Riforma del
Partito
GUARDARE
AVANTI
partendo
dalle nostre radici
LINEE
DINDIRIZZO PER LA COSTRUZIONE
DEL
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
Roma
20 ottobre 2001
Il
Partito dei Comunisti Italiani opera per
organizzare gli operai e le operaie, i lavoratori
e le lavoratrici manuali e intellettuali, i
cittadini e le cittadine che lottano nello
spirito della Resistenza per lestensione
e il rafforzamento delle libertà sancite dalla
Costituzione repubblicana e antifascista, per
trasformare lItalia in una società
socialista fondata sulla democrazia politica, per
affermare gli ideali del socialismo in Europa e
nel mondo.
I
Comunisti italiani si trovano di fronte al
compito storico di costruire un nuovo Partito
comunista nella fase di straordinari cambiamenti
dellinizio del terzo millennio. In queste
circostanze essi non possono far altro che
ricollegarsi a una grande e creativa tradizione,
ma con la consapevolezza appunto che non si
tratta di ripetere lesperienza del passato
bensì di introdurvi una grande, indispensabile
innovazione. Dunque le considerazioni che seguono
non sono né conclusive né preclusive del
dibattito sul partito, viceversa intendono
segnare una traccia chiara e avere un carattere
propedeutico, attento alle tante culture di
sinistra, aperto al nuovo scenario presentatosi
dopo la caduta del muro e alla drammatica fase
delloggi.
I
punti seguenti vanno letti alla luce di questo
irrinunciabile nesso di tradizione e innovazione.
1)
Il movimento operaio è nato nella fase della
prima internazionalizzazione capitalistica, con lobiettivo
di abolire lo stato di cose allora presente. Lo
stato di cose presente ai tempi di Marx era una
particolare conformazione del moderno sistema
capitalistico, caratterizzata dalla formazione e
dal consolidamento dei mercati/Stati nazionali in
Europa, dal conflitto di potenza tra essi, dalla
leadership economico-finanziaria della Gran
Bretagna tradotta nellideologia e nel
disegno politico liberista, dalla espansione/conquista
coloniale europea verso il resto del mondo: ed
era inoltre, di fronte a tale situazione di
affermazione ed espansione del sistema
capitalistico, lesistenza di un
proletariato agli albori della presa di coscienza
di se stesso, del proprio stato di sfruttamento,
della propria parcellizzazione e della necessità
di superarla con una idonea organizzazione
sindacale e politica.
2)
La nozione di abolizione va intesa,
marxianamente, in termini dialettici: vale a dire
come negazione del negativo allinterno
dello sviluppo capitalistico e della
internazionalizzazione, e affermazione
invece di tutto ciò che di positivo e
progressivo essi contenevano. In particolare,
come avrebbe sottolineato in seguito anche
Antonio Gramsci, il processo di unificazione
materiale e morale del genere umano va
considerato positivamente, così come tutto ciò
che lo supporta strutturalmente, come appunto linternazionalizzazione.
3)
Secondo Marx, labolizione dello stato
di cose presente esigeva la organizzazione
dei proletari in classe, e di conseguenza in
partito politico. Infatti, soltanto con lintroduzione
della forma partito il proletariato si presenta e
agisce come classe in lotta contro le altre. Il
partito è dunque, appunto, strumento di
organizzazione e di presa di coscienza di una
parte della società, allinterno
di una dialettica conflittuale fondata sulla
contraddizione primaria lavoro salariato/capitale.
4)
Lorganizzazione dei partiti politici del
movimento operaio, nel corso del processo storico
reale, è avvenuta mediante forme politiche
diverse, sia nazionali sia internazionali. Sul
piano analitico (e come premessa di una più
aggiornata teoria dellorganizzazione
comunista) è necessario avviare una ricognizione
completa e fare un consuntivo politico esauriente
di tutte queste esperienze nelle diverse aree del
mondo, valutandone successi e insuccessi, anche
distinguendo varie fasi storiche (quella
democratica; quella socialista; quella comunista
dopo la Rivoluzione russa; quella comunista dopo
lo scioglimento della Terza Internazionale, la
rinuncia al modello unico di Partito comunista
sotto il profilo sia politico sia organizzativo
in nome delle specificità nazionali, e la
conseguente nazionalizzazione delle
sue sezioni).
5)
In ogni caso, per quanto riguarda lEuropa
e, in particolare, lEuropa occidentale, linsieme
di queste esperienze per i Partiti comunisti si
è conclusa in netta perdita: un livello di
consenso elettorale mediamente modesto (globalmente
non superiore al 5% e, nelle ultime elezioni
europee, segnato da preoccupanti arretramenti in
importanti realtà nazionali) e, di norma,
inferiore a quello dei socialisti; forti
lacerazioni a sinistra; un numero di iscritti
limitato; unincidenza culturale e ideale
debole; uninfluenza sulle organizzazioni di
massa per lo più scarsa.
6)
Dal punto di vista europeo, dunque, il giudizio
sul rovescio subito dal socialismo nel mondo va
inteso in termini storici, non soltanto in
termini politici contingenti. La sconfitta dellesperimento
sovietico non è infatti una parentesi di scarso
significato, che possa essere sottovalutata, bensì
un evento epocale: essa è stata la sconfitta
dellesperienza comunista principale e
fondamentale del XX° secolo, ed è perciò una
sconfitta che influenzerà per un lungo periodo i
caratteri della lotta per il socialismo nel mondo
intero.
7)
Spetta alle capacità di analisi, politiche e di
azione dei comunisti contenere, limitare e infine
rovesciare gli effetti negativi di quella
sconfitta, dimostrando nei fatti che la
fondamentale esperienza sovietica non è stata
però lunica esperienza comunista rilevante
del secolo e mezzo successivi al Manifesto
di Marx e Engels, e che ve ne sono altre di
significative statuali e no ad essa
collegate ma da essa distinte, su tutte le quali
si può e si deve compiere una riflessione
critica che consenta di sperimentare nuove vie di
lotta e di costruzione del socialismo, innovando
profondamente nel solco dellesperienza
storica che abbiamo definitivamente alle nostre
spalle.
8)
Nel contesto di questo rovescio storico in Europa
si colloca anche la nascita del Partito dei
Comunisti Italiani, nellottobre del 1998,
frutto di una insanabile frattura, di natura
culturale analitica e politica, allinterno
del Partito della Rifondazione Comunista, dove
prevalevano ormai culture e politiche sempre più
estranee alle più valide esperienze e tradizioni
del vecchio Partito Comunista Italiano le quali,
nonostante la progressiva degenerazione della
maggioranza dei suoi gruppi dirigenti, erano
sopravvissute tuttavia al suo interno fino al
momento dello scioglimento nel 1991. Il PdCI,
collocandosi nella tradizione del PCI e in
continuità con la sua intera esperienza
politica, si richiama quindi alla cultura del
marxismo e del leninismo, con specifico
riferimento al pensiero del marxista italiano
Antonio Gramsci e alla traduzione politica
fattane sotto la direzione di Palmiro Togliatti,
Luigi Longo ed Enrico Berlinguer. Esso è però
un partito nuovo sotto ogni aspetto e, in
particolare sotto il profilo della
organizzazione, è un partito ancora in
gestazione.
9)
La situazione del PdCI, come degli altri Partiti
comunisti europei (ma va rilevato che alcuni di
essi hanno rinunciato a usare la parola comunista
nel loro nome), si inquadra in un contesto
sociale segnato da unoffensiva
generalizzata contro lo stato sociale (cioè
contro le conquiste ottenute dai lavoratori
soprattutto dopo gli anni Quaranta del Novecento,
grazie alla compresenza di due fattori: la loro
combattività, e lesistenza del modello
sovietico) e in un contesto politico-istituzionale
caratterizzato da una forte ripresa delle destre
più reazionarie e xenofobe (dallAustria
alla Germania, dallItalia alla Svizzera,
dal Belgio alla Danimarca, per citare soltanto i
casi più recenti), con un attacco
esplicito, oppure sotterraneo alle stesse
istituzioni democratiche e rappresentative.
10)
Queste novità sociali e politico-istituzionali
europee sono elementi costitutivi dellattuale
sistema capitalistico, entrato da tempo nella
fase di una nuova e più accentuata
internazionalizzazione. Di questa fase si
colgono, di norma, gli aspetti negativi riassunti
nelle definizioni ideologiche di mondializzazione
e di neo liberismo. Occorre applicare
anche a questa fase dello sviluppo capitalistico
la metodologia marxiana dellAufhebung,
individuando oltre ai suoi aspetti
negativi, che devono essere a loro volta negati
da un processo rivoluzionario anche gli
aspetti positivi che i soggetti rivoluzionari
devono invece utilizzare e valorizzare.
11)
Tra gli aspetti positivi cè, in primo
luogo, il fatto che lappello di Karl Marx:
Proletari di tutti i Paesi, unitevi!
ha oggi, finalmente, in questa nuova fase di
internazionalizzazione, una base più
compiutamente oggettiva, cioè strutturale. Si
tratta di vedere se e come i comunisti sono
soggettivamente in grado di fare fronte a questa
opportunità. A tale fine è indispensabile
andare oltre una concezione meramente emotiva
dellinternazionalismo, definendo
politicamente nei contenuti e praticando anche
sul piano organizzativo un nuovo
internazionalismo. Esso va costruito
realisticamente e, perciò, anche gradualmente.
Realisticamente significa che bisogna
farlo a partire dallaccettazione delle
diversità che caratterizzano Paesi e Partiti, e
che sono talvolta assai profonde; si deve dunque
puntare alle forme possibili di unità, senza
forzature, riproponendo come attuale la formula
del leader comunista italiano Palmiro Togliatti:
unità nella diversità. Gradualmente
significa che, probabilmente, bisognerà
convergere scambiandoci esperienze per aree
relativamente omogenee; moltiplicando sedi e
luoghi di confronto e di dialogo a livello
continentale o almeno sub-continentale, anche su
temi specifici, e con la presenza costante di
osservatori di altre grandi aree geo-politiche-economiche;
avviando iniziative e forme di lotta su temi di
comune interesse. Lutilizzazione piena e
coordinata dei moderni mezzi informatici può
essere di grande aiuto in questo processo.
12)
Ancora sul tema della diversità: qualsiasi
osservatore privo di pregiudizi deve constatare
che le diversità tra i Partiti che si
riconoscono nella storia del movimento operaio
non sono frutto di deviazioni ideologiche da un
qualsiasi dogma dottrinario, bensì di diverse
realtà oggettive e di diversi giudizi soggettivi
sul come agire per trasformarle, in funzione
degli interessi del rispettivo comparto nazionale
delle classi lavoratrici di cui ciascun Partito
è, o vorrebbe essere, espressione. Ricorrere a
categorie di altri tempi è un esercizio utile
per chi ha la vocazione di farsi chiesa oppure
setta, ma non per partiti politici con almeno un
minimo di radici nella realtà, e che vogliono
conoscere e cambiare concretamente il mondo. Il
Partito dei Comunisti Italiani non giudica quindi
nemici quelli che concepiscono diversamente la
soluzione degli attuali problemi delle diverse
società, avendo però come criterio fondamentale
linteresse dei lavoratori. Con essi si
vuole confrontare e, se necessario, anche
scontrare politicamente con grande fermezza. Ma i
comuni nemici sono altri: quelli che sostengono
programmaticamente gli interessi del capitalismo,
dellimperialismo, della reazione, dellintolleranza.
Il Partito dei Comunisti Italiani vuole dunque
seguire coerentemente, nei fatti, la linea della
ricerca della massima unità possibile tra le
forze comuniste, socialiste, democratiche,
antifasciste e antimperialiste ben sapendo, però,
che questa ricerca va accompagnata con una
altrettanto ferma battaglia ideale, per quella
che il principale pensatore e politico comunista
italiano del Novecento Antonio Gramsci
chiamava egemonia; e sapendo,
inoltre, che il passaggio da unottica di
classe nazionale a unottica di classe
internazionale è un processo necessariamente
complesso di cui stiamo vivendo ancora
soltanto la preistoria - ma ineludibile.
13)
Anche in tale prospettiva, per altro, bisogna
cogliere la natura ambivalente delle tensioni a
cui soggiacciono oggi gli Stati nazione,
sollecitati sia da tendenze sovranazionali sia da
tendenze alla scomposizione regionale: a seconda
di come verranno governate queste dinamiche, esse
possono sfociare sia in risultati di progresso (nel
senso di una fase ulteriormente avanzata di
unificazione del genere umano) sia di regresso e
di conflittualità localistiche.
14)
Per il PdCI si tratta, comunque, di stabilire in
primo luogo come si possa tradurre concretamente
oggi la formula marxiana organizzazione dei
proletari in classe, e di conseguenza in partito
politico nelle concrete e specifiche
circostanze nazionali dellItalia (e della
sua ormai stabile collocazione allinterno
dellUnione Europea) le quali vedono le
sinistre politiche storicamente sempre in
minoranza nel nostro Paese ridotte nel
loro complesso al minimo storico, con profonde
lacerazioni tra i partiti e nei partiti, talune
incerte persino sui grandi riferimenti sociali e
ideali che hanno dato loro una funzione secolare
di progresso, e con la compresenza
questione non certo secondaria sotto il profilo
sia teorico sia pratico di più partiti
che si richiamano al comunismo e al partito di
massa: ma assommando (quantitativamente, data la
loro radicale incomponibilità politica) allincirca
100.000 iscritti e non più del 7% dei voti.
15)
Rispetto a tale priorità occorre quindi definire
la specificità della attuale funzione dei
comunisti e delle comuniste in Italia e in Europa:
cosa significa per essi abolizione dello
stato di cose presente in questa fase,
mentre cioè sono le forze di destra che sono alloffensiva
per abolire lo stato sociale e ad alterare la
democrazia rappresentativa attualmente presenti,
puntando verso la regressione a un modello di
società e di istituzioni di tipo ottocentesco
che riducano o emarginino del tutto il ruolo dei
lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali
e politiche. In questa fase, dopo la sconfitta
epocale del Novecento, in Italia prevalgono
compiti di resistenza; di tenuta; di salvaguardia
della cultura e della identità storiche dei
comunisti italiani; di riorganizzazione delle
forze dei comunisti, della sinistra,
democratiche; di ricomposizione sociale del mondo
dei lavori; di sostegno e partecipazione a ogni
pur modesta forma democratica e progressista di
conflitto che da esso promani o a esso si
colleghi. E nella proiezione europea si fa sempre
più concreta lesigenza di contrapporre
alle aggregazioni di destra e alle loro politiche
di reazione sociale la ricerca di più strette
relazioni politiche e operative tra tutte le
forze politiche che mantengono un rapporto reale
con i valori e gli interessi dei lavoratori.
16)
E nel contesto di questa fase, e dei
compiti dei comunisti e delle comuniste che in
essa giudica prevalenti, che il PdCI si definisce
e si qualifica come partito dei lavoratori
e delle lavoratrici: esso assume infatti
come fondamento della propria politica e della
propria organizzazione la contraddizione capitale/lavoro,
ma sulla base delle enormi novità che lattuale
fase di sviluppo e di espansione internazionale
capitalistica (dittatura del mercato,
crescente centralità del potere delle banche
centrali rispetto ai governi nazionali,
smaterializzazione di ogni relazione umana nella
comunicazione, ecc.) ha introdotto anche nei
mondi dei lavori con la frantumazione sia delle
operazioni tecniche del processo lavorativo sia
del rapporto sociale di valorizzazione del lavoro:
il PdCI è, quindi, partito dei lavoratori
e delle lavoratrici in quanto agente
politico della ri-composizione di classe di tutto
ciò che è stato disaggregato o è sorto in
termini di separatezza: delle lavoratrici e dei
lavoratori dipendenti, para autonomi, autonomi;
manuali e intellettuali; tipici e atipici;
precari, stabili, in nero; locali e
immigrati (ma anche delocalizzati); disoccupati,
sottoccupati, in cerca di prima occupazione; in
formazione e pensionati. Un mondo un
insieme di mondi? articolato e complesso
che non ha oggi una forza politica che riconosca
come propria, la quale sappia riproporre con
coerenza e realismo il progetto della civiltà
del lavoro contro il mito incivile del mercato,
costruendo una nuova e moderna coscienza della
centralità sociale, ideale, politica del lavoro
e dei lavoratori: della loro storia di lotte e
conquiste, delle culture che essi hanno animato,
dei valori che affermano, degli interessi che
difendono, della solidarietà che li deve unire,
delle alleanze che devono costruire e del
conflitto che li deve contrapporre a chi domina e
pretende di stabilire la loro sorte. Il PdCI
vuole diventare questo partito: sapendo bene di
non esserlo già, e che non sarà impresa né
facile né di breve durata diventarlo.
17)
In conseguenza di quanto sopra esposto è
possibile definire il livello (o i livelli)
principale della nostra azione, e perciò il
livello ottimale della nostra organizzazione. La
scelta organizzativa va in primo luogo
dimensionata sulla nostra attuale realtà; e va
poi collegata a problemi di efficacia della
nostra azione, cioè di incidenza sui processi
reali e sulle effettive sedi decisionali (che si
stanno sempre più ridistribuendo dal livello
nazionale che resta, e resterà, pur
sempre rilevante ai livelli dellUnione
Europea e delle Regioni): in rapporto sia ai
conflitti sociali (quelli che hanno come
protagonista la classe operaia sono oggi molto
appannati tanto in Italia quanto nel resto dEuropa)
sia alla pressione che si può svolgere sulle (e
allazione che si può svolgere nelle) sedi
istituzionali. Sotto il profilo dellorganizzazione
il PdCI è quindi un Partito che, mentre conferma
e consolida la propria conformazione nazionale,
potenzia e valorizza la dimensione regionale come
raccordo con la base del Partito (Federazioni) e
con le molteplici articolazioni del Paese, e
tende inoltre a proiettarsi anche verso la
dimensione europea; ed è un partito che, nel
proporsi il traguardo generazionale dellacquisizione
della dimensione di massa, deve tuttavia oggi
fare affidamento essenzialmente sulla dimensione
della militanza, e sulla qualificazione politica
delle proprie analisi, delle proprie proposte,
dei propri quadri.
18)
In un Partito ancora di modeste dimensioni e
nella sua iniziale fase di formazione come il
nostro, con un compito generazionale di
autocostruzione di fronte a sé, la prima
esigenza è quella di liberarsi dai
condizionamenti del passato, cioè dal fatto di
pensarsi e comportarsi ancora come aderenti
al vecchio PCI. Al PdCI non si aderisce soltanto:
lo si costruisce e lo si fa vivere attivamente.
Si deve puntare a ottenere, cioè, da ciascuno un
impegno di militanza, magari modesto, ma
effettivo. E ciò si deve accompagnare con un
analogo, comune impegno per laffermazione
di un autentico costume comunista allinterno
del Partito, liberandolo inoltre da burocratismi
organizzativi e conflittualità interpersonali
che vi sono ancora presenti e che ne rendono meno
efficace la proiezione esterna. Il PdCI o si
costruisce come partito autenticamente diverso
nel senso della diversità comunista
sottolineata da Enrico Berlinguer, oppure fallirà.
19)
Il PdCI deve diventare, subito, un autentico
cantiere politico e organizzativo, nel quale si
combinano teoria e pratica, per definire
sperimentalmente e in modo graduale sia i
caratteri della macchina partito (organizzazione
in senso stretto) sia quelli del partito
come comunità di fini (ideali, etica,
cultura, formazione) più idonei a fronteggiare
la moderna realtà, dando soddisfazione alle
principali esigenze politiche, istituzionali,
territoriali della società (a cominciare dalle
necessità delle sue parti meno difese e
rappresentate). Puntiamo a una organizzazione
fortemente strutturata ma agile e flessibile,
capace cioè di aderire alla realtà concreta in
cui agisce per cambiarla, e capace perciò di una
intensa sperimentazione di diverse strutture di
base a seconda dei territori (sezioni
territoriali), dei luoghi di lavoro (per es.
cellule o sezioni di
fabbrica: di uno stabilimento, oppure di più
stabilimenti del medesimo comparto, oppure di
diverse imprese di una medesima zona industriale;
oppure di luoghi di lavoro del terziario, della
ricerca, ecc.) e di studio (scuole, università,
ecc.), dei temi (sezioni o commissioni
tematiche, anche collegate nazionalmente), dei
progetti (gruppi di lavoro mirati a realizzare un
certo obiettivo in un preciso tempo) sui quali si
interviene, e senza dare quindi per scontato che
si debbano assumere ovunque e sempre le medesime
forme. Ciò che conta è verificarne
concretamente, e in tempi certi, ladeguatezza,
la funzionalità e lefficienza in rapporto
a ciò che effettivamente risulteremo in grado di
attuare, commisurato alle nostre priorità
politiche. Ciò deve tuttavia avvenire in una
cornice di principi organizzativi ben chiari e di
pratiche organizzative trasparenti, tali da
evitare sul nascere qualsiasi degenerazione
spontaneistica. La sperimentazione va concordata,
coordinata e guidata mediante una costante
relazione tra i distinti livelli di direzione (federale,
regionale, nazionale).
20)
Il PdCI punta prioritariamente a organizzarsi,
sulla base di una propria forte e percepibile
identità politica, o a essere presente con
propri riconoscibili militanti:
a)
nei luoghi di lavoro, di ricerca e di studio che
costituiscono gli ambiti più avanzati di
esistenza, di qualificazione e di formazione dei
moderni lavoratori;
b)
nelle associazioni di massa esistenti o da
costituire (con particolare riguardo a forme di
organizzazione sindacale nuove dei nuovi
lavoratori);
c)
nei movimenti di massa;
d)
nelle Istituzioni elettive;
e)
sullintero territorio italiano.
21)
Il PdCI è inoltre attivo con la propria
organizzazione, per ora in misura modesta, anche
in alcuni altri Paesi dellUnione Europea
dove sono presenti comunità italiane di
dimensioni significative. Esso si propone di
consolidare e di ampliare questo livello
organizzativo; nello stesso tempo il PdCI si
pone, come problema politico ormai maturo, la
domanda di quale possa e debba essere la forma
organizzativa dei comunisti e delle comuniste più
adatta ad agire, con autonomia ed efficacia, allinterno
della dimensione europea. In questo ambito,
ritenendo interesse delle lavoratrici e dei
lavoratori di tutto il continente ogni forma di
avvicinamento tra i diversi soggetti politici che
a essi fanno riferimento, il PdCI ritiene
necessario avviare un confronto in vista dellorganizzazione
di un forum delle sinistre europee
sul modello di quello latinoamericano di S. Paolo.
22)
Negli ultimi due decenni in Italia e in Europa la
partecipazione allattività politica, in
particolare a sinistra, si è molto ridotta. Ciò
vale anche per il PdCI. Le sue dimensioni attuali
possono però consentire una ripresa del
protagonismo, della partecipazione ai processi
decisionali e della militanza nellambito
del Partito, dellimpegno nella sua
proiezione esterna. Per ottenere questi risultati
occorrono scelte qualificanti, anche sotto il
profilo simbolico e dellimmagine, sul piano
sia politico sia organizzativo. Il PdCI si
propone di curare particolarmente tre campi della
militanza politica le giovani generazioni,
le donne, gli immigrati - assumendo le
conseguenti misure organizzative e statutarie a
livello di composizione degli organismi di
direzione politica:
a)
giovani: costituiscono una quota significativa
degli iscritti al Partito, ma questo dato
positivo non ha assunto finora un rilievo
politico e organizzativo efficace; dobbiamo
promuovere e metabolizzare subito, nel nostro
processo di riorganizzazione, culture, esperienze
e sensibilità nuove, senza le quali i gruppi
dirigenti perderebbero i contatti con gli aspetti
e i movimenti più dinamici dei nostri tempi, e
il Partito stesso si negherebbe quindi al futuro,
anche risultando incapace di trasmettere alle
nuove generazioni di militanti lesperienza
e la memoria storica dellorganizzazione: se
un partito deve, gramscianamente, anche
organizzare le passioni, è indispensabile che i
giovani ne divengano sempre più parte attiva e
dirigente. La Fgci costituisce pertanto un
autentico investimento politico per il Partito,
che la riconosce, anche sul piano statutario,
come propria organizzazione giovanile, interna e
organica, con propri spazi di discussione, di
elaborazione, di pratica e dazione, e con
rappresentanti a tutti i livelli del Partito;
b)
donne: il nostro Partito, come linsieme
della sinistra, è ancora in ritardo rispetto allanalisi
della questione di genere, soprattutto allinterno
delle complessità delle società contemporanee.
Il rapporto sinistra/movimento delle donne è
stato segnato negli anni da reciproche
interdipendenze, anche conflittuali, che occorre
oggi riattualizzare. La lettura di genere delle
contraddizioni capitalistiche e imperialistiche,
internazionali e nazionali, deve diventare
elemento di analisi e di proposta politica per il
nostro Partito. La militanza femminile è
nettamente sottorappresentata in rapporto alla
presenza di donne tra gli iscritti al PdCI;
questo squilibrio obbiettivo ostacola la
possibilità di una positiva dialettica tra punti
di vista connotati anche dallappartenenza
sessuale allinterno del Partito; occorre
perciò promuovere, nellambito della
generale opera di qualificazione della nostra
militanza, lemersione e la formazione di un
numero rilevante di dirigenti di sesso femminile;
il PdCI in tutte le sue istanze e a qualsiasi
livello è impegnato ad adeguare i tempi e i modi
dellagire politico per rimuovere al proprio
interno gli ostacoli che impediscono la
partecipazione attiva e paritaria delle donne
alla vita del Partito; il PdCI attua
concretamente a livello di Comitato centrale il
principio della parità tra i sessi;
c)
immigrati: essi sono presenti in misura minima
tra i nostri iscritti; quello dellimmigrazione
è, tuttavia, uno dei principali temi di
conflitto tra sinistre e destre nella società
italiana, sul terreno economico, sociale,
politico e, soprattutto, del senso comune; il
PdCI perciò assume limmigrazione - questa
estrema frontiera dello sfruttamento
capitalistico come una sfida epocale anche
sotto il profilo della propria organizzazione,
proponendosi come un partito che realizza allinterno
dei propri gruppi dirigenti linclusione di
tutti gli esseri umani e di tutti i lavoratori,
quale che sia la loro provenienza, e che lotta
allesterno per garantire a tutti la
fruizione dei diritti umani e di cittadinanza,
sulla base sia del principio di uguaglianza sia
del principio di differenza.
23)
Le attuali modeste dimensioni della nostra
organizzazione, pur costituendo unopportunità
per lavorare sulla militanza, dimostrano tuttavia
anche un limitato radicamento nella società e
condizionano lefficienza organizzativa e la
capacità di azione politica del Partito. Un
Partito che in questo momento non può dirsi né
un ampio partito di massa né un qualificato
partito di quadri, e per il quale si pongono nellimmediato
obiettivi sia di ampliamento sia di
qualificazione sia di coesione.
24)
Sul piano più propriamente organizzativo lesigenza
primaria è quella di costituire ovunque masse
critiche sufficienti non soltanto a
progettare ma anche ad attuare interventi
politici effettivi nellambito di competenza
delle diverse articolazioni del Partito. A
prescindere dal titolo formale, non esistono
strutture che possano essere effettivamente
autonome se esse sono prive di
efficienza politica, di una autentica capacità
di fare cose e non soltanto di dire.
Occorre dunque lavorare per passare dalla
autonomia formale delle attuali Sezioni,
Federazioni, Comitati regionali a una loro
autonomia reale, fondata sullautosufficienza
politica, organizzativa e finanziaria. Si tratta,
naturalmente, di un obiettivo da perseguire nei
tempi medi, ma sul quale bisogna impegnare fin dora
tutte le nostre energie. Ciò esige che si
avviino subito processi aggregativi a livello
provinciale e/o interprovinciale aventi, però,
caratteri non burocratici bensì funzionali:
tali, cioè, da rispondere alla necessità di
svolgere meglio il lavoro di partito in ogni suo
ambito di competenza. Date le attuali dimensioni
medie delle nostre organizzazioni questi processi
aggregativi non possono essere stimolati,
coordinati e diretti che dal livello di direzione
regionale. In questa fase del proprio sviluppo,
allinterno della dimensione nazionale, il
PdCI intende perciò sperimentare come perno
della propria organizzazione territoriale il
livello di direzione regionale, espresso da una
apposita istanza congressuale, modulando su
questa base sia il ruolo delle organizzazioni
decentrate sia il ruolo del centro dirigente
nazionale, secondo una coerente e sistematica
relazione ternaria (Federazione, Comitato
regionale, Direzione nazionale) che assicuri allo
stesso tempo funzionalità e consenso.
25)
Questa scelta, suggerita dalle condizioni
empiriche del Partito e dal crescente ruolo
istituzionale delle Regioni, corrisponde
per altro anche a una ispirazione teorica
gramsciana: quella secondo la quale perché
esista un partito è necessario che confluiscano
tre elementi fondamentali (cioè tre gruppi di
elementi):
a)
un elemento diffuso di donne e uomini comuni,
medi, la cui partecipazione è offerta dalla
disciplina e dalla fedeltà, non dallo spirito
creativo ed altamente organizzativo
b)
un elemento coesivo principale, che centralizza
nel campo nazionale, che fa diventare efficiente
e potente un insieme di forze che lasciate a sé
conterebbero zero o poco più
c)
un elemento medio, che articola il primo col
secondo elemento, che li mette a contatto.
Data
la situazione oggettiva e soggettiva in cui
operiamo, nella costruzione del Partito appare più
che mai necessario seguire questa ispirazione
gramsciana.
26)
I Comitati regionali sono i luoghi della
direzione politica collegiale, nonché della
rappresentanza territoriale, del Partito su scala
regionale; essi danno attuazione, armonizzando lattività
delle Federazioni, alla linea nazionale del
Partito. Nelle Regioni dove si realizza la
compresenza di una vasta area metropolitana del
capoluogo e di una organizzazione di Partito
relativamente forte, il Segretario e la
Segreteria regionale sono eletti col voto dei 2/3
dei votanti.
27)
I Comitati Federali sono costituiti con una
rappresentanza territoriale, proporzionale agli
iscritti.
28)
Promuovere e realizzare la massima partecipazione
degli iscritti e delle iscritte alla vita del
Partito, e quindi alle decisioni e alla
militanza, è non soltanto unesigenza
politica ma soprattutto una necessità vitale per
la nostra organizzazione. Un primo passo in tale
direzione è quello di valorizzare lassemblea
provinciale delle iscritte e degli iscritti nelle
piccole realtà organizzative (sino ai 200
iscritti) convocandola con scadenze almeno
mensili e con funzioni di direzione federale,
riducendo sia il numero dei componenti sia i
livelli degli organismi dirigenti, e esercitando
un effettivo controllo periodico dei militanti
sullattività e sui risultati degli
organismi esecutivi.
29)
Nella sua vita interna il PdCI si attiene al
metodo del centralismo democratico. Ciò
significa che nel dibattito politico interno, ai
vari livelli organizzativi del Partito e nelle
reciproche relazioni tra essi, deve essere
garantito a tutte le opinioni il diritto di
esprimersi liberamente. Esperienze, culture,
collocazioni sociali, personalità diverse
comportano inevitabilmente anche diversità di
opinioni che ciascuno ha il diritto di
manifestare nella fase di assunzione delle
decisioni e, eventualmente, anche di mantenere
successivamente a esse. Tuttavia, una volta
assunte, le decisioni devono essere
operativamente vincolanti per tutti i membri del
Partito. In sostanza, non può esservi unità del
Partito senza democrazia, come non può esservi
democrazia senza efficienza. La differenza di
opinioni è fisiologica e utile, mentre lo
scontro e la litigiosità continua sono
patologici e devastanti, e vanno perciò impediti.
Il metodo del centralismo democratico comporta
necessariamente un notevole impiego di energie
politico-organizzative e di tempo per raggiungere
le decisioni: le grandi scelte strategiche del
Partito vanno quindi preparate, e la sede
naturale per assumerle è quella congressuale. In
questo ambito, proprio per garantire a ciascuno
la possibilità di esprimersi consapevolmente
sulle scelte da compiere, le eventuali
diversificazioni di valenza strategica dovranno
risultare chiare e comprensibili a tutto il
Partito, traducendo il confronto e il dibattito
in sintesi politica, organizzativa ed operativa.
I tempi sempre più celeri della politica pongono
tuttavia spesso ai gruppi dirigenti dei vari
livelli di Partito la necessità di pronunciarsi,
o di assumere decisioni urgenti, alcune delle
quali possono avere implicazioni politiche o
istituzionali rilevanti. Sta nella responsabilità
dei gruppi dirigenti (in quanto, appunto, dirigenti
per volontà del Partito) compiere tali scelte,
ma essi ne devono immediatamente rendere conto
alla organizzazione o alle organizzazioni di
Partito investite dalle scelte stesse, che si
devono esprimere su esse per approvarle o per
respingerle. E diritto/dovere degli
organismi collettivi di direzione politica quello
di operare una verifica periodica dellazione
delle compagne e dei compagni a cui sono state
affidate singole responsabilità. E poi un
diritto collettivo di tutto il Partito conoscere
lattività dei settori di lavoro e dei
dirigenti a tutti i livelli. Per questo motivo
ogni compagna, ogni compagno cui è affidato un
incarico di direzione, relaziona annualmente
sulla propria attività allorganismo di
riferimento.
30)
Il ruolo degli eletti e delle elette, per il peso
obbiettivo che in una democrazia rappresentativa
e multipartitica essi hanno sia come immagine
esterna sia come potere decisionale, va integrato
negli organismi dirigenti del Partito, ai vari
livelli, evitando situazioni che, altrimenti,
potrebbero produrre dannose contrapposizioni; ma
è altrettanto irrinunciabile assicurare ad ogni
livello le funzioni di indirizzo e di guida del
Partito sugli eletti, al di fuori delle quali
diverrebbe sempre più concreto il rischio della
degenerazione personalistica della
rappresentanza, normale nei partiti borghesi ma
intollerabile per un Partito comunista, e quello
connesso della trasformazione del Partito in un
mero comitato elettorale. Per un
Partito qual è oggi il PdCI leletto, leletta
è realmente utile soltanto se serve a rapportare
le Istituzioni e il Partito con dinamiche sociali
effettive, e a costruire consenso e
organizzazione per il Partito stesso: secondo la
tradizione comunista, infatti, i membri del
Partito designati a cariche pubbliche elettive
sono responsabili del loro mandato tanto verso il
Partito che li ha designati quanto verso i loro
elettori e la massa popolare che essi
rappresentano.
31)
In questo contesto occorre conclusivamente
evidenziare che le candidate ed i candidati
presentanti nelle liste del Partito o, comunque,
candidati su sua indicazione, o nominati a
qualsiasi carica su sua proposta, assumono con ciò
una formale responsabilità morale e politica nei
confronti del Partito stesso. Al momento delleventuale
assunzione della carica essi sono quindi tenuti a
onorare coerentemente tale responsabilità, anche
sotto il profilo della contribuzione finanziaria,
nella misura stabilita, secondo un consolidato
costume dei comunisti che oggi è più che mai
vitale rispettare. Si tratta di una questione di
principio e pratica dalla quale non si può
derogare: sicché la mancata contribuzione
non appena constatata dallorganismo di
garanzia nazionale deve comportare lautomatico
allontanamento del responsabile dal Partito.
32)
Per un Partito come il nostro il tema delle
risorse costituisce un nodo dirimente. Quelle
finora provenienti dal tesseramento non sono
sufficienti a garantire la sua operatività,
dotandolo del personale e dei mezzi necessari.
Gli indispensabili contributi degli eletti
rendono meno drammatica la situazione, ma non
sciolgono il nodo. Bisogna potenziare lautofinanziamento.
33)
Al proprio interno, il Partito deve attrezzarsi
prioritariamente per:
a)
linsediamento sociale (costruzione di
cellule funzionanti nei principali luoghi di
lavoro e di studio: concepiti anche come inter-territoriali;
presenza nelle associazioni di massa; rapporti
coi movimenti);
b)
la diffusione territoriale (con la creazione di
sezioni effettivamente funzionanti almeno nei
principali centri);
c)
lazione (presenza, propaganda, agitazione,
organizzazione, lotte), selezionando alcuni dei
temi di grande impatto sociale (stato sociale:
salute, scuola, previdenza; ambiente, qualità
della vita e alimentazione; temi etici)
sui quali bisogna lavorare per progetti
o per campagne la cui efficacia sia
effettivamente verificabile;
d)
lazione istituzionale (almeno verso le
principali istituzioni: Parlamento, Regioni,
province, comuni capoluogo);
e)
la formazione (dotandosi di una efficiente e
organica struttura formativa, e delle relative
risorse umane e finanziarie, secondo un progetto
che deve prevedere realisticamente: destinatari,
temi, testi, docenti, luoghi per corsi politici
teorico-pratici);
f)
la comunicazione: per la nostra organizzazione la
comunicazione (interna e esterna) ha un ruolo
strategico per qualificarci anche sul terreno
dellopinione di massa; non si tratta
soltanto di utilizzare più efficacemente la
tradizionale stampa comunista (periodici,
manifesti, volantini) ma anche, e soprattutto, di
saper sfruttare al meglio le risorse della
moderna tecnologia informatica, anche come
strumento aggiuntivo di democrazia interna (interscambio
base/vertice) e di efficienza operativa; occorre
perciò dotare di computers e di connessione
Internet almeno tutti i Comitati regionali e le
Federazioni (prevedendo le relative risorse
finanziarie) e mettere effettivamente in rete
tutto ciò che già cè o può essere
rapidamente attivato, in periferia e al centro,
compreso un quotidiano di notizie politiche e di
partito;
g)
lelaborazione: è indispensabile avere una
Associazione culturale e una rivista di teoria,
di elaborazione politica, di battaglia ideale.
34)
Le strutture dirigenti nazionali.
a)
Il Comitato centrale: è organismo di indirizzo
politico; massima sede rappresentativa del
Partito e della sua composizione; luogo deputato
alla dialettica interna nazionale (di esperienze
sociali e territoriali, di differenze di genere,
di ceto e generazionali, di competenze, ecc.) e,
insieme, alla costruzione della sintesi unitaria
di tutte queste molteplici determinazioni; per
ragioni di funzionalità e di ruolo, le sue
dimensioni non possono essere né anguste né
pletoriche; bisogna ottenere una composizione
equilibrata sotto tutti i profili, e insieme
qualificata e funzionale; è ragionevole non
superare le 140/150 unità
b)
la Direzione nazionale: è organismo di direzione
operativa, e quindi luogo di raccordo funzionale
biunivoco tra livelli operativi regionali e
livello operativo nazionale; è ragionevole non
superare le 40/45 unità; composizione: segretari
e segretarie regionali (in numero non inferiore
al 50% della composizione dellintera
Direzione) e il/la responsabile nazionale della
Fgci, Segreteria nazionale, altri; prevedere una
convocazione ordinaria ogni 3 settimane;
c)
la struttura funzionale della Direzione centrale:
per Dipartimenti ampi con sottoarticolazioni
interne;
d)
Segreteria nazionale: è organismo esecutivo;
massima funzionalità; composizione ristretta.
35)
Gli organismi di garanzia. Due livelli
regionale, nazionale entrambi molto
ristretti: 3 componenti per i livelli regionali,
5 componenti per il livello nazionale.
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