesi amici o comunque non
ostili anche quando appartenevano ad alleanze diverse. In un
libro di qualche decennio fa, il dottor Giorgio Fabre scrive con
tanta puntualizzazione che, escluso lo strettissimo periodo
bellico, cioè fino a poco tempo prima e subito dopo la guerra, i
rapporti del nostro Paese con l’Unione Sovietica sono sempre
stati ottimi ed improntati ad una fattiva e reciproca
collaborazione in tutti i campi, stante anche la
complementarietà dell’economia: la Russia dispone di grandi
materie prime e noi siamo un grande Paese trasformatore; anche
Sergio Romano, in una delle sue ultime pubblicazioni "Guida alla
politica estera italiana", ha parlato di rapporti
tradizionalmente amichevoli.
Allora, se quelli sono gli obiettivi, cioè riscrivere la storia
e così via, mi sono chiesto perché è stata scelta una
Commissione d’inchiesta, voluta - come ha ricordato l'onorevole
Bielli - dalla maggioranza, per scrivere una controstoria. Mi
sono ricordato, tra l’altro, che il senatore Taviani,
recentemente scomparso, nel suo libro di memorie "Politica a
memoria d'uomo" ha scritto: "Spero che nessuno abbia l’illusione
di ricostruire la storia con una Commissione d’inchiesta", tanto
più quando essa è voluta dalla maggioranza, con uno scopo che
diventa necessariamente politico.
Ho chiesto di disporre di un po' di tempo in più perché - come i
colleghi sanno - sono stato nominato membro di questa
Commissione con qualche anno di ritardo. Mi voglio, pertanto,
attenere anzitutto ai dati di fatto che ho cercato anch'io di
acquisire. La Commissione Mitrokhin non dispone di informazioni
o documentazione diretta: Mitrokhin si è rifiutato, prima della
sua scomparsa, di incontrare questa Commissione. Disponiamo,
quindi, solo di informazioni di seconda mano. Inoltre, di fatto,
è stato negato l’accesso agli "appunti" originali forniti da
Mitrokhin, così come l'incontro con i funzionari del MI6 che
hanno gestito la fonte Impedian. Mitrokhin non ha ricoperto
incarichi o uffici operativi ed ha avuto accesso solo ad
informazioni elaborate da altri. D'altra parte, come è noto, in
tutti i Servizi segreti del mondo il lavoro degli archivi si
svolge per compartimenti; pertanto, sorprende effettivamente
anche uno come me, che è digiuno in materia, il fatto che un ex
archivista possa avere avuto accesso a tutto questo enorme
materiale. I report arrivati, quindi, non costituiscono
materiale originale del KGB, né riportano le note di Mitrokhin,
ma sono semplicemente un’elaborazione delle note del transfuga
Mitrokhin da parte degli inglesi. Tra l’altro, signor
Presidente, lei ricorderà che, poiché ci troviamo di fronte ad
una traduzione dall’inglese all'italiano rispetto ad un testo
già tradotto dal russo all'inglese, - e io ebbi già modo di dire
che la poesia è quello che scompare nella traduzione ! - ,
figuriamoci poi nella doppia traduzione, con tutto quello che ne
consegue, che cosa è rimasto. È un dato di fatto, inoltre, che
tutti i casi sono stati archiviati: si chiamino Rodo, Isba,
Ovation o Mitrokhin. Qualcuno, però, potrebbe affermare che,
quello acquisito, è sempre e comunque un materiale utilizzabile
per fini storiografici. Chi ha letto "Lezioni di metodo storico"
di Chabod sa che un documento, anche se è falso o di dubbia
autenticità, può servire per la ricostruzione storica. Tutto può
servire, tutto fa brodo!
Signor Presidente, per quanto riguarda il dossier Mitrokhin, le
note e quant’altro, ci troviamo di fronte a cartacce. Infatti, a
prescindere dal fatto che la maggior parte del materiale offerto
da Mitrokhin è stato classificato dai britannici come categoria
C, cioè che non presenta rischi di interesse nazionale, o anche
di categoria G, cioè di rilevanza assolutamente marginale, tutti
sanno che con la dissoluzione dell’Unione Sovietica (in
sostanza, con la lotta tra Gorbaciov, presidente dell'Unione
Sovietica, ed Eltzin, presidente della Russia, dalla quale è
scaturita la dissoluzione), vi è stato il caos totale. Dopo
l’agosto 1991, il caos totale ha investito inevitabilmente anche
i Servizi segreti e gli archivi. Pertanto, c'è stato il
frazionamento del KGB e degli archivi, anche a livello
repubblicano. Gli archivi sono stati saccheggiati un po' ovunque
e vi è stata la compravendita dei fascicoli addirittura per
strada: è stato scritto che a volte si è trattato di un vero e
proprio "scartiloffio" offerto a chi facesse l'acquisto in
dollari o in valuta pregiata.
Vi è stato anche un uso strumentale di queste carte per
compromettere le nuove classi dirigenti (basti ricordare
Landsbergis in Lituania o De Maziere in Germania Orientale), che
a volte sono servite per la resa dei conti all'interno degli
stessi Servizi, anche ai più alti livelli istituzionali.
I vari decreti di riforma del KGB hanno prodotto buchi negli
archivi anche da parte dei nuovi gestori degli stessi, mentre
molti altri documenti - l'Italia docet - restano ben conservati
in strutture di tipo militare di difficilissimo accesso.
Ripeto che si tratta di cartacce. Ricordo ancora quando abbiamo
audito Kolosov, invitato ad un bel soggiorno romano, il quale
anche alle domande del senatore Andreotti ha risposto: "Tutti si
sono messi a scrivere. Non ho letto Mitrokhin. Hanno scritto
tanti".
Insomma, questo dossier è stato divulgato soltanto in Italia,
infarcito di notizie spesso discordanti, contraddittorie e a
volte palesemente false e Mitrokhin non ha mai voluto incontrare
la nostra Commissione. Mi chiedo e chiedo a voi: è credibile che
abbia lavorato indisturbato per tanti e tanti anni senza essere
scoperto ? È credibile l’avventuroso e per certi versi ingenuo
modo di occultare quanto trascritto ? (ci voleva una collina
intera, tutto il giardino, altro che il pavimento di una dacia
per conservare quanto andava annotando).
Gli errori e le inesattezze contenute nelle schede sono
derivate solo dalla traduzione dal russo in inglese ? Nel 1992,
come è noto, gli inglesi fecero uscire dalla Russia
Impedian-Mitrokhin e la sua famiglia; ebbene, se prendiamo il
libro di Andrew "L'archivio Mitrokhin", alla nota 1 del capitolo
I (il libro, lo ricordo, è del 1999) è scritto testualmente:
"per tutelare i parenti rimasti in Russia Mitrokhin è restio a
fornire dettagli sul suo ambiente familiare". Signor Presidente,
se lo immagini: un ex archivista importantissimo, che accede a
tutti i compartimenti di questo grande archivio, scompare dalla
Russia, dopo di che nel libro pubblicato non si fornisce il nome
dell’interessato per timore, per poter tutelare i familiari
dello stesso; mi sembra francamente qualcosa di risibile!
Un altro punto che mi ha colpito appare in una nota del 30
maggio 2003 del nostro collaboratore Gerardo Padulo, sempre
molto attento e puntuale. Il dottor Padulo scrive che un
archivista - ammesso, aggiungo io, che Mitrokhin lo sia stato
veramente, perché, ripeto, non poteva accedere a tutti i
compartimenti - ove abbia deciso di prepararsi il materiale,
porta con sé il documento più importante di un archivio, il
titolario, che di ogni archivio è la chiave di accesso e di
prima lettura. Non conosco la materia, anche se il presidente
Cossiga ci ha fornito un manualetto in proposito, però questa
asserzione mi ha fatto riflettere. Come precisato dagli stessi
Servizi inglesi, le informazioni di Impedian erano fondate su
testimonianze di altre persone riportate nell'archivio del KGB e
quindi copiate dallo stesso Impedian. Tali appunti quotidiani,
presi per ben dodici anni, senza che nessuno se ne accorgesse,
occupano sei casse portate fuori dagli inglesi insieme al
trascrittore e ai suoi familiari. Si parla di trecentomila
documenti copiati; secondo Ivan Gerasimov, ex agente del KGB in
Italia, Mitrokhin avrebbe avuto, invece, solo la disponibilità
dei cartellini e non dei fascicoli.
La Commissione di intelligence e sicurezza, nella sua relazione
al Parlamento inglese del giugno 2000 - che rileva, tra l’altro,
l’assenza di rischi per l’interesse nazionale ritenendo comunque
il materiale di interesse marginale, sottolinea che il motivo
che ha spinto Mitrokhin a compilare l’archivio e a portarlo in
Occidente era quello di farlo pubblicare, quindi, in sostanza,
per fare soldi; è un dato di fatto che ho ricavato dalla lettura
degli atti. Dal momento in cui Mitrokhin prende contatto con i
Servizi inglesi trascorrono ben dieci mesi prima che il Primo
Ministro ed il Ministro dell’interno vengano informati di
qualcosa, ma occorrono ben tre anni per la consegna agli
italiani del primo materiale. Dal 30 marzo 1995, data di
consegna dei primissimi report al SISMI, alla prima informativa
generale data dal direttore del Servizio generale Siracusa al
presidente del Consiglio dei ministri Dini (7 novembre 1995)
trascorrono appena sette mesi; è un dato di fatto.
Signor Presidente, lo dico con la simpatia e con la stima che le
porto, ma reputo il suo rapporto irricevibile perché trasforma
congetture, supposizioni, deduzioni azzardate in presunti
elementi di prova inconfutabili per una tesi a mio avviso
precostituita. Ecco perché ritengo il suo rapporto non
emendabile; esso costituisce inevitabilmente il primo segmento
di una relazione conclusiva il cui tenore è facilmente
prevedibile, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto.
Passando alle "evidenze conclusive", si tratta a mio avviso di
conclusioni gratuite perché gli assunti di base sono erronei,
privi di corrispondenza con la verità logica, in contraddizione
con quanto acquisito, basate su illazioni; e la ricostruzione
storica, che appare in allegato, sembra scritta proprio a fini
ideologici di parte.
Ieri, nell'esporre per grandi linee le tesi contenute nel
rapporto, lei ha affermato, signor Presidente, che la
Commissione Guzzanti, la nostra Commissione, è stata depistata
dai capi del Servizio, Siracusa e Battelli. Ebbene, non voglio
assumere la difesa dei Servizi, però sono andato a rileggere le
conclusioni del Comitato Frattini, approvate all’unanimità nel
febbraio del 2000, in cui si dichiara espressamente che la
verifica dell’operato dei Servizi non ha evidenziato violazioni
della legge n. 801 del 1977 e che non vi è nessun dubbio sulla
veridicità delle ricostruzioni operate dal generale Siracusa,
dall'ammiraglio Battelli e dal vice presidente del Consiglio
Mattarella, pur esprimendosi perplessità circa l’informativa
resa al Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto
Presidente del CESIS, stanti i limiti imposti dagli inglesi.
Ebbene, è mia convinzione che non sia stato acquisito nulla da
parte della nostra Commissione rispetto alle conclusioni del
Comitato, che non sia stato accertato nulla che metta in dubbio
le conclusioni del Comitato Frattini; ovviamente è la mia
opinione.
Il SISMI ha ricevuto il materiale a rate quando Mitrokhin era
ancora sottoposto a briefing da parte dei Servizi inglesi; di
qui la lentezza nella trasmissione dei report all’Italia.
Intanto però alla CIA è stato passato tutto il materiale,
compreso quello riguardante l’Italia. Si può parlare di
insabbiamento quando questo materiale ormai circolava per tutto
il mondo ?
Vado celermente avanti e giungo alla vexata quaestio. Nel
rapporto il SISMI viene confuso con un organo di polizia
giudiziaria; con la sua tesi, signor Presidente, nessun Servizio
segreto a mio avviso potrebbe funzionare. Le informazioni
all’autorità giudiziaria vanno trasferite se sono suffragate da
elementi di prova, altrimenti è la paralisi di ogni attività di
intelligence. Il ministro Straw alla Camera dei comuni, pur
confermando l'enorme valore del materiale per qualità di
intelligence ed investigativa, afferma che quel materiale da
solo non poteva costituire prova giudiziaria da portare in un
tribunale britannico. Pertanto, signor Presidente, la tesi
esposta nel suo rapporto ignora anche, a mio avviso, l'esigenza
della massima riservatezza, il fatto che gli inglesi avrebbero
potuto interrompere il flusso. Insomma, quel materiale non
comportava nessuna minaccia immediata alla sicurezza dello
Stato, tant’è che nelle relazioni al Parlamento dal 1995 al 1999
il dossier Mitrokhin non appare e viene citato solo nell’ultimo
semestre del 1999. Non vi fu quindi nessuna estromissione della
polizia giudiziaria, come invece si sostiene nelle cosiddette
"evidenze conclusive", né vi fu paralisi delle attività di
controspionaggio. Nessuna delle diciannove evidenze conclusive è
a mio avviso condivisibile né in tutto né in parte; ecco perché
ritengo che il rapporto non sia emendabile, né nei suoi assunti
né nelle sue conclusioni.
D’altra parte, Signor Presidente, scripta manent e ognuno di noi
si assume la responsabilità di quello che lascia agli atti
parlamentari, vuoi intervenendo, come sto facendo io, vuoi a
maggior ragione quando si depositano testi scritti.
Anche la ricostruzione storica è a mio avviso sui generis,
improntata ad una disinvoltura per me stupefacente, basata
spesso su congetture.
Veniamo alla svolta di Rifondazione comunista sul Governo Dini.
Lei stesso dice che è avvenuta il 26 ottobre. Noi non
partecipammo al voto. Si sostiene invece che poiché stavano per
arrivare i report in cui Cossutta viene definito "contatto
confidenziale", saremmo usciti dall’aula. L'on. Bielli ne è
stato testimone, come lei stesso ha citato, e ricorderà ciò che
è avvenuto allora.
D’altra parte tutto è consegnato agli atti parlamentari e ognuno
di noi può attingere dagli atti parlamentari e da ciò che allora
fu pubblicato dalla stampa. Lei stesso dice che la svolta, cioè
la non partecipazione al voto, è avvenuta il 26 ottobre - lo
scrive lei - però il report è arrivato il 30 ottobre, cioè
quattro giorni dopo, così come lei scrive nell’allegato D) a
pagina 6. Allora, anche a volere entrare nel suo ragionamento
delle due l’una: l’MI6 ha informato immediatamente Cossutta che
nel report si parlava di "contatto confidenziale" dopodiché noi
avremmo cambiato la linea politica. Ciò significherebbe che
Cossutta decideva per tutti, per tutto il partito, quando,
invece, noi assistemmo già allora ad una lacerazione dolorosa,
ad una spaccatura.
La verità è che ci fu un dibattito lacerante, nel Gruppo e nel
partito. La verità è molto più semplice, Presidente. Noi non
volevamo mischiare i nostri voti con quelli della destra, come
poi invece qualcuno fece nel 1998 quando fece cadere il Governo
Prodi. Ci fu la dichiarazione di Dini, secondo la quale sarebbe
andato via, e Cossutta il 26 ottobre dice - lei pure lo ha
ricordato nel suo intervento ma voglio riassumerlo, anche se
tutti possono accedere al resoconto stenografico della seduta -
: "Gentile Presidente, Presidente del Consiglio, colleghi,
dunque il Governo chiude. Dini se ne va. L’impegno è pubblico -
e Dini dichiarò che sarebbe andato via - ed è solennemente
assunto, ed è ormai irrevocabile e finalmente si va a votare, ma
è chiaro che si voterà entro pochi mesi. La nostra scelta,
coerente e convinta, è stata ed è una sola: operare perché il
Governo se ne vada e si giunga al più presto alle elezioni.
Questo obiettivo lo abbiamo ottenuto e lo abbiamo ottenuto
proprio per merito della nostra battaglia. Andare a votare,
questo era il punto. Abbiamo allora ottenuto quello che
volevamo, il voto politico quello che può ridare forza alla
democrazia. Porre fine al Governo.
Su questo io e Bielli, che facevamo parte della stessa parte
politica, per una valutazione diversa fummo costretti a separare
le nostre strade. Questa è la lettura politica, signor
Presidente, una lettura squisitamente politica.
Veniamo alle altre calunnie veramente insopportabili nei
confronti del presidente del mio partito Cossutta. Non vorrei
fare il suo difensore, perché lui sa ben difendersi da solo, e
dirò pure in quale modo. Nel 1994 Cossutta aveva già avuto un
processo. Si parla dello sbianchettamento dalla bozza al libro,
come ha già ricordato Bielli. Ma leggendo attentamente si nota
invece un aggravamento, un peggioramento del giudizio su
Cossutta dalla bozza al libro, sino al falso autentico del
versamento del danaro direttamente nelle "tasche" di Armando
Cossutta, un’accusa infamante riportata dalla stampa. Credo che
i colleghi sappiano che il presidente Cossutta ha già provveduto
a presentare querela nei confronti degli organi che hanno
riportato in tal modo la notizia. Perché è un falso ? Perché il
tutto è stato ripreso da un saggio di Stephan Hellmann sulla
svolta di Occhetto. Quella frase virgolettata non era nel libro,
non era del libro di Andrew-Mitrokhin. Le modifiche apportate
alla bozza sono state soltanto peggiorative. Questa accusa di
mettersi in tasca i soldi destinati al partito viene quindi
scandalisticamente riportata in vari interventi sulla stampa,
compresa una sua lettera al "Corriere della Sera" del 29 luglio
2004. Quella frase sarebbe stata omessa nel libro su indicazione
del SISMI, ma la frase - lo ripeto - non era di Andrew
-Mitrokhin bensì riportata tra virgolette e presa dal saggio del
politologo Stephan Hellmann sulla svolta operata da Occhetto
quando trasformò il PCI in PDS, svolta alla quale noi comunisti
ci eravamo opposti con tutte le forze, tant’è che Armando
Cossutta parlò di mutazione genetica del vecchio Partito
comunista italiano.
Hellmann a sua volta si basava sulle dichiarazioni del
giornalista Alexandr Evlakov riportate sul quotidiano "la
Repubblica" del 12 ottobre 1991 secondo cui Cossutta aveva
ricevuto dei soldi da un agente del KGB "personalmente", cioè di
persona. Evlakov peraltro dichiarò anche di non disporre
materialmente dei documenti relativi ma di averli visti con i
suoi occhi. Il giorno dopo sul quotidiano "la Repubblica"
Cossutta dice: "Io non ho mai ricevuto nulla, dico nulla, né in
denaro contante, né in assegni, né in alcun altro modo da parte
e per conto di esponenti o di persone sovietiche". Una secca
lettera di smentita, anche perché non vanno confusi il rapporto
politico PCI - PCUS con consegna di soldi che avveniva forse in
maniera diversa.
Hellmann in effetti, travisando volutamente Evlakov, trasforma
volutamente l’espressione "personalmente" in "nelle sue tasche"
e qui compie un vero e proprio falso. Inoltre, nel libro
rispetto alla bozza vengono aggiunte cinque righe ex novo contro
Cossutta con i dati dei supposti finanziamenti in dollari
ricevuti dal 1985. In sostanza, altro che sbianchettamento.
Dalla bozza al libro per Cossutta si è avuto soltanto un
crescendo di varie accuse senza nemmeno il supporto di una
specifica documentazione proveniente dall’archivio Mitrokhin. È
chiaro che l’eliminazione del falso compiuto da Hellmann, cioè
che Cossutta metteva nelle proprie tasche soldi del PCUS, era
solo per superare inevitabili querele, tant’é che lo stesso
ammiraglio Battelli ebbe a dire nell’audizione "Se fossi
l'onorevole Cossutta non sarei contento di quelle differenze tra
bozza e libro".
E così pure, sempre per quanto riguarda l'allegato D) a pagina
6, relativamente al fatto che il SISMI non provvide a tradurre
il cosiddetto dizionario del KGB in cui si spiegava cos’era un
contatto confidenziale. Questo sempre per fare un favore a
Cossutta ? Il dizionario arrivò tre mesi dopo, alla fine del
febbraio del 1996 e nemmeno in Gran Bretagna venne tradotto
insieme al libro.
Arriviamo alla vicenda del Governo Prodi. Anche qui tutto è
consegnato agli atti parlamentari, alla stampa, eccetera. Qui
veniamo al redde rationem tra due diverse anime del partito, del
Prc: come in precedenza, ci differenziammo nell’analisi della
fase e c’era chi sottovalutava il pericolo della destra. Oggi
c'è un ripensamento. Meno male.
Ci differenziammo perché noi allora, ed oggi, ritenevamo e
riteniamo che non ci siano alternative all'alleanza tra le forze
democratiche e progressiste che si riconoscono nei valori della
Costituzione per salvare il nostro Paese. Allora e oggi.
Il Ministero di grazia giustizia all’onorevole Diliberto, ma
non scherziamo! Io so una cosa signor Presidente, una sola cosa
che consegno all’onestà intellettuale di tutti voi. Tutte le
sedi del partito acquistate con i nostri sacrifici - anche
personali - i giornali, i finanziamenti al partito: noi abbiamo
iniziato tutto da capo, perché ci siamo divisi non per questioni
personali, ma per un’analisi, come si diceva, della situazione
concreta, per l’analisi della fase, per il fatto che allora come
oggi non esistono alternative se si vuole salvare questo Paese.
Sempre circa gli "sbianchettamenti" una cosa non l’ho capita
proprio, signor Presidente. Illazioni: moujik in russo significa
"burino", "cafone" oppure "brava persona" o "buon uomo". A che
fine questo sbianchettamento di moujik ?
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, senatore Marino; se me lo
permette, chioso. Sappiamo tutti cosa vuol dire moujik. Il
significato della parola moujik non ci sorprende. Sorprende il
fatto che, essendo stato moujik uno dei nickname, come Impedian,
di Mitrokhin, per motivi a noi tutti ignoti (se lei ha una idea
al riguardo, ce lo faccia sapere) abbiamo notato solo che quel
nomignolo è stato cassato. L’abbiamo rilevato.
MARINO. Sì, signor Presidente, però non ho capito qual è il
castello che si vuole costruire su questo moujik.
PRESIDENTE. Mi scusi. Non la interrompo più. Capisco che lei ha
il castello del castello, ma mi dispiace.
MARINO. Sempre in tema di sbianchettamento e sempre per quanto
riguarda il cosiddetto coinvolgimento del KGB nell'affaire Moro
(anche qui per farla breve, signor Presidente), ricordo che nel
libro di Andrew-Gordievskij, "Storia segreta del KGB", a pagina
640, è detto testualmente che "La collaborazione tra la
Democrazia cristiana e il Partito comunista funzionò meglio di
quanto Mosca avesse previsto". (Non sono testi sovietici, signor
Presidente, ma sto parlando del libro di Andrew-Gordievskij.) "I
rapporti tra i due Paesi migliorarono quando a capo del Governo
ci fu Aldo Moro, persona con cui i capi sovietici ritenevano di
poter trattare. Il suo assassinio da parte delle Brigate Rosse
nel 1978 fu considerato una vera sciagura per gli interessi
sovietici", - aggiungo anche per gli interessi italiani - signor
Presidente. Noi comunisti non abbiamo nulla da temere, signor
Presidente, da questa Commissione d'inchiesta. Rispetto ai
finanziamenti dal PCUS al PCI, se vi sono stati (come vi sono
stati), io sono orgoglioso della solidarietà internazionale che
si realizzava. Non una lira, signor Presidente, sono costati al
bilancio dello Stato sovietico. Ogni membro del partito era
tenuto a versare ogni mese l’uno per cento del proprio salario o
stipendio o prestazione professionale: si trattava di 15 milioni
di iscritti. Faccia i calcoli, signor Presidente, considerando
il fatto che all’epoca il rublo valeva, di quanto potesse
disporre il PCUS ogni mese e quale solidarietà internazionale
tra partiti si realizzava. Dico "tra partiti", signor
Presidente, perché andava dal PCUS al PCI: il KGB, tutt’al più
era un tramite. Poi, quando ci riferiamo al KGB ignoriamo che in
tutte le nostre ambasciate, dovunque io vada (non so perché),
accanto a me siede sempre il responsabile dei nostri Servizi
segreti. Quindi, di che meravigliarsi, signor Presidente ?
Dunque tramite il KGB, tramite un funzionario, evidentemente,
del KGB. A sua volta il PCI, grazie anche ai fondi del PCUS,
dava soldi ai movimenti di liberazione nazionale e a tutti gli
altri partiti progressisti del globo terrestre. Noi di questo,
signor Presidente, siamo orgogliosi.
Per quanto riguarda le ricetrasmittenti e le radio sia chiaro,
signor Presidente, che questo era solo per sopravvivere ad
eventuali colpi di Stato, perché i tentativi di golpe ci furono.
Tutto era fatto per difendere questa democrazia. Io ricordo, ma
lo ricorderà pure lei, che qualche illustre personaggio,
purtroppo assassinato, fu costretto a mandare in Svizzera anche
i fondi che servivano a finanziare la propria corrente politica.
Quindi, i tentativi di golpe c’erano e tutto aveva un carattere
squisitamente difensivo. Non eravamo solo noi a temere il golpe,
il colpo di Stato.
Il piano Solo. Si vuole dimostrare che fu una operazione di
disinformazione da parte dei sovietici. Anche qui, per brevità,
invito i colleghi a leggersi le memorie di Taviani e
precisamente le pagine da 256 a 413, così facciamo finalmente
chiarezza. Mi riferisco a Taviani non a caso: si tratta di
memorie postume. Dalle confessioni postume di Sogno, scrive
Taviani, risulta chiaramente che le intenzioni di golpe
sussistevano. L'obiettivo era chiaro: impedire, malgrado i voti
ottenuti (ripeto, "malgrado i voti ottenuti", perché un terzo di
questo Paese, signor Presidente, votava per il partito
comunista: un terzo, in tutte le famiglie italiane), al PCI di
accedere al governo del nostro Paese in ogni modo. Tre
Commissioni d'inchiesta sul piano Solo, signor Presidente, hanno
confermato la preparazione del piano. Due navi per trasferire
gli "enucleandi", 154.000 fascicoli.
La Thatcher, che non può essere accusata certamente di
filosovietismo o di filocomunismo, per il dossier Mitrokhin si è
espressa in termini di speculazioni, aventi anche qualche
"fatterello" corrispondente al vero; ma tutto il dossier
Mitrokhin, ha detto la Thatcher: "è un letamaio". Queste sono le
cartacce: è questo di cui noi ci occupiamo.
L’onorevole Bielli ha rivolto un invito. In realtà l’invito ce
lo ha fatto il Presidente Cossiga, venuto qui in audizione:
quello stesso Presidente che scrive la lettera ricordata da
Fragalà, è venuto qui in audizione dicendo: "Chiudete, non
perdete tempo". Ripeto, quello stesso Presidente, il cui
intervento è stato evocato dal collega Fragalà.
Credo davvero che il nostro sia diventato un lavoro inutile.
Sarebbe stato molto più saggio e più utile nominare una
commissione di storici, di saggi per cercare veramente di
capire, al di là di polemiche sterili, quanto sia stato tortuoso
e difficile il percorso democratico del nostro Paese.
Sin dall'inizio, signor Presidente - lo dico senza alcuna
ipocrisia - sin dai primi interventi che ho ascoltato, non mi
sono fatto illusioni di poter pervenire ad assunti condivisi: lo
dico chiaramente. Sin dai primi interventi ho capito che "non
era aria", "non c'era il clima". Lei mi darà atto, signor
Presidente, del fatto che in questa Commissione ho cercato di
starci nella maniera più composta possibile, anche di fronte ad
affermazioni che mi lasciavano, se non altro, interdetto. Tant’è
che un paio di volte sono stato costretto a dire: ebbene, qui
ognuno è responsabile delle dichiarazioni che rende, perché
siamo in audizione. Se per ogni domanda si fa un preambolo di
mezz'ora, non posso prendere la parola per contestare tale
preambolo; ognuno qui si assume le responsabilità di quello che
dice e di quello che deposita agli atti.
Il suo rapporto, signor Presidente, è pieno di omissioni e di
falsità. Mi dispiace dirlo, mi creda. È basato su presupposti
non veritieri e contiene affermazioni gravissime, quasi da
propaganda di vecchia guerra fredda.
Proprio in base a quello che ho acquisito e che ho cercato di
capire non vedo altra soluzione se non quella di fare uno
sforzo, spero unanime, della minoranza per smontare punto per
punto ogni assunto del rapporto e dell'eventuale contributo
integrativo dell’onorevole Fragalà (non si capisce se
integrativo del rapporto o distintivo rispetto al rapporto
stesso), ogni asserzione, ogni accusa infondata (peraltro di
tipo ridicolo e infamante, nel caso di quelle rivolte al
presidente Cossutta il quale, per la sua parte, ha già
provveduto a querelare gli organi di stampa che le hanno
riportate - molto imprudentemente, a mio avviso - e che ora
dovranno ovviamente fornire gli elementi di prova).
Ovviamente abbiamo ancora tempo davanti a noi e io cercherò, nel
corso del prosieguo dei lavori, di fornire altro contributo che
possa servire ad una più utile discussione.