CASO MITROKHIN


L'INTERVENTO DI LUIGI MARINO NELLA COMMISSIONE MITROKHIN

Ufficio stampa
Roma, 22 settembre 2004

 

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

CONCERNENTE IL " DOSSIER MITROKHIN " E L'ATTIVITÀ

D'INTELLIGENCE ITALIANA

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RESOCONTO STENOGRAFICO DELL'INTERVENTO DEL

SENATORE LUIGI MARINO

NELLA 61ª SEDUTA

MERCOLEDI' 22 SETTEMBRE 2004

 

Signor Presidente, non ho provveduto a redigere un testo, quindi non posso allegare alcunché.

Ecco perché chiedo un po' di pazienza ai colleghi.

Confesso che quando ebbi ad esprimere il mio voto contrario al disegno di legge istitutivo di questa Commissione, mi chiesi quale fosse l’obiettivo principale dei suoi presentatori. Pensai fosse quello di sferrare un attacco al PCI, alla sua storia e alle sue figure storiche. In realtà, gli obiettivi della maggioranza, che si sono venuti meglio e più chiaramente delineando nel procedere dei nostri lavori, erano e sono molteplici. Intanto quello da me temuto sin dall'inizio, poi quello di colpire tante personalità insigni della nostra Repubblica, compresi alcuni padri costituenti, infine quello di riscrivere la storia e dimostrare quel che a mio avviso è indimostrabile e ridicolo. Mi riferisco all'assunto che, dalle tanti stragi, all'assassinio di Moro ed ancora oltre, tutto ciò che è avvenuto nel nostro Paese, sia opera del KGB e che lo zampino del KGB abbia accompagnato sostanzialmente il difficile processo storico della nostra Repubblica.

Signor Presidente, ho cercato di capire, anche con un certo distacco intellettuale, la ratio di tutto ciò; tuttavia mi sono detto che, dal 1917 in poi, dal Trattato di Rapallo con il reciproco riconoscimento dei due Paesi, persino durante il ventennio fascista, da Franco Marinotti a Raffaele Mattioli, e successivamente da Enrico Mattei - lei, signor Presidente, ricorderà i grandi titoli pubblicati sui giornali della destra "Mattei ci vende alla Russia" - , fino ad arrivare a Valletta, dall’Eni alla Fiat, da Togliattigrad, sino ai giorni nostri, l’Italia e l’Unione Sovietica sono sempre stati Paesi amici o comunque non ostili anche quando appartenevano ad alleanze diverse. In un libro di qualche decennio fa, il dottor Giorgio Fabre scrive con tanta puntualizzazione che, escluso lo strettissimo periodo bellico, cioè fino a poco tempo prima e subito dopo la guerra, i rapporti del nostro Paese con l’Unione Sovietica sono sempre stati ottimi ed improntati ad una fattiva e reciproca collaborazione in tutti i campi, stante anche la complementarietà dell’economia: la Russia dispone di grandi materie prime e noi siamo un grande Paese trasformatore; anche Sergio Romano, in una delle sue ultime pubblicazioni "Guida alla politica estera italiana", ha parlato di rapporti tradizionalmente amichevoli.

Allora, se quelli sono gli obiettivi, cioè riscrivere la storia e così via, mi sono chiesto perché è stata scelta una Commissione d’inchiesta, voluta - come ha ricordato l'onorevole Bielli - dalla maggioranza, per scrivere una controstoria. Mi sono ricordato, tra l’altro, che il senatore Taviani, recentemente scomparso, nel suo libro di memorie "Politica a memoria d'uomo" ha scritto: "Spero che nessuno abbia l’illusione di ricostruire la storia con una Commissione d’inchiesta", tanto più quando essa è voluta dalla maggioranza, con uno scopo che diventa necessariamente politico.

Ho chiesto di disporre di un po' di tempo in più perché - come i colleghi sanno - sono stato nominato membro di questa Commissione con qualche anno di ritardo. Mi voglio, pertanto, attenere anzitutto ai dati di fatto che ho cercato anch'io di acquisire. La Commissione Mitrokhin non dispone di informazioni o documentazione diretta: Mitrokhin si è rifiutato, prima della sua scomparsa, di incontrare questa Commissione. Disponiamo, quindi, solo di informazioni di seconda mano. Inoltre, di fatto, è stato negato l’accesso agli "appunti" originali forniti da Mitrokhin, così come l'incontro con i funzionari del MI6 che hanno gestito la fonte Impedian. Mitrokhin non ha ricoperto incarichi o uffici operativi ed ha avuto accesso solo ad informazioni elaborate da altri. D'altra parte, come è noto, in tutti i Servizi segreti del mondo il lavoro degli archivi si svolge per compartimenti; pertanto, sorprende effettivamente anche uno come me, che è digiuno in materia, il fatto che un ex archivista possa avere avuto accesso a tutto questo enorme materiale. I report arrivati, quindi, non costituiscono materiale originale del KGB, né riportano le note di Mitrokhin, ma sono semplicemente un’elaborazione delle note del transfuga Mitrokhin da parte degli inglesi. Tra l’altro, signor Presidente, lei ricorderà che, poiché ci troviamo di fronte ad una traduzione dall’inglese all'italiano rispetto ad un testo già tradotto dal russo all'inglese, - e io ebbi già modo di dire che la poesia è quello che scompare nella traduzione ! - , figuriamoci poi nella doppia traduzione, con tutto quello che ne consegue, che cosa è rimasto. È un dato di fatto, inoltre, che tutti i casi sono stati archiviati: si chiamino Rodo, Isba, Ovation o Mitrokhin. Qualcuno, però, potrebbe affermare che, quello acquisito, è sempre e comunque un materiale utilizzabile per fini storiografici. Chi ha letto "Lezioni di metodo storico" di Chabod sa che un documento, anche se è falso o di dubbia autenticità, può servire per la ricostruzione storica. Tutto può servire, tutto fa brodo!

Signor Presidente, per quanto riguarda il dossier Mitrokhin, le note e quant’altro, ci troviamo di fronte a cartacce. Infatti, a prescindere dal fatto che la maggior parte del materiale offerto da Mitrokhin è stato classificato dai britannici come categoria C, cioè che non presenta rischi di interesse nazionale, o anche di categoria G, cioè di rilevanza assolutamente marginale, tutti sanno che con la dissoluzione dell’Unione Sovietica (in sostanza, con la lotta tra Gorbaciov, presidente dell'Unione Sovietica, ed Eltzin, presidente della Russia, dalla quale è scaturita la dissoluzione), vi è stato il caos totale. Dopo l’agosto 1991, il caos totale ha investito inevitabilmente anche i Servizi segreti e gli archivi. Pertanto, c'è stato il frazionamento del KGB e degli archivi, anche a livello repubblicano. Gli archivi sono stati saccheggiati un po' ovunque e vi è stata la compravendita dei fascicoli addirittura per strada: è stato scritto che a volte si è trattato di un vero e proprio "scartiloffio" offerto a chi facesse l'acquisto in dollari o in valuta pregiata.

 Vi è stato anche un uso strumentale di queste carte per compromettere le nuove classi dirigenti (basti ricordare Landsbergis in Lituania o De Maziere in Germania Orientale), che a volte sono servite per la resa dei conti all'interno degli stessi Servizi, anche ai più alti livelli istituzionali.
I vari decreti di riforma del KGB hanno prodotto buchi negli archivi anche da parte dei nuovi gestori degli stessi, mentre molti altri documenti - l'Italia docet - restano ben conservati in strutture di tipo militare di difficilissimo accesso.

Ripeto che si tratta di cartacce. Ricordo ancora quando abbiamo audito Kolosov, invitato ad un bel soggiorno romano, il quale anche alle domande del senatore Andreotti ha risposto: "Tutti si sono messi a scrivere. Non ho letto Mitrokhin. Hanno scritto tanti".

Insomma, questo dossier è stato divulgato soltanto in Italia, infarcito di notizie spesso discordanti, contraddittorie e a volte palesemente false e Mitrokhin non ha mai voluto incontrare la nostra Commissione. Mi chiedo e chiedo a voi: è credibile che abbia lavorato indisturbato per tanti e tanti anni senza essere scoperto ? È credibile l’avventuroso e per certi versi ingenuo modo di occultare quanto trascritto ? (ci voleva una collina intera, tutto il giardino, altro che il pavimento di una dacia per conservare quanto andava annotando).

 Gli errori e le inesattezze contenute nelle schede sono derivate solo dalla traduzione dal russo in inglese ? Nel 1992, come è noto, gli inglesi fecero uscire dalla Russia Impedian-Mitrokhin e la sua famiglia; ebbene, se prendiamo il libro di Andrew "L'archivio Mitrokhin", alla nota 1 del capitolo I (il libro, lo ricordo, è del 1999) è scritto testualmente: "per tutelare i parenti rimasti in Russia Mitrokhin è restio a fornire dettagli sul suo ambiente familiare". Signor Presidente, se lo immagini: un ex archivista importantissimo, che accede a tutti i compartimenti di questo grande archivio, scompare dalla Russia, dopo di che nel libro pubblicato non si fornisce il nome dell’interessato per timore, per poter tutelare i familiari dello stesso; mi sembra francamente qualcosa di risibile!

Un altro punto che mi ha colpito appare in una nota del 30 maggio 2003 del nostro collaboratore Gerardo Padulo, sempre molto attento e puntuale. Il dottor Padulo scrive che un archivista - ammesso, aggiungo io, che Mitrokhin lo sia stato veramente, perché, ripeto, non poteva accedere a tutti i compartimenti - ove abbia deciso di prepararsi il materiale, porta con sé il documento più importante di un archivio, il titolario, che di ogni archivio è la chiave di accesso e di prima lettura. Non conosco la materia, anche se il presidente Cossiga ci ha fornito un manualetto in proposito, però questa asserzione mi ha fatto riflettere. Come precisato dagli stessi Servizi inglesi, le informazioni di Impedian erano fondate su testimonianze di altre persone riportate nell'archivio del KGB e quindi copiate dallo stesso Impedian. Tali appunti quotidiani, presi per ben dodici anni, senza che nessuno se ne accorgesse, occupano sei casse portate fuori dagli inglesi insieme al trascrittore e ai suoi familiari. Si parla di trecentomila documenti copiati; secondo Ivan Gerasimov, ex agente del KGB in Italia, Mitrokhin avrebbe avuto, invece, solo la disponibilità dei cartellini e non dei fascicoli.

La Commissione di intelligence e sicurezza, nella sua relazione al Parlamento inglese del giugno 2000 - che rileva, tra l’altro, l’assenza di rischi per l’interesse nazionale ritenendo comunque il materiale di interesse marginale, sottolinea che il motivo che ha spinto Mitrokhin a compilare l’archivio e a portarlo in Occidente era quello di farlo pubblicare, quindi, in sostanza, per fare soldi; è un dato di fatto che ho ricavato dalla lettura degli atti. Dal momento in cui Mitrokhin prende contatto con i Servizi inglesi trascorrono ben dieci mesi prima che il Primo Ministro ed il Ministro dell’interno vengano informati di qualcosa, ma occorrono ben tre anni per la consegna agli italiani del primo materiale. Dal 30 marzo 1995, data di consegna dei primissimi report al SISMI, alla prima informativa generale data dal direttore del Servizio generale Siracusa al presidente del Consiglio dei ministri Dini (7 novembre 1995) trascorrono appena sette mesi; è un dato di fatto.

Signor Presidente, lo dico con la simpatia e con la stima che le porto, ma reputo il suo rapporto irricevibile perché trasforma congetture, supposizioni, deduzioni azzardate in presunti elementi di prova inconfutabili per una tesi a mio avviso precostituita. Ecco perché ritengo il suo rapporto non emendabile; esso costituisce inevitabilmente il primo segmento di una relazione conclusiva il cui tenore è facilmente prevedibile, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto.

Passando alle "evidenze conclusive", si tratta a mio avviso di conclusioni gratuite perché gli assunti di base sono erronei, privi di corrispondenza con la verità logica, in contraddizione con quanto acquisito, basate su illazioni; e la ricostruzione storica, che appare in allegato, sembra scritta proprio a fini ideologici di parte.

Ieri, nell'esporre per grandi linee le tesi contenute nel rapporto, lei ha affermato, signor Presidente, che la Commissione Guzzanti, la nostra Commissione, è stata depistata dai capi del Servizio, Siracusa e Battelli. Ebbene, non voglio assumere la difesa dei Servizi, però sono andato a rileggere le conclusioni del Comitato Frattini, approvate all’unanimità nel febbraio del 2000, in cui si dichiara espressamente che la verifica dell’operato dei Servizi non ha evidenziato violazioni della legge n. 801 del 1977 e che non vi è nessun dubbio sulla veridicità delle ricostruzioni operate dal generale Siracusa, dall'ammiraglio Battelli e dal vice presidente del Consiglio Mattarella, pur esprimendosi perplessità circa l’informativa resa al Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto Presidente del CESIS, stanti i limiti imposti dagli inglesi. Ebbene, è mia convinzione che non sia stato acquisito nulla da parte della nostra Commissione rispetto alle conclusioni del Comitato, che non sia stato accertato nulla che metta in dubbio le conclusioni del Comitato Frattini; ovviamente è la mia opinione.
Il SISMI ha ricevuto il materiale a rate quando Mitrokhin era ancora sottoposto a briefing da parte dei Servizi inglesi; di qui la lentezza nella trasmissione dei report all’Italia. Intanto però alla CIA è stato passato tutto il materiale, compreso quello riguardante l’Italia. Si può parlare di insabbiamento quando questo materiale ormai circolava per tutto il mondo ?

 Vado celermente avanti e giungo alla vexata quaestio. Nel rapporto il SISMI viene confuso con un organo di polizia giudiziaria; con la sua tesi, signor Presidente, nessun Servizio segreto a mio avviso potrebbe funzionare. Le informazioni all’autorità giudiziaria vanno trasferite se sono suffragate da elementi di prova, altrimenti è la paralisi di ogni attività di intelligence. Il ministro Straw alla Camera dei comuni, pur confermando l'enorme valore del materiale per qualità di intelligence ed investigativa, afferma che quel materiale da solo non poteva costituire prova giudiziaria da portare in un tribunale britannico. Pertanto, signor Presidente, la tesi esposta nel suo rapporto ignora anche, a mio avviso, l'esigenza della massima riservatezza, il fatto che gli inglesi avrebbero potuto interrompere il flusso. Insomma, quel materiale non comportava nessuna minaccia immediata alla sicurezza dello Stato, tant’è che nelle relazioni al Parlamento dal 1995 al 1999 il dossier Mitrokhin non appare e viene citato solo nell’ultimo semestre del 1999. Non vi fu quindi nessuna estromissione della polizia giudiziaria, come invece si sostiene nelle cosiddette "evidenze conclusive", né vi fu paralisi delle attività di controspionaggio. Nessuna delle diciannove evidenze conclusive è a mio avviso condivisibile né in tutto né in parte; ecco perché ritengo che il rapporto non sia emendabile, né nei suoi assunti né nelle sue conclusioni.

D’altra parte, Signor Presidente, scripta manent e ognuno di noi si assume la responsabilità di quello che lascia agli atti parlamentari, vuoi intervenendo, come sto facendo io, vuoi a maggior ragione quando si depositano testi scritti.

Anche la ricostruzione storica è a mio avviso sui generis, improntata ad una disinvoltura per me stupefacente, basata spesso su congetture.

Veniamo alla svolta di Rifondazione comunista sul Governo Dini. Lei stesso dice che è avvenuta il 26 ottobre. Noi non partecipammo al voto. Si sostiene invece che poiché stavano per arrivare i report in cui Cossutta viene definito "contatto confidenziale", saremmo usciti dall’aula. L'on. Bielli ne è stato testimone, come lei stesso ha citato, e ricorderà ciò che è avvenuto allora.
D’altra parte tutto è consegnato agli atti parlamentari e ognuno di noi può attingere dagli atti parlamentari e da ciò che allora fu pubblicato dalla stampa. Lei stesso dice che la svolta, cioè la non partecipazione al voto, è avvenuta il 26 ottobre - lo scrive lei - però il report è arrivato il 30 ottobre, cioè quattro giorni dopo, così come lei scrive nell’allegato D) a pagina 6. Allora, anche a volere entrare nel suo ragionamento delle due l’una: l’MI6 ha informato immediatamente Cossutta che nel report si parlava di "contatto confidenziale" dopodiché noi avremmo cambiato la linea politica. Ciò significherebbe che Cossutta decideva per tutti, per tutto il partito, quando, invece, noi assistemmo già allora ad una lacerazione dolorosa, ad una spaccatura.

 La verità è che ci fu un dibattito lacerante, nel Gruppo e nel partito. La verità è molto più semplice, Presidente. Noi non volevamo mischiare i nostri voti con quelli della destra, come poi invece qualcuno fece nel 1998 quando fece cadere il Governo Prodi. Ci fu la dichiarazione di Dini, secondo la quale sarebbe andato via, e Cossutta il 26 ottobre dice - lei pure lo ha ricordato nel suo intervento ma voglio riassumerlo, anche se tutti possono accedere al resoconto stenografico della seduta - : "Gentile Presidente, Presidente del Consiglio, colleghi, dunque il Governo chiude. Dini se ne va. L’impegno è pubblico - e Dini dichiarò che sarebbe andato via - ed è solennemente assunto, ed è ormai irrevocabile e finalmente si va a votare, ma è chiaro che si voterà entro pochi mesi. La nostra scelta, coerente e convinta, è stata ed è una sola: operare perché il Governo se ne vada e si giunga al più presto alle elezioni. Questo obiettivo lo abbiamo ottenuto e lo abbiamo ottenuto proprio per merito della nostra battaglia. Andare a votare, questo era il punto. Abbiamo allora ottenuto quello che volevamo, il voto politico quello che può ridare forza alla democrazia. Porre fine al Governo.

Su questo io e Bielli, che facevamo parte della stessa parte politica, per una valutazione diversa fummo costretti a separare le nostre strade. Questa è la lettura politica, signor Presidente, una lettura squisitamente politica.

Veniamo alle altre calunnie veramente insopportabili nei confronti del presidente del mio partito Cossutta. Non vorrei fare il suo difensore, perché lui sa ben difendersi da solo, e dirò pure in quale modo. Nel 1994 Cossutta aveva già avuto un processo. Si parla dello sbianchettamento dalla bozza al libro, come ha già ricordato Bielli. Ma leggendo attentamente si nota invece un aggravamento, un peggioramento del giudizio su Cossutta dalla bozza al libro, sino al falso autentico del versamento del danaro direttamente nelle "tasche" di Armando Cossutta, un’accusa infamante riportata dalla stampa. Credo che i colleghi sappiano che il presidente Cossutta ha già provveduto a presentare querela nei confronti degli organi che hanno riportato in tal modo la notizia. Perché è un falso ? Perché il tutto è stato ripreso da un saggio di Stephan Hellmann sulla svolta di Occhetto. Quella frase virgolettata non era nel libro, non era del libro di Andrew-Mitrokhin. Le modifiche apportate alla bozza sono state soltanto peggiorative. Questa accusa di mettersi in tasca i soldi destinati al partito viene quindi scandalisticamente riportata in vari interventi sulla stampa, compresa una sua lettera al "Corriere della Sera" del 29 luglio 2004. Quella frase sarebbe stata omessa nel libro su indicazione del SISMI, ma la frase - lo ripeto - non era di Andrew -Mitrokhin bensì riportata tra virgolette e presa dal saggio del politologo Stephan Hellmann sulla svolta operata da Occhetto quando trasformò il PCI in PDS, svolta alla quale noi comunisti ci eravamo opposti con tutte le forze, tant’è che Armando Cossutta parlò di mutazione genetica del vecchio Partito comunista italiano.

 Hellmann a sua volta si basava sulle dichiarazioni del giornalista Alexandr Evlakov riportate sul quotidiano "la Repubblica" del 12 ottobre 1991 secondo cui Cossutta aveva ricevuto dei soldi da un agente del KGB "personalmente", cioè di persona. Evlakov peraltro dichiarò anche di non disporre materialmente dei documenti relativi ma di averli visti con i suoi occhi. Il giorno dopo sul quotidiano "la Repubblica" Cossutta dice: "Io non ho mai ricevuto nulla, dico nulla, né in denaro contante, né in assegni, né in alcun altro modo da parte e per conto di esponenti o di persone sovietiche". Una secca lettera di smentita, anche perché non vanno confusi il rapporto politico PCI - PCUS con consegna di soldi che avveniva forse in maniera diversa.

 Hellmann in effetti, travisando volutamente Evlakov, trasforma volutamente l’espressione "personalmente" in "nelle sue tasche" e qui compie un vero e proprio falso. Inoltre, nel libro rispetto alla bozza vengono aggiunte cinque righe ex novo contro Cossutta con i dati dei supposti finanziamenti in dollari ricevuti dal 1985. In sostanza, altro che sbianchettamento. Dalla bozza al libro per Cossutta si è avuto soltanto un crescendo di varie accuse senza nemmeno il supporto di una specifica documentazione proveniente dall’archivio Mitrokhin. È chiaro che l’eliminazione del falso compiuto da Hellmann, cioè che Cossutta metteva nelle proprie tasche soldi del PCUS, era solo per superare inevitabili querele, tant’é che lo stesso ammiraglio Battelli ebbe a dire nell’audizione "Se fossi l'onorevole Cossutta non sarei contento di quelle differenze tra bozza e libro".

E così pure, sempre per quanto riguarda l'allegato D) a pagina 6, relativamente al fatto che il SISMI non provvide a tradurre il cosiddetto dizionario del KGB in cui si spiegava cos’era un contatto confidenziale. Questo sempre per fare un favore a Cossutta ? Il dizionario arrivò tre mesi dopo, alla fine del febbraio del 1996 e nemmeno in Gran Bretagna venne tradotto insieme al libro.
Arriviamo alla vicenda del Governo Prodi. Anche qui tutto è consegnato agli atti parlamentari, alla stampa, eccetera. Qui veniamo al redde rationem tra due diverse anime del partito, del Prc: come in precedenza, ci differenziammo nell’analisi della fase e c’era chi sottovalutava il pericolo della destra. Oggi c'è un ripensamento. Meno male.

 Ci differenziammo perché noi allora, ed oggi, ritenevamo e riteniamo che non ci siano alternative all'alleanza tra le forze democratiche e progressiste che si riconoscono nei valori della Costituzione per salvare il nostro Paese. Allora e oggi.

 Il Ministero di grazia giustizia all’onorevole Diliberto, ma non scherziamo! Io so una cosa signor Presidente, una sola cosa che consegno all’onestà intellettuale di tutti voi. Tutte le sedi del partito acquistate con i nostri sacrifici - anche personali - i giornali, i finanziamenti al partito: noi abbiamo iniziato tutto da capo, perché ci siamo divisi non per questioni personali, ma per un’analisi, come si diceva, della situazione concreta, per l’analisi della fase, per il fatto che allora come oggi non esistono alternative se si vuole salvare questo Paese.

Sempre circa gli "sbianchettamenti" una cosa non l’ho capita proprio, signor Presidente. Illazioni: moujik in russo significa "burino", "cafone" oppure "brava persona" o "buon uomo". A che fine questo sbianchettamento di moujik ?

PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, senatore Marino; se me lo permette, chioso. Sappiamo tutti cosa vuol dire moujik. Il significato della parola moujik non ci sorprende. Sorprende il fatto che, essendo stato moujik uno dei nickname, come Impedian, di Mitrokhin, per motivi a noi tutti ignoti (se lei ha una idea al riguardo, ce lo faccia sapere) abbiamo notato solo che quel nomignolo è stato cassato. L’abbiamo rilevato.

MARINO. Sì, signor Presidente, però non ho capito qual è il castello che si vuole costruire su questo moujik.

PRESIDENTE. Mi scusi. Non la interrompo più. Capisco che lei ha il castello del castello, ma mi dispiace.

MARINO. Sempre in tema di sbianchettamento e sempre per quanto riguarda il cosiddetto coinvolgimento del KGB nell'affaire Moro (anche qui per farla breve, signor Presidente), ricordo che nel libro di Andrew-Gordievskij, "Storia segreta del KGB", a pagina 640, è detto testualmente che "La collaborazione tra la Democrazia cristiana e il Partito comunista funzionò meglio di quanto Mosca avesse previsto". (Non sono testi sovietici, signor Presidente, ma sto parlando del libro di Andrew-Gordievskij.) "I rapporti tra i due Paesi migliorarono quando a capo del Governo ci fu Aldo Moro, persona con cui i capi sovietici ritenevano di poter trattare. Il suo assassinio da parte delle Brigate Rosse nel 1978 fu considerato una vera sciagura per gli interessi sovietici", - aggiungo anche per gli interessi italiani - signor Presidente. Noi comunisti non abbiamo nulla da temere, signor Presidente, da questa Commissione d'inchiesta. Rispetto ai finanziamenti dal PCUS al PCI, se vi sono stati (come vi sono stati), io sono orgoglioso della solidarietà internazionale che si realizzava. Non una lira, signor Presidente, sono costati al bilancio dello Stato sovietico. Ogni membro del partito era tenuto a versare ogni mese l’uno per cento del proprio salario o stipendio o prestazione professionale: si trattava di 15 milioni di iscritti. Faccia i calcoli, signor Presidente, considerando il fatto che all’epoca il rublo valeva, di quanto potesse disporre il PCUS ogni mese e quale solidarietà internazionale tra partiti si realizzava. Dico "tra partiti", signor Presidente, perché andava dal PCUS al PCI: il KGB, tutt’al più era un tramite. Poi, quando ci riferiamo al KGB ignoriamo che in tutte le nostre ambasciate, dovunque io vada (non so perché), accanto a me siede sempre il responsabile dei nostri Servizi segreti. Quindi, di che meravigliarsi, signor Presidente ? Dunque tramite il KGB, tramite un funzionario, evidentemente, del KGB. A sua volta il PCI, grazie anche ai fondi del PCUS, dava soldi ai movimenti di liberazione nazionale e a tutti gli altri partiti progressisti del globo terrestre. Noi di questo, signor Presidente, siamo orgogliosi.

Per quanto riguarda le ricetrasmittenti e le radio sia chiaro, signor Presidente, che questo era solo per sopravvivere ad eventuali colpi di Stato, perché i tentativi di golpe ci furono. Tutto era fatto per difendere questa democrazia. Io ricordo, ma lo ricorderà pure lei, che qualche illustre personaggio, purtroppo assassinato, fu costretto a mandare in Svizzera anche i fondi che servivano a finanziare la propria corrente politica. Quindi, i tentativi di golpe c’erano e tutto aveva un carattere squisitamente difensivo. Non eravamo solo noi a temere il golpe, il colpo di Stato.

Il piano Solo. Si vuole dimostrare che fu una operazione di disinformazione da parte dei sovietici. Anche qui, per brevità, invito i colleghi a leggersi le memorie di Taviani e precisamente le pagine da 256 a 413, così facciamo finalmente chiarezza. Mi riferisco a Taviani non a caso: si tratta di memorie postume. Dalle confessioni postume di Sogno, scrive Taviani, risulta chiaramente che le intenzioni di golpe sussistevano. L'obiettivo era chiaro: impedire, malgrado i voti ottenuti (ripeto, "malgrado i voti ottenuti", perché un terzo di questo Paese, signor Presidente, votava per il partito comunista: un terzo, in tutte le famiglie italiane), al PCI di accedere al governo del nostro Paese in ogni modo. Tre Commissioni d'inchiesta sul piano Solo, signor Presidente, hanno confermato la preparazione del piano. Due navi per trasferire gli "enucleandi", 154.000 fascicoli.

La Thatcher, che non può essere accusata certamente di filosovietismo o di filocomunismo, per il dossier Mitrokhin si è espressa in termini di speculazioni, aventi anche qualche "fatterello" corrispondente al vero; ma tutto il dossier Mitrokhin, ha detto la Thatcher: "è un letamaio". Queste sono le cartacce: è questo di cui noi ci occupiamo.

L’onorevole Bielli ha rivolto un invito. In realtà l’invito ce lo ha fatto il Presidente Cossiga, venuto qui in audizione: quello stesso Presidente che scrive la lettera ricordata da Fragalà, è venuto qui in audizione dicendo: "Chiudete, non perdete tempo". Ripeto, quello stesso Presidente, il cui intervento è stato evocato dal collega Fragalà.

Credo davvero che il nostro sia diventato un lavoro inutile. Sarebbe stato molto più saggio e più utile nominare una commissione di storici, di saggi per cercare veramente di capire, al di là di polemiche sterili, quanto sia stato tortuoso e difficile il percorso democratico del nostro Paese.
Sin dall'inizio, signor Presidente - lo dico senza alcuna ipocrisia - sin dai primi interventi che ho ascoltato, non mi sono fatto illusioni di poter pervenire ad assunti condivisi: lo dico chiaramente. Sin dai primi interventi ho capito che "non era aria", "non c'era il clima". Lei mi darà atto, signor Presidente, del fatto che in questa Commissione ho cercato di starci nella maniera più composta possibile, anche di fronte ad affermazioni che mi lasciavano, se non altro, interdetto. Tant’è che un paio di volte sono stato costretto a dire: ebbene, qui ognuno è responsabile delle dichiarazioni che rende, perché siamo in audizione. Se per ogni domanda si fa un preambolo di mezz'ora, non posso prendere la parola per contestare tale preambolo; ognuno qui si assume le responsabilità di quello che dice e di quello che deposita agli atti.

Il suo rapporto, signor Presidente, è pieno di omissioni e di falsità. Mi dispiace dirlo, mi creda. È basato su presupposti non veritieri e contiene affermazioni gravissime, quasi da propaganda di vecchia guerra fredda.

Proprio in base a quello che ho acquisito e che ho cercato di capire non vedo altra soluzione se non quella di fare uno sforzo, spero unanime, della minoranza per smontare punto per punto ogni assunto del rapporto e dell'eventuale contributo integrativo dell’onorevole Fragalà (non si capisce se integrativo del rapporto o distintivo rispetto al rapporto stesso), ogni asserzione, ogni accusa infondata (peraltro di tipo ridicolo e infamante, nel caso di quelle rivolte al presidente Cossutta il quale, per la sua parte, ha già provveduto a querelare gli organi di stampa che le hanno riportate - molto imprudentemente, a mio avviso - e che ora dovranno ovviamente fornire gli elementi di prova).
Ovviamente abbiamo ancora tempo davanti a noi e io cercherò, nel corso del prosieguo dei lavori, di fornire altro contributo che possa servire ad una più utile discussione.



Contro Cossutta, contro il P.d.C.I.,
il più bieco anticomunismo

La solidarietà della Federazione del Trentino Alto Adige

La dichiarazione di Oliviero Diliberto
Ufficio stampa